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Questo libro di Paul Goodman, uscito in America da oltre dieci anni e da Einaudi edito la prima volta nel '64, non solo non ha perso di mordente, ma si è confermato come una diagnosi, illuminante e precoce, della «rivolta dei giovani» lungo l'intero arco degli anni '60.Secondo Paul Goodman, non è tanto di una gioventù assurda che si deve parlare, quanto di una gioventù che cresce nell'assurdo. Nel labirinto, a cui viene paragonata la società americana, individui equilibrati e integrati corrono senza senso come topi per vie sempre uguali: altri, come il beatnik, o il giovane delinquente, propongono tragicamente gli unici modi per restarne fuori. Questo libro sulla gioventù «disadattata» ha il coraggio di rovesciare i termini abituali del problema. Quando ci si riferisce agli esclusi e ai giovani delinquenti non serve parlare di asocialità se prima non si è riconosciuto che la socialità richiesta e raccomandata, oltre a non essere affatto attraente, non offre altre scelte. La rivolta dei giovani è il risultato distorto di una giusta insoddisfazione per la società: poiché quest'ultima chiede l'integrazione totale, il rifiuto dell'integrazione diviene subito atto antisociale. «A mano a mano che la società si fa piú compatta e assoluta, un atto criminale può ben essere un muto gesto politico, e una protesta politica è inevitabilmente considerata criminale».

Prefazione. Introduzione. La «natura umana» e il Sistema Organizzato. I. Lavori. II. Venir presi sul serio. III. Struttura di classe. IV. Attitudini. V. Patriottismo. VI. Animale sociale. VII. Fede. VIII. Una stanza apparentemente chiusa. IX. I rinunciatari precoci. X. I fatalisti precoci. XI. La comunità che non abbiamo. Conclusione.