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    gianna dalle rive

    02/01/2013 09:20:19

    Ci sono ancora luoghi preservati dal magma della modernità, anche relativamente vicini, come l'Altopiano di Lavarone e Luserna, che aggetta sulla pianura veneta e su Trento. Il nostro vivere, imprigionati come animali da appartamento, qui appare lontano, lillipuziano, respinto in basso. Nidi pulsanti di lucine lontane, che sono concitate autostrade ed aeroporti, ribollenti di frustrazioni, città e borghi splendidi e desolanti, sordide periferie: tutto confinato laggiù, mentre qui ancora regna un senso sacrale di vita lenta, saggia, potente. Di questo scrive Andrea Nicolussi Golo, il Cimbro, in: "Guardiano di stelle e di vacche". Come negli antichi filò, scorrono episodi vicini e lontani nel tempo, alcuni avvolti nella leggenda, inframezzati a storie di famiglia. Ecco il Natale dei poveri emigranti, l'epico taglio del grande larice, i furti di legna, gli incontri fortuiti e densi di fatalità con gli esseri mitici del bosco, le storie di poverissime donne saldamente devote, o tacciate di stregoneria, e di altre giovani donne di oggi, ammaliate dalla magia del mondo selvaggio ed impegnate a difenderlo. Sono segni. Segni del fatto che l'essenziale, gli uomini, la vita, la morte, il destino, il dolore e la gioia, e tutte le cose maiuscole della nostra umanità, sono dietro il velo dell'apparenza, oltre il cumulo di ciarpame che ci soffoca. "Se non ripartono i consumi?": che assurdità! C'è una severa morale: se non sappiamo guardare "dietro", o meglio "dentro", ci perdiamo, e perdiamo il meglio della vita, l'essenza. Per i Cimbri delle montagne era più normale, un esercizio quotidiano. Ne andava della sopravvivenza fisica. Bisognava accettare di ripercorrere le strade tracciate da altri per venire a capo di grandi fatiche, difficoltà e dolori. E perfino delle piccole e grandi gioie che prendevano di sorpresa. Bisognava aiutarsi e farsi aiutare. E' questo che ci racconta Andrea, e sono racconti che fasciano con l'aria pura di neve i nostri poveri cuori riarsi.

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    Renata

    03/12/2010 19:13:22

    dolce, tenero, divertente, a volte crudele, sognante, misterioso, acuto, a volte ingenuo, semplice, non banale, meraviglioso, di meraviglia vera come lontani Natali di bimba. Insomma, un libro bellissimo da amare per il resto dei vostri giorni. Leggetelo vi accorgerete che ne avevate proprio bisogno, credetemi.

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    Cristiana

    23/06/2010 12:56:51

    Un libro pieno di magia, bellissimo.

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    giovanni

    25/05/2010 20:01:43

    Cronache montanare minime tra storia e fantasia, con il sapore della "rivelazione" magica del gusto di vivere. Ma la cura editoriale del libro lascia a desiderare: in copertina non c'è nessun richiamo alla pur preziosa introduzione di Rigoni Stern, non si dice da nessuna parte che queste storie sono scritte da uno degli ultimi capaci di parlare il cimbro, che quindi sono storie "pensate" in questa lingua antica ed ormai in agonia. Inoltre ci sono refusi ed errori di stampa che in certi casi sono proprio fastidiosi. Per questo non merita il massimo dei voti.

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    maria

    14/05/2010 12:25:34

    bellissimo... la premessa di Mario Rigoni Stern poi, è un racconto inedito dedicato all'autore ed alla sua gente e questo è un motivo in più per comprarlo... comunque è davvero bello

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    LENA

    14/05/2010 12:16:47

    ho letto il libro, bello, commovente, racconta di donne con una sensibilità ed una serenità rari da trovare in racconti scritti da un uomo... la prefazione poi è di Mario Rigoni Stern, uno che sicuramente non scriveva parole inutilmente... da leggere, ne vale la pena!!!

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