Traduttore: A. Nadotti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 giugno 2018
Pagine: 216 p.
  • EAN: 9788806239220
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Descrizione

"Girandosi, guardò al di là della baia, e laggiù, certo, scivolando a intervalli regolari sulle onde, prima due lampi veloci, poi uno lungo e durevole, c'era la luce del Faro. L'avevano acceso". 1914. La signora Ramsay, serena e materna. Il signor Ramsay, brusco e severo. Insieme a loro, in vacanza sull'isola di Skye, ci sono gli otto figli e una nutrita schiera di amici. Una sera programmano una gita al Faro. Per James, il figlio più piccolo, quel faro lontano rappresenta una meta magica e sconosciuta, un luogo a lungo sognato. Ma trascorreranno dieci lunghi anni prima che i superstiti della famiglia Ramsay realizzino quel desiderio in una giornata che farà riaffiorare ricordi mai dimenticati e si trasformerà in un ultimo tentativo di riconciliazione. A partire da un episodio all'apparenza insignificante, Virginia Woolf costruisce un romanzo profondo e straordinario, un viaggio nel cuore di una famiglia, tra conflitti sotterranei, alleanze e tensioni che sopravvivono nel tempo. Un esperimento letterario, un'elegia ai fantasmi dell'infanzia, un caleidoscopio di punti di vista e pensieri che la nuova traduzione di Anna Nadotti restituisce in tutta la sua struggente poesia. Introduzione di Hisham Matar.

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    Alessandro Veccia

    19/09/2018 10:46:18

    Mi aspettavo sicuramente di più da un classico del genere. Non mi sono quasi mai sentito coinvolto. Troppo corto per apprezzarne a pieno lo stile linguistico.

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    Rina

    18/09/2018 19:01:47

    Gita al faro non potrebbe piacere a tutti, soprattutto se vi aspettate il susseguirsi di eventi perché ve ne sono davvero pochi. Questo libro si concentra sui pensieri dei personaggi e, dunque, un continuo flusso di coscienza che potrebbe anche snervare. Ma se lo affrontate con le giuste chiavi di lettura, potrebbe essere estremamente interessante.

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    Amantea

    22/08/2018 14:52:57

    E’ un romanzo scritto qualche tempo dopo la morte della madre. Nei diari della Woolf l’autrice ne descrive la struttura che lei immagina come una clessidra. Ed è proprio la parte centrale, quella più breve, che esprime questa assenza. L’assenza della madre che « suona »con la potenza e la delicatezza propria alla Woolf. Il movimento non è nelle azioni, ma negli affetti. Le immagini essenziali e sconvolgenti per la loro giustezza.

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    Laura

    13/03/2018 13:54:07

    Non si smentisce la sua prosa rotonda che ti coinvolge sino alla fine . Fantastica

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    Fabiana

    20/12/2017 17:22:15

    Devo smetterla di crearmi aspettative troppo grandi per i libri che leggo perché troppo volte ne rimango delusa e non so dove finisce la colpa del libro e dove inizia la mia. Fatto sta che o perché effettivamente il libro è "insufficiente" o perché io l'ho letto troppo in fretta (per motivi di causa maggiore), godendolo poco, o per colpa delle mie irraggiungibili aspettative, il libro non mi è piaciuto. Le mie impressioni finali ovviamente mi dispiace porle così drastiche perché il romanzo è scritto veramente bene, in una maniera improducibile ormai, che, se al giorno d'oggi provassero a prenderne spunto, verrebbe un qualcosa di troppo. Se la forma è molto buona, perché solo due stelline? Il libro non mi ha coinvolta per niente e ho trovato le tre parti molto sballate. Infatti, la prima e la terza sezione sono lunghe e molto lente, il loro contenuto potrebbe essere riassunto in poche righe. La parte centrale, invece, è corta (venti pagine appena) e contiene dei fatti che stravolgono completamente la vicenda. Non l'ho trovato tanto bilanciato. Il finale è molto semplice e prevedibile, mi sarei aspettata qualcosa di più impressionante. Il massaggio di fondo, o comunque quello che la Woolf voleva comunicare, l'ho capito ed è carino, ma avrei preferito un'opera con più contenuti e movimento.

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