Goodbye, Columbus e cinque racconti

Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 259 p., Brossura
  • EAN: 9788806218003
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Recensioni dei clienti

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    ernesto

    03/02/2014 18:47:41

    Un talento enorme ed una sensibilità particolare. Fin dall'inizio. Per chi sa farsi affascinare dai luoghi e dalle radici la Newark di Roth tiene botta perfino al Belbo di Pavese. Gran bella storia d'amore dove il vento dell'appartenenza religiosa può dar noia solo ai miopi. Il sarcasmo e la sfacciataggine che qui sono ancora in fasce rispetto allo sbellicamento del futuro Portnoy sembrano strizzare l'occhiolino al Giovane Holden, scritto nel 1951, e che il 25enne aveva sicuramente sbirciato.

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    Giuseppe Russo

    30/01/2014 16:41:30

    A parte il riuscitissimo intreccio di componenti ebraiche e slanci protestanti, ciò che mi colpisce nell'esordio di Philip Roth è il fatto che abbia scritto questa raccolta quando aveva appena 25 anni. Ciò vuol dire che tematiche allora (fine anni '50) molto sentite nella letteratura sia europea che nordamericana, sono state da lui affrontate e superate già a quell'età. In questo caso, per quanto riguarda il racconto che dà il titolo alla raccolta, il tema è la lotta di classe in ambienti borghesi, che Roth affronta di petto e liquida come poco rilevante rispetto all'abisso in cui possono sprofondare le personalità umane. Notevoli anche i racconti «Epstein» e «Eli il fanatico». Non a caso il volume fu premiato con il National Book Award, primo di una lunga serie di riconoscimenti conferiti all'autore, anche se gli attirò la prima accusa (cui altre seguirono) di essere un «self-hating jew», ossia un ebreo visceralemente antisemita, che si riconosce nelle proprie origini ma allo stesso tempo le disprezza.

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    Giuliana

    17/01/2013 18:39:25

    Ancora una volta Roth mi ha emozionata . Sempre aprendo un suo libro provo il batticuore che solo lui mi procura,un misto di ansia ,di curiosità insime ad una sottile paura di non ritrovarlo...E invece c'è anche questa volta soprattutto nei meravigliosi racconti,c'e per chi lo riconosce il seme di tutti i suoi scritti futuri .Mi manca l'ultimo racconto ,ma ho chiuso il libro e mi consolo pensando che ancora il libro non e' finito e che non sia vero quello che ha annunciato ,di non voler più scrivere .Scrivi Roth scrivi ancora. Giuliana

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    simone

    01/11/2012 19:16:02

    Per me è il miglior Roth, quello con lo stile più diretto e con i personaggi più credibili e meno arzigogolati. A mio parere è molto più significativo del tanto celebrato Lamento di Portnoy ( che non era poi così innovativo, il precedente Duddy Kravitz di Richler lo anticipa e supera in molti aspetti), perchè è un'analisi disillusa della alta borghesia ebraica. Oltre che uno splendido racconto del primo amore, quello sfortunato e indimenticabile.

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    Patroclo

    01/11/2012 17:39:03

    Roth era già Roth, nel 1959. certo alcune cose sono maturate nel frattempo, la sua narrativa si ìe fatta più spessa e soda, ma già in questa sua opera giovanile si vedono la sua mano, la sua scrittura limpida, i suoi temi (la felicità impossibile, il rito di passaggio della gioventù), la capacità di pennellare e moderare gli ardori e andare in profondità. molto belli (a parte uno) anche i racconti che corredano questa ultima edizione di Einaudi.

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    marcello

    19/03/2012 09:26:01

    Un flash bello,bello,bello, troppo breve, godibilissimi gli altri sprazzi

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    Michael Moretta

    14/03/2012 19:46:56

    Non assegno il massimo punteggio al mio autore preferito perché in questo suo primo libro, del 1959, il suo stile è ancora in fieri, anche se già si intuisce che Philip Roth diventerà uno dei più grandi autori della storia. Goodbye Columbus mette a confronto due famiglie di ebrei. I classici, che abitano Newark e che conducono una vita normalmente mediocre, ed i ricchi, che per prima cosa si sono allontanati dal quartiere ebraico, si sono installati in mezzo ai ricchi gentili ed hanno iniziato a frequentare club esclusivi. Il racconto che più ho gradito è quello intitolato " Difensore della Fede ", in cui conosciamo il soldato Grossbart, un tipico personaggio Rothiano. Ebreo fino al midollo, fiero di esserlo e rivendicante la propria diversità, si infastidisce e non gli va che gli altri lo considerino diverso, anche se è proprio lui a fare di tutto per porsi in un modo diverso con gli altri! Questa tematica, questo meccanismo tipico del popolo ebraico sarà poi al centro della riflessione di quasi tutti i libri di Philip Roth. E mi fa piacere aver trovato in questo racconto l'origine di quello che sarà il muro portante dei libri di questo grande autore. Anche gli altri racconti sono gradevoli e particolari. A prescindere, questo libro è interessante per chi vuole ritrovare l'origine dei pensieri di Roth per poi poterli seguire nel loro evolversi durante tutti questi anni. Roth è un genio della letteratura, e lo dimostra il fatto che il suo successo dura da ben 53 anni!

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    Raffaele

    14/03/2012 12:57:46

    Dopo un libro di Philip Roth devo astenermi dal leggere almeno per un paio di giorni, sia per assorbire perfettamente le sue parole sia per prepararmi ad affrontarne altre non scritte da lui.

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    claudio

    22/02/2012 15:28:41

    Sempre grande Philp Roth. Questo è il primo suo romanzo, edito negli anni '50 e subito fece centro. Accompagnato da altri cinque racconti che hanno per protagonisti ebrei fuori dagli abituali schemi. tanto che all'epoca Roth fu definito anti-semita. E in realtà i suoi ebrei di Newark, quasi tutti suoi coetanei, sono sempre oltre le normali righe dove collochiami gli ebrei. Grande.

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