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Descrizione

Gerusalemme, l'inverno tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960. Shemuel Asch decide di rinunciare agli studi universitari, e in particolare alla sua ricerca intitolata Gesù visto dagli ebrei, a causa dell'improvviso dissesto economico che colpisce la sua famiglia e del contemporaneo abbandono da parte della sua ragazza, Yardena. Shemuel è sul punto di lasciare Gerusalemme quando vede un annuncio nella caffetteria dell'università. Vengono offerti alloggio gratis e un modesto stipendio a uno studente di materie umanistiche che sia disposto a tenere compagnia, il pomeriggio, a un anziano disabile di grande cultura. Quando si reca all'indirizzo riportato nell'annuncio, Shemuel trova una grande casa abitata da un colto settantenne, Gershom Wald, e da una giovane donna misteriosa e attraente, Atalia Abrabanel. Si trasferisce nella mansarda e inizia a condurre una vita solitaria e ritirata, intervallata dai pomeriggi trascorsi nello studio di Gershom Wald. Chi è veramente Atalia? Cosa la lega a Gershom? Di chi è la casa dove vivono? Quali storie sono racchiuse tra quelle mura? Shemuel Asch troverà la risposta nel concetto di tradimento, non inteso in senso tradizionale, bensì ancorato all'idea che si ritrova nei Vangeli gnostici, dove emerge che il tradimento di Giuda, aver consegnato Gesù alle autorità e a Ponzio Pilato, non fu altro che l'esecuzione di un ordine di Gesù stesso per portare a termine il suo disegno.
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Dettagli

2014
22 ottobre 2014
329 p., Brossura
9788807031090

Valutazioni e recensioni

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Letizia
Recensioni: 3/5

Un romanzo insolito, la storia di Shemuel è l'espediente per parlare di alcuni tratti della storia di Israele con gli occhi del 1959, per consegnarci una visione alternativa della figura di Giuda, per far emergere le tante tensioni che legano gli ebrei a arabi e cristiani. E si sottolinea in qualche modo quanto sia colto questo popolo.

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pici62
Recensioni: 4/5

Shemuel Asch è un giovane ebreo venticinquenne, asmatico, grassoccio, con una folta barba. È membro di un Circolo per il Rinnovamento Socialista e frequenta l’università di Gerusalemme, dove è impegnato in una tesi su "Gesù in una prospettiva ebraica". Ma alla fine del 1959 la sua situazione personale e familiare si complica, inducendolo ad abbandonare gli studi e a cercarsi un lavoro. Lo trova come assistente di Gershom Wald, un anziano signore invalido, colto ed eclettico, che vive in una vecchia casa con la nuora Atalia Abrabanel e cerca la compagnia di una persona disposta per alcune ore al giorno a parlargli e ad ascoltarlo. Inizia così, per alcuni mesi, una strana convivenza tra i tre personaggi, fatta di reticenze e di confidenze inattese che fanno emergere, dalle rispettive esperienze di vita, la complessità e la tragicità della storia ebraica, da quella antica, che Shemuel prova a rileggere ridisegnando i ruoli di Gesù e di Giuda Iscariota, a quella moderna, con le guerre in atto dopo la recente fondazione dello stato ebraico. L’enigmatica Atalia, dalla quale Shemuel è attratto e ricambiato anche fisicamente, centellina le rivelazioni a proposito del defunto marito Micah, intrecciandole a quelle sulle rispettive famiglie e sulle contrapposizioni politiche tra i consuoceri, mentre l’anziano Gershom riassume anche fisicamente, nella severa saggezza della sua figura, la contraddittoria complessità della loro condizione.

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Rigus68
Recensioni: 4/5

C’è una tesi rivoluzionaria in questo romanzo di Oz: la riabilitazione di Giuda. Non era un traditore: lui credeva in Gesù più degli altri, non ha mai rinnegato di conoscerlo. Se l'ha tradito non è stato per soldi ma per dare al mondo la prova che era figlio di Dio, e come tale poteva scendere dalla croce. Per questo lo tradisce con un bacio. Anzi, era stato proprio Gesù a costringerlo a questa azione affinché si compissero le profezie bibliche e potesse nascere il cristianesimo. Verrebbe da chiosare: San Giuda, ora pro nobis! Forse queste tesi le ha rielaborate dai testi su Gesù di A. Shinan, S.Z. Zeitlin e M. Goldestein, da lui citati, oppure ha proposto questo sorprendente aspetto per metter fine alla persecuzione contro i giudei, continuata dalla cristianità per quasi 2000 anni, su cui gravava l’accusa di assassini di Cristo. Questa pregiudiziale è caduta nei tempi moderni, lasciando posto ad altri ben più gravi problemi nati con la fondazione dello stato ebraico in terra di Palestina: la costante persecuzione ed oppressione degli arabi proprio nella terra di loro appartenenza fin dai tempi biblici. Oz, che da sempre si batte, assieme a Grossman e a Yehoshua per il riconoscimento dello stato della Palestina, fa dire dure parole di condanna sulla prepotenza dello stato ebraico da Abrabanel, uno dei personaggi del romanzo. Scritto nello stile limpido e inimitabile di Oz, il racconto potrebbe essere indigesto a chi non vuole addentrarsi in complesse discussioni para-teologiche che affiorano di frequente. Anche l’ambiente in cui s’intrecciano le storie dei tre personaggi principali, Shemuel, lo studente universitario che avrebbe dovuto scrivere una tesi su Gesù, Atalia, figlia di Abrabanel e in perenne depressione per la morte atroce del marito e Wald, suo suocero logorroico e semi-paralitico, è cupo e soffocante, una casa decadente nella vecchia Gerusalemme, che potrebbe indurre un senso di claustrofobia nel lettore. Straordinaria la descrizione del paesaggio.

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Voce della critica

  "Trovò o ha trovato?" è uno dei trabocchetti biblici, di cui è piena la letteratura ebraica. In nessun altro libro Oz s'è servito così intensamente di fonti religiose per delineare i contorni labili e ambigui dell'esistenza umana. Qui il dilemma dell'apostasia tocca a Shemuel Asch, giovane deluso dall'amore e dalla politica. Accetta un impiego in una vecchia casa con giardino, dove abitano, sotto lo stesso tetto, ma con lo scarto di una generazione, due figure antitetiche della storia d'Israele: Gershom Wald, nazionalista moderato fedele a Ben Gurion, un anziano ormai gravemente ammalato e, sua nuora, una operosa Ruth moderna, ancora seducente, Atalia, figlia di Yehoyachin Abrabanel, esponente dell'agenzia ebraica che osò ribellarsi a Ben Gurion e, solo contro tutti, negò il suo voto alla nascita dello Stato d'Israele nel 1947. Al momento dei fatti narrati nel libro siamo all'indomani della guerra per Suez (1956), in una Gerusalemme struggente negli scorci notturni, in un periodo storico definito: l'inverno 1959-1960, quando le vittorie militari non bruciavano ancora come bruciano oggi all'autore. È già passato del tempo, ma non abbastanza, per chiedersi come faranno "i nuovi storici" di fine secolo se lo stato sia nato con una colpa originaria. Eppure le vite dei personaggi sono già spezzate dagli eventi: Atalia, figlia del socialista, rivoluzionario ed eretico pioniere aveva sposato il figlio di Gershom, Micah, dopo orrende torture da parte degli arabi caduto nella guerra d'indipendenza. Chi ha torto e chi ha ragione? Nuora e suocero, costretti a condividere lo stesso dolore, sanno che una memoria non condivisa e forse inconciliabile li separa. Shemuel si trova suo malgrado coinvolto nel dramma. Giuda è un racconto in cui la saggezza antica resiste alla tentazione trasgressiva. Trasgressione nel senso letterale del termine: Abrabanel, come Giuda Iscariota, su cui Schemuel sta preparando la tesi di laurea, "oltrepassa" (trasgredire) i confini del suo tempo. Quale sarebbe stato il destino del cristianesimo senza la crocifissione causata da Giuda e quale sarebbe stato il destino di Israele senza la defenestrazione di Abrabanel? L'incanto di questo libro non è dato però dalla sua un po' rigida, e a tratti scolastica, impalcatura teorica. Oz è affascinato dal mito dello "straniero" (Asher), ma non s'identifica in lui: la politica per fortuna non assorbe del tutto i sentimenti privati e include la differenza (di età, di sesso, di ideali politici). L'amore di Shemuel per Atalia diventa così una prova sconvolgente, insostenibile per il giovane e non riconducibile al biblico gioco linguistico, che il vecchio Gershom pone un giorno durante una delle intense conversazioni. Si tratta dalla contraddizione implicita in Ecclesiaste 7, 26 dove si dice "Ho trovato che più dell'anima della morte è la donna" e Proverbi 18, 22 "Chi trovò una donna trovò un tesoro". Se la Scrittura è così contraddittoria nel definire l'eterno femminino, abbandonando la risposta al diverso uso di due passati del verbo "trovare", come fa a cavarsela un ingenuo e inesperto studente se non risponde: "Io sto ancora cercando"? Oz si dimostra quasi frivolo, rispetto all'uso delle stesse fonti fatto da Kafka, che chiosava: "Chi cerca non trova, chi non cerca viene trovato". Reagisce così anche il lettore. È la forza della letteratura: si osserva la storia senza essere costretti a giudicare e decidere. Ragione hanno sia Abrabanel sia Gershom, le cui opposte vie travolgono i figli, capaci, nonostante tutto, di amarsi intensamente. Atalia è una donna passionale, appartiene alla categoria "trovò" più che a quella "ha trovato", ma la doppia damnatio memoriae che avvolge il suo destino (di figlia e di sposa) annichilisce Shemuel, militante in una formazione politica socialista, non insensibile al principio di realtà instillatogli con pazienza ogni sera da Gershom. Nel dialogo con il vecchio, Oz dimostra grande dimestichezza con i lavori di Zeitlin e Goldstein: un tema, questo, nato nell'Ottocento con la Vie de Jésus di Renan, che ebbe larga circolazione nella cultura d'inizio Novecento. Su Gesù ultimo dei profeti ebrei anche in Italia, su parte delle fonti utilizzate dallo scrittore israeliano, hanno lavorato modernisti buonaiutiani e bergsoniani. Tradimento politico e vanità del sentimento amoroso sono al centro di un romanzo che contiene l'elegia di una Gerusalemme reale, con i suoi odori, le sue luci e relativi miraggi utopici oggi sconvolti dalla crudele lezione della realtà. Dopo un inizio incerto, la trama avvince il lettore e non lo abbandona più fino al prevedibile congedo. Shemuel si licenzia per trovare la libertà che in quella casa ha invano cercato. Si era per un istante convinto di essere "colui che trovò", in verità era finito ostaggio di coloro che "hanno trovato" l'anima della morte.   Alberto Cavaglion    

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La recensione di IBS

1959-1960: la maggior parte degli esseri umani ora sulla terra non era ancora nata o aveva pochi anni. Dunque un numero relativamente ristretto di lettori ha oggi un ricordo diretto degli avvenimenti di quel periodo, nazionali o internazionali. Agli altri restano documentari, fotografie, registrazioni e saggi per crearsi l’immagine virtuale di ciò che non è più. E restano anche gli scrittori (Amos Oz aveva 20 anni nel 1959) che rielaborando immaginano, che impastano reale e virtuale, memoria emotiva e obiettività storica generando qualcosa che ancor più e meglio di un documentario riesce a farci entrare nel corpo di chi c’era.
È così per questo straordinario romanzo di uno degli scrittori più importanti della contemporaneità che, a sua volta, mescola gli anni vissuti con quelli vagheggiati e figurati dei Vangeli, incrociando le esistenze di israeliani della metà del Novecento con quelle di Gesù e di Giuda Iscariota.
Shemuel Asch è uno studente universitario un po’ cagionevole di salute malgrado la stazza robusta all'apparenza, e incerto sul suo futuro, nella fredda Gerusalemme invernale esile confine tra guerra e pace. La fidanzata lo ha lasciato e rapidamente si è sposata con un ex, difficoltà economiche gli impediscono di pagare l’affitto di casa, l'ideologia socialista sposata in passato vacilla e la depressione lo spinge a interrompere gli studi e le ricerche per una tesi promettente per i successivi sviluppi: Gesù visto dagli ebrei. Deciso ad allontanarsi dalla città, Shemuel casualmente legge un annuncio dove si prospetta un lavoro interessante: alloggio gratis e modesto stipendio “in cambio di cinque ore serali di compagnia a settantenne invalido, colto ed eclettico”. Come in un’antica favola il giovane entra così in un luogo senza tempo, una casa buia e misteriosa, profumata di bucato, riparata dagli sguardi e fortificata nella struttura da centinaia di piante da fiore e rigogliosi fusti di Passiflora (simbolo della passione di Cristo), e circondata da un giardino lastricato "all'ombra del fico e della vite" (anch’essi densi di riferimenti e significanze). "Su tutto dimorava il silenzio di una fredda sera d'inverno. Non era un silenzio di quel genere trasparente che chiama a sé, invita a raggiungerlo. No, era un silenzio indifferente, arcaico, un silenzio che volgeva le spalle." Nella casa vivono Atali Abrabanel, donna non più giovanissima, ma affascinante e sensuale, sempre profumata di violetta (che si scoprirà essere figlia di un membro del comitato nazionale contrario alla linea di Ben Gurion e alla fondazione dello Stato), e l’anziano Gershom Wald, misterioso intellettuale critico ed esegeta. A chi dei due appartiene la casa? Che tipo di relazione c’è fra l’anziano invalido e la donna piena di forza?
All’interno di questo luogo chiuso, talora claustrofobico, i personaggi vivono la piccola esistenza che compete loro, narrando però la Storia dell’umanità, delle guerre, del cristianesimo e degli ebrei, di Gesù e di Giuda, il vero protagonista, sul quale Oz indaga con evidente empatia: “in fondo – afferma Shemuel – senza di lui non ci sarebbe stata la crocifissione, e senza la crocifissione il cristianesimo non sarebbe mai esistito”. Quindi chi tradisce veramente e in relazione a cosa? Non sarà Giuda l’unico presunto traditore di questa storia, meravigliosa e tragica fotografia dei dubbi tuttora vivi sul sionismo.
Gioco narrativo nel gioco, Oz si diverte a costruire il racconto utilizzando gli elementi classici messi in luce da Propp nella sua Morfologia della fiaba. Allontanamento da casa, proibizione e violazione di essa, strumenti magici… al lettore il piacere di scoprirli e procedere.
Spesso l’opera dello scrittore israeliano, pur essendo narrativa, rasenta il testo poetico per la capacità prodigiosa di usare le parole, che con evidente raffinatezza sono tradotte in italiano da Elena Loewenthal. Anche questo deve essere detto.

A cura di Wuz.it

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Conosci l'autore

Amos Oz

1939, Gerusalemme

Amos Oz (pseudonimo di Amos Klausner) è stato uno scrittore e saggista israeliano. Ha studiato all’università ebraica di Gerusalemme e a Oxford. Partecipa attivamente al dibattito politico per una risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, cui ha dedicato i saggi In terra di Israele (1983) e Contro il fanatismo (2004), oltre che numerosi interventi sulla stampa internazionale. Nei suoi numerosi romanzi – il cui punto di vista privilegiato è quello delle relazioni di coppia o generazionali – riflette i conflitti aperti nella società israeliana e la difficile convivenza delle due culture, europea e araba, in una visione ironica, priva di ottimismo: Michael mio (1968), Un giusto riposo (1982), La scatola nera (1987), Conoscere una donna (1989),...

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