Grammatica del perdono

Gianfranco Ravasi

Editore: EDB
Collana: Lampi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 1 gennaio 2015
Pagine: 48 p., Brossura
  • EAN: 9788810567012
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Descrizione
"Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano. Sedettero in terra, accesero il fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca, quando declina il giorno? Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e, lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca, chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: Sei tu che mi hai ucciso o io ho ucciso te? Non ricordo più" (Jorge Luis Borges). La consapevolezza che il perdono è una realtà complessa e delicata, non riducibile a una codificazione giuridico-sociale, appare già in un curioso dato statistico: nell'ebraico biblico, che è una lingua di soli 5750 vocaboli, sono ben otto i verbi a disposizione per coprire semanticamente un'esperienza dallo spettro tematico variegato e carico di sfumature, iridescenze e sfaccettature. Perdonare fa parte di quella particolare "economia" dell'amore che non calcola ma dona e spezza la catena rigida del dare-avere, creando un nuovo regime nei rapporti umani.

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    alida airaghi

    25/09/2015 14:17:59

    Sua Eminenza il Cardinale Ravasi, biblista di fama internazionale e Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, si confronta in questo libriccino (uno delle dieci pubblicazioni date alle stampe solo nel corso di quest'anno) con il complesso tema del perdono. E lo fa con il consueto sfoggio di erudizione, che spazia dalle Scritture alla filosofia contemporanea, non disdegnando però proverbi, citazioni e aforismi (come quello, celeberrimo, di A. Pope: "errare è umano, perdonare è divino". O l'altro di La Fontaine; "Perdoniamo tutto a noi stessi e nulla agli altri"). Arcinote sono le raccomandazione evangeliche di Luca ("perdonate e sarete perdonati") e di Matteo ("perdonare fino a settanta volte sette"), meno conosciute le esortazioni dei profeti dell'A.T., dei Salmi, e della sapienza rabbinica. Secondo Ravasi, il perdono è "un atto trascendente la pura e semplice etica razionale...è una potenzialità che fa varcare il ristretto circuito ell'ego...fa sì che dal semplice meccanismo della giustizia si possa passare gratuitamente al regime dell'amore". Non è detto che per arrivare al perdono si debba obbligatoriamente dimenticare o cancellare il male ricevuto, anzi la vera virtù consiste nel saper perdonare proprio ricordando, consapevoli della propria sofferenza, dell'ingiustizia immeritatamente subita. Ma dovremmo essere capaci di cauterizzare la nostra ferita liberandoci dall'incubo di una memoria sofferta, sgravandoci del peso soffocante che ci inibisce pensieri e azioni, e ci rinchiude nel cerchio angoscioso della volontà di rivalsa, o addirittura di vendetta: "il perdono spezza la catena rigida del dare-avere e introduce la logica della donazione libera e generosa". Chissà però se anche i cardinali più illustri hanno l'umiltà di chiedere perdono a chi hanno offeso, infangato pubblicamente, calunniato dall'alto di un pulpito o dalle colonne di prestigiosi giornali, seguendo coerentemente le loro stesse indicazioni di carità fraterna e cristiana.

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