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Traduttore: A. Motti
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 248 p., Brossura
  • EAN: 9788806193096
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Recensioni dei clienti

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    Thomas Muntzer

    08/03/2017 21.59.41

    Ho fatto molta fatica a riconoscere gli aspetti che sono stati apprezzati dagli altri utenti o dalla critica. È un libro che mi è scivolato addosso senza lasciarmi quasi nulla, promette bene nelle prime pagine, ma ben presto diventa stuccoso per la trama asettica che non mi ha coinvolto.

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    Sebastiano

    16/08/2016 11.23.24

    Se avete voglia di perdere un po' di tempo, leggete questo ossimoro.

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    manus78

    17/03/2015 14.15.57

    Libro che non mi ha lasciato nulla...privo di struttura e superficiale. Spiegatemi perchè certa critica c'ha visto così tanti aspetti degni di nota che a me sono parsi mooooooooooooolto nascosti.

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    Sid

    19/10/2014 13.09.02

    Leggendolo si avverte tutta la solitudine del protagonista. L'unica cosa, forse, è che alcuni episodi (in particolare, ad esempio, quello con le tre tipe nell'hotel) sono un po' troppo lunghi, sopratutto se paragonati ad altri più significativi. Una cosa che mi stupisce è il successo che ha avuto, e non perché non lo meriti, ma perché bisogna essere molto ma molto sensibili per apprezzarlo, in quanto non ha una vera trama ma gioca tutto proprio sullo stato d'animo del protagonista: non sapevo che ci fossero così tante persone sensibili nel mondo. Piacere di averlo scoperto.

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    Renato Mite

    25/08/2014 16.38.43

    In questo libro, Holden ci racconta di come ha trascorso alcuni giorni a ridosso del Natale dopo l'espulsione dall'ennesima scuola e prima di tornare a casa dagli ignari genitori e dalla sorella minore. Holden si presenta come uno sbruffone, un tipo tosto, uno che sa come gira il mondo e lo dimostra raccontando diversi aneddoti della sua vita, le sue idee e le sue opinioni. Lo fa come da uomo vissuto, ma è un adolescente che fuma e beve alcolici fino a star male, uno che vuole andare con una prostituta ma divaga, non lo fa, e viene derubato e malmenato dal magnaccia. Holden ha una gran fantasia e poca voglia di studiare, contrariamente a ciò che vuol far credere non è molto coraggioso, né cinico, spende soldi ma ne fa anche beneficenza, è educato e ascolta le paternali che gli vengono fatte, scambia sempre una parola con tutti. Holden arriva a definirsi matto, è anche un po' depresso, vorrebbe farsi una famiglia, alcune volte piange, ma questo perché ha una gran sensibilità: sente la mancanza del fratello Allie defunto, adora suo fratello D.B. e soprattutto la sua sorellina Phoebe fino a cambiare i piani per il futuro che aveva già fatto e disfatto, fino a trovare il suo posto nel mondo. Salinger ha una penna magnifica, riesce con grande efficacia a descrivere un personaggio molto complesso che ti lascia il segno e ci riesce con la sua maestria nelle digressioni, Holden parla di un aneddoto o un aspetto della sua vita senza che ti accorgi di come riesca a cambiar discorso, senza scossoni, senza forzature. L'unica pecca è riuscire a fermarsi, lo fa con intercalari come "compagnia bella", "via discorrendo" e "eccetera eccetera" che a volte sono superflui. Per me "Il giovane Holden" è un classico da leggere.

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    rino

    13/06/2014 10.08.38

    Ecco il libro campione mondiale della noia, della trama senza capo nè coda, dei personaggi piatti come solette, della scrittura fastidiosamente aberrante. Uno spreco di carta.

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    Elio

    05/03/2014 10.00.33

    Ultimamente stò leggendo una serie di capolavori della letteratura americana, quindi non potevo non leggere anche questo libro... Dico subito che non mi ha entusiasmato, anche se è molto descrittivo e l'autore riesce appieno a trasmettere lo stato d'animo del protagonista, in continua ricerca di qualcosa che lo faccia star bene. Mi è piaciuta molto la parte finale del libro, quando Holden torna a casa dalla sorella minore: si capisce che tra i due c'è un bellissmo rapporto.

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    Giacomo

    01/03/2014 11.17.47

    Un semplice, grande libro. A volte non ci vuole la magia e lo stile sublime di Faulkner o di Chatwin per creare un piccolo capolavoro che non a caso se non sbaglio fanno ancora leggere nelle high school americane. Comprendo altresì coloro a cui possa non essere piaciuto, capisco meno chi lo critica. Immaginate solo il giovane Holden, che già 50 anni fa si era ribellato agli stereotipi ed i vari paletti della Società americana, proiettato ai giorni nostri... fa riflettere. Personalmente ho trovato nello stile e nel modo di pensare in prima persona del protagonista qualcosa di simile con Bukowski, con le dovute proporzioni anche nel linguaggio scurrile di quest'ultimo; però ho trovato la stessa sottile rabbia e ribellione verso il sistema, verso le ipocrite convenzioni, verso la pochezza di contenuti della società moderna. Consiglio a tutti di leggere questo piccolo grande libro; è relativamente breve, scorrevole e si consuma in un weekend piovoso.

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    giuliano

    26/01/2014 09.06.39

    Di certo non si dimentica un romanzo scritto in maniera così diretta e (ancora) attuale. Holden è un personaggio a cui ci si affeziona subito, e il suo vagabondare non ha bisogno di troppe interpretazioni, se non quella più terra a terra: un ragazzo adolescente smarrito, che giorno dopo giorno cerca la sua strada. Stato d'animo che qualunque giovane ha provato sulla propria pelle almeno una volta nella vita. Molto bello.

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    sandro landonio

    30/08/2013 01.29.55

    Chi scrive come Salinger? Io non ne conosco, quindi é originale (almeno per me), può non essere simpatico come uomo, ma come scrittore é sicuramente originale. Di che parla questo libro? Penso parli del male di vivere, il fatto che il protagonista sia un adolescente americano é contingente: mi vengono subito in mente certe espressioni di Pavese e apprendo solo successivamente che é stato proprio lui ad introdurre Salinger in Italia. Perché il male di vivere ? Secondo me perché la morte del fratello non é ancora stata digerita ed il senso di colpa rimane lì nel suo subconscio con la domanda continua, perché sia toccato ad Archie e non a lui. Rispetto a questa mia visione quello che ho ascoltato in "Sei gradi di separazione" mi é sembrato un discorso raffinato, ma astruso anzi un monologo elegantemente vuoto. Dopo 50 anni il libro fa parte della memoria collettiva non solo americana, anche grazie alle citazioni cinematografiche e di gruppi musicali..... quindi come non leggerlo prima o poi ? Io l'ho letto poi, ma non ho rimpianti, nel senso che non mi ha illuminato particolarmente. Una nota personale sul fatto che, almeno fino a dicembre 2012, la sezione dei nativi americani dell' AMNH é ancora come descritta nel libro, il museo risulta quindi un blocco temporale proprio come profetizza Holden Caulfield. Sarà un omaggio dei curatori attuali alle loro letture scolastiche ?

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    paolo zacchi

    11/03/2013 07.57.40

    Antonio non sembra entusiasta del libro, ma mi pare che nella sua recensione si esprima come l'Autore, quindi forse non l'ha apprezzato tanto ma ne è stato comunque influenzato. A me è piaciuto, anche se non ho provato quegli "sconvolgimenti" che sembra abbia creato in tanti lettori. Penso che per capirlo fino in fondo bisognerebbe essere un adolescente americano dal carattere "sveglio e turbolento" di cinquant'anni fa, e questo non è ovviamente più possibile. Le Pietre Miliari sembrano più piccole quando sono "superate", ma è solo un effetto ottico. Ora si viaggia più veloci, anche troppo, e si è persa l'abitudine di godere del Panorama e degli incontri. paolo

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    Ignotus

    08/02/2013 11.48.04

    Penso che coloro che parlano bene di questo libro altrettanto bene di coloro che lo farebbero, per esempio, dei "Fratelli Karamazov", e in generale di qualunque libro che vale 5/5; ebbene costoro forse non conoscono bene la letteratura. O hanno criteri di giudizio alquanto discutibili. Anche se non mi rivolgo agli adolescenti, perché si sa che ormai purtroppo la cultura e simili fanno pena in questo paese, e qualunque persona dica qualcosa di anche lontanamente bello o vero viene preso per un dio. Che tristezza.

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    Antonio

    28/01/2013 19.11.38

    Certo, Salinger sapeva scrivere e tutto il resto. E' vero pure che il romanzo fila liscio e tutto quanto, ma è difficile credere che abbia avuto tutto il dannato successo che ha avuto. Con tutte quelle ripetizioni e compagnia bella. Anche se fanno parte del personaggio è vero, un quindicenne che racconta. E poi non succede mai niente e cosi via. Di buono c'è che è la prova che chiunque può diventare maledettamente famoso. Dico sul serio. Chiunque. Tranne io, ovviamente :) JD

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    Stefano

    20/12/2012 15.33.53

    Difficile aggiungere qualcos'altro, dopo quanto detto da DonnieSF qui sotto. Dico solo che è un libro fantastico, impressionante, pieno di questioni sociali, e che chi lo trova pesante o noioso è meglio che si rifugi sotto le brillanti frasi di due-tre parole di Federico Moccia.

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    Thinner5

    26/11/2012 01.41.42

    Libro bellissimo. Holden, non è un ragazzo sereno; affronta problemi affrontati da molti altri ragazzi nella sua fascia di età e non riesce ad accettare il mondo che lo circonda. La storia è in fondo molto semplice, si svolge in tre giorni, ma è trattata con una sensibilità fuori dal comune. Si passa da scene decisamente ironiche a altre molto tristi, fino ad un messaggio di speranza a non arrendersi mai. Mi rendo conto che il protagonista può risultare irritante a molti, ma qualcuno sicuramente riuscirà a comprenderlo. Non mi sorprende che questo libro sia una lettura obbligatoria in molte scuole americane. Consiglio questo capolavoro a tutti!

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    Mari Grace

    07/11/2012 12.48.18

    se l'idea di Salinger era quella di creare un personaggio insofferente ed ipocrita c'è riuscito in pieno! Un ragazzo perennemente scocciato e intollerante al mondo. Se non fosse per tutti quei "eccetera eccetera", "e via discorrendo", "e tutto quanto" ripetuti ad ogni frase, sarebbe meno irritante da leggere.

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    TATY

    15/10/2012 13.20.48

    VAdo controcorrente: questo libro non mi è proprio piaciuto. L'ho trovato noioso e senza senso. Forse non ho colto quello che l'autore voleva trasmettere.

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    DonnieSF

    07/10/2012 20.49.36

    Avete presente quello stato d'animo che ormai troppo comunemente chiamiamo depressione? Quando non avete voglia di ascoltare nessuno tanto da voler fingere di essere sordomuti, in modo da potervi risparmiare tutte quelle chiacchiere idiote e senza sugo? Avete presente quando vi fermate a riflettere, col mal di testa, su quale punto della vita siete arrivati e a chiedervi cosa ne sarà di voi, con ancora più domande e con lo sguardo al passato come unica risposta? Avete presente una giornata di pioggia con le nuvole nere a irrorare il vostro tetto e voi lì dentro con l'umore ancora più nero? Be' non c'è momento più adatto per leggere Il giovane Holden. La storia di un ragazzo come lo è stato chiunque, a cavallo tra adolescenza e maturità, che odia le banalità e i paletti della vita. Che è costretto a frequentare l'università ma detesta andarci, è affamato di sapere, è curioso, ma odia dover studiare quello che la scuola gli impone. E' una persona non ancora adulta, ma che riesce a far notare quei dettagli quotidiani che a noi non verrebbe mai in mente di scrivere. Quelle parole che appena le leggi dici, "è proprio vero", ma come gli sarà mai venuto in mente di scriverlo? Holden è quello che disprezza il conformismo, l'ipocrisia, odia la gente inutile, la gente che si esalta quando vince una partita, la gente che passa ore davanti allo specchio, la gente che fa troppe domande senza reale interesse, quei tipi che ti raccontano sempre quanti chilometri fa la loro macchina con un litro e le ragazze che dicono che una cosa è bella solo perché è fashion o perché così dicono tutti. Holden se ne infischia degli stereotipi. Pensa di abbandonare tutto e andare a vivere magari in una capanna isolata a ridosso dei boschi, ma sa anche che in realtà non lo farebbe mai. Fugge continuamente da un mondo che sembra non esser fatto per quelli come lui, alla ricerca di qualcosa di astratto, rifugiandosi solo nella certezza di qualche affetto fidato e del suo passato.

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    pensieromancino

    22/09/2012 22.30.16

    Che cosa vuol dire diventare adulti? Quali sono le sofferenze e i dubbi di quella lunga tappa di passaggio che è l'adolescenza? È la letteratura il miglior strumento per indagare l'animo umano. In questo senso Il giovane Holden di J. D. Salinger (The Catcher in the Rye, 1951) rappresenta un capolavoro. L'ennesima espulsione del protagonista da una scuola privata di elite scatena un susseguirsi di vicende assurde e surreali, in una New York espressionista popolata di personaggi improbabili quanto simbolici. Il giovane Holden precipita così al fondo del pozzo della perdita di sé, con un nichilismo autodistruttivo, in un viaggio interiore fino all'essenza delle questioni che attanagliano l'uomo da sempre: chi siamo, qual è la nostra identità, quali sono i valori che veramente importano e per i quali vale la pena di lottare e morire. Uno spaccato dei sedici anni, un'età che rappresenta il punto di inflessione della vita di tutti, in lotta con l'ambiente perbenista e conformista che esiste ancora oggi. Lo stile dell'opera è superbo, il suo vero punto di forza. È lo stesso Holden Caulfield che racconta la propria storia, con una voce autentica, vera, antiletteraria, infarcita di espressioni colloquiali e giovanili, dirompenti ai tempi della pubblicazione del libro ma interessanti anche oggi, anche se datate. Certo alcuni aspetti della vita del collegiale di buona famiglia negli anni cinquanta non sono più in sintonia con i giovani contemporanei, però i sentimenti e le emozioni sono senza tempo. E di sicuro sono descritti meglio che negli ultimi best seller adolescenziali di vampiri e di maghetti. In sintesi, un romanzo emozionante, che sa divertire e commuovere, per tornare ad avere sedici anni, per capire meglio i nostri figli e noi stessi.

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    faffa

    19/09/2012 10.36.00

    "Il giovane Holden" di Salinger è il manifesto della beat generation. Holden è un adolescente ingenuo, legato profondamente alla famiglia ed in particolar modo alla sorellina Phebe, ma che si dà delle arie da uomo fumando tante sigarette e definendo le persone che ha incontrato ed incontra "vecchio" o "vecchia". L'idea che Holden vuole dare di sé al lettore è quella della persona vissuta, ma ... il lettore facilmente scopre la sua fragilità. Romanzo narrato in I persona, scorrevole e che fa riflettere sull'adolescenza (e per questo sempre attuale). Sicuramente un classico della letteratura contemporanea che, però, non mi ha appassionato.

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