La guerra dei poveri

Nuto Revelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
In commercio dal: 4 aprile 2005
Pagine: X-420 p., Brossura
  • EAN: 9788806174828
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    Saell

    18/11/2005 15:41:52

    Credo che nel cuneese pochissime siano le famiglie che non hanno avuto un “padre”, un “nonno” o uno “zio” coinvolti con altri 18.000 nella ritirata di Russia. Ho sempre ascoltato con interesse i racconti del nonno, tra i 4.000 riusciti a tornare. Nuto Revelli ha saputo raccontare la sua vicenda personale e la vicenda di molti altri uomini che come lui hanno “subito e superato” la guerra, mai slegando il suo diario dagli eventi nazionali e internazionali. L’approfondita conoscenza del sistema fascista e di quello militare unita all’appartenenza ai gruppi partigiani, gli permettono una lucidità d’analisi indispensabile per rendere chiare le dinamiche di quegli anni a chi non li ha vissuti, a chi non si accontenta di dividere il mondo in buoni e cattivi, ma ha una forte sete di sapere.

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    Agnese

    23/09/2005 11:27:47

    E’ il suo diario, dalla campagna di Russia alla fine della guerra partigiana. Si può definire l’esposizione nuda e reale di un martirio, quello avvenuto sul Don, ed il successivo processo di maturazione e presa di coscienza di un giovane che, come tutti quelli della sua generazione, aveva conosciuto solo il fascismo sin dall’infanzia. Chi ha conosciuto la guerra, quella vera ,quella combattuta in prima linea, quella nella quale solo il caso o la fortuna ti può risparmiare la vita, non può tornare come prima. E’ questo il travaglio vissuto da Revelli dopo il ritorno dalla Russia, quando deve affrontare di nuovo l’ipocrisia fascista che nasconde la tragedia, che emargina i pochi reduci testimoni di una verità bruciante per il regime. Verrà poi il 25 luglio e l’8 settembre, con i dubbi e le incertezze di chi non vorrebbe più inconsapevolmente trovarsi dalla parte degli assassini della libertà e della giustizia. Revelli non nasconde le sue incertezze, la sua paura di sbagliare, la sua diffidenza verso i “politici”, ma alla fine sceglie e diventa un comandante partigiano. E’ stupefacente come riesca a raccontare la guerra partigiana senza abbellimenti, senza cadere nella tentazione del mito e dell’autoglorificazione. Alcune parti del diario possono risultare addirittura noiose per i problemi di approvvigionamento dell’essenziale, ovvero il cibo e le armi, con i quali un comandante partigiano doveva fare i conti quotidianamente. Non dobbiamo dimenticare che questi uomini e donne, oltre a combattere i tedeschi ed i fascisti di Salò, soffrivano anche la fame. In fondo al libro ci sono alcune recensioni degli anni ’60, quando uscì il libro. Consiglio vivamente la lettura di quella di Giorgio Bocca, è bellissima.

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