Goodbye, Columbus e cinque racconti

Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 31/01/2012
Pagine: 247 p., Brossura
  • EAN: 9788806209575
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    Giuliana

    17/01/2013 18:39:25

    Ancora una volta Roth mi ha emozionata . Sempre aprendo un suo libro provo il batticuore che solo lui mi procura,un misto di ansia ,di curiosità insime ad una sottile paura di non ritrovarlo...E invece c'è anche questa volta soprattutto nei meravigliosi racconti,c'e per chi lo riconosce il seme di tutti i suoi scritti futuri .Mi manca l'ultimo racconto ,ma ho chiuso il libro e mi consolo pensando che ancora il libro non e' finito e che non sia vero quello che ha annunciato ,di non voler più scrivere .Scrivi Roth scrivi ancora. Giuliana

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    simone

    01/11/2012 19:16:02

    Per me è il miglior Roth, quello con lo stile più diretto e con i personaggi più credibili e meno arzigogolati. A mio parere è molto più significativo del tanto celebrato Lamento di Portnoy ( che non era poi così innovativo, il precedente Duddy Kravitz di Richler lo anticipa e supera in molti aspetti), perchè è un'analisi disillusa della alta borghesia ebraica. Oltre che uno splendido racconto del primo amore, quello sfortunato e indimenticabile.

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    Patroclo

    01/11/2012 17:39:03

    Roth era già Roth, nel 1959. certo alcune cose sono maturate nel frattempo, la sua narrativa si ìe fatta più spessa e soda, ma già in questa sua opera giovanile si vedono la sua mano, la sua scrittura limpida, i suoi temi (la felicità impossibile, il rito di passaggio della gioventù), la capacità di pennellare e moderare gli ardori e andare in profondità. molto belli (a parte uno) anche i racconti che corredano questa ultima edizione di Einaudi.

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    marcello

    19/03/2012 09:26:01

    Un flash bello,bello,bello, troppo breve, godibilissimi gli altri sprazzi

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    Michael Moretta

    14/03/2012 19:46:56

    Non assegno il massimo punteggio al mio autore preferito perché in questo suo primo libro, del 1959, il suo stile è ancora in fieri, anche se già si intuisce che Philip Roth diventerà uno dei più grandi autori della storia. Goodbye Columbus mette a confronto due famiglie di ebrei. I classici, che abitano Newark e che conducono una vita normalmente mediocre, ed i ricchi, che per prima cosa si sono allontanati dal quartiere ebraico, si sono installati in mezzo ai ricchi gentili ed hanno iniziato a frequentare club esclusivi. Il racconto che più ho gradito è quello intitolato " Difensore della Fede ", in cui conosciamo il soldato Grossbart, un tipico personaggio Rothiano. Ebreo fino al midollo, fiero di esserlo e rivendicante la propria diversità, si infastidisce e non gli va che gli altri lo considerino diverso, anche se è proprio lui a fare di tutto per porsi in un modo diverso con gli altri! Questa tematica, questo meccanismo tipico del popolo ebraico sarà poi al centro della riflessione di quasi tutti i libri di Philip Roth. E mi fa piacere aver trovato in questo racconto l'origine di quello che sarà il muro portante dei libri di questo grande autore. Anche gli altri racconti sono gradevoli e particolari. A prescindere, questo libro è interessante per chi vuole ritrovare l'origine dei pensieri di Roth per poi poterli seguire nel loro evolversi durante tutti questi anni. Roth è un genio della letteratura, e lo dimostra il fatto che il suo successo dura da ben 53 anni!

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    Raffaele

    14/03/2012 12:57:46

    Dopo un libro di Philip Roth devo astenermi dal leggere almeno per un paio di giorni, sia per assorbire perfettamente le sue parole sia per prepararmi ad affrontarne altre non scritte da lui.

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    claudio

    22/02/2012 15:28:41

    Sempre grande Philp Roth. Questo è il primo suo romanzo, edito negli anni '50 e subito fece centro. Accompagnato da altri cinque racconti che hanno per protagonisti ebrei fuori dagli abituali schemi. tanto che all'epoca Roth fu definito anti-semita. E in realtà i suoi ebrei di Newark, quasi tutti suoi coetanei, sono sempre oltre le normali righe dove collochiami gli ebrei. Grande.

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"I treni dei pendolari di Lackawanna arrivavano rombando a qualche isolato  di distanza verso nord, e mi sembrava di poterli sentire: i vagoni verdi pieni di sole, vecchi e puliti, con i finestrini che si aprivano completamente. Certe mattine, mi spingevo fino ai binari per vedere arrivare i finestrini aperti che avevano sui davanzali gomiti di vestiti tropicali e angoli di borse, proprietà degli uomini d'affari che venivano da maplewood, dalle Orange e dai sobborghi più lontani."

Goodbye, Columbus è il primo libro di Philip Roth, uscito in America nel 1959 quando lo scrittore aveva ventisei anni. Nel 1969 ne verrà realizzato un adattamento cinematografico diretto da Larry Peerce, con Richard Benjamin e Ali MacGraw. È un romanzo breve a cui vengono aggiunti cinque racconti: La conversione degli ebrei; Difensore della fede; Epstein; Non si può giudicare un uomo dalla canzone che canta; Eli, il fanatico.

Nel 1989, nella prefazione per il trentennale dell’uscita di Goodbye, Columbus, Roth definirà il se stesso di quegli anni, uno scrittore embrionale, culturalmente schierato contro il filisteismo americano di quel periodo: disprezzava la rivista Time, Life, Hollywood, la televisione, la lista dei best-seller, i testi pubblicitari, il maccartismo, il Rotary Club, i pregiudizi razziali e la mentalità americana della competizione. Leggeva molto, dozzine di libri, tra cui Saul Bellow, John Cheever, Sigmund Freud, George Orwell, Erich Fromm, Joseph Conrad, Dylan Thomas, E. E. Cummings. La prima reazione del giovane scrittore embrionale all'idea che un pubblico potesse realmente interessarsi alle sue storie, era quella di stupore. In fondo Roth rilevava a tutti "segreti tribali": la tensione tra genitori e figli nelle classi medio basse del New Jersey, l'attrazione verso le shiksas ovvero le ragazze non ebree, l'abitudine di non frequentare la sinagoga. Nella sua prefazione Roth giunge alla conclusione che se non fosse diventato uno scrittore la sua separazione dalla mentalità provinciale in cui era cresciuto sarebbe stata naturale. Con la scrittura invece convivono in lui il desiderio di ripudiare e il desiderio di aggrapparsi, un senso di fedeltà e la necessità di ribellarsi, una lotta da cui sarebbe scaturita la sua fiction negli anni successivi.

In Goodbye, Columbus il protagonista Neil Klugman potrebbe essere un prototipo del futuro Zuckerman. Nel breve romanzo conquista la ricca studentessa Brenda Patimkin. La differenza di classe non consentirà mai al rapporto di raggiungere una dimensione diversa da quella lussuriosa e ossessionerà i comportamenti di Neil. Tutto si svolge nel tempo di una vacanza estiva, in una dimensione sospesa, ospite, come del resto si sentirà sempre ospite Neil nel ricco quartiere di Short Hills. Tra le cinque short stories che seguono, Difensore della fede, provocò il disappunto delle comunità religiose ebraiche nei confronti di Roth. Nel racconto un sergente subisce le pressioni di un commilitone che vuole sfruttare la comune etnia per ottenere facilitazioni sotto le armi. Ne La conversione degli ebrei Roth attraverso il bambino Ozzy se la ride dell'ortodossia religiosa. Al suo esordio, il grande scrittore statunitense, rivelava già un'incontenibile curiosità per le trappole verso cui incorre l'animo umano.