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Mario Vargas Llosa

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine:
  • EAN: 9788806177362

Alla fine dell'Ottocento, nel Nordest del Brasile, appare una strana figura di santo e di profeta - «le ossa sporgenti e gli occhi ardevano di un fuoco perpetuo» - che attira intorno a sé migliaia di persone sbandate e vinte dalle ingiustizie della vita. Così comincia la storia memorabile della piccola e remota Canudos, solitario avamposto contro l'immenso Brasile e incontaminato luogo di pace, che sarà raso al suolo e cancellato dal nuovo governo repubblicano.Raccontando «cose attuali, concrete, quotidiane, inevitabili come la fine del mondo e il giudizio universale», Vagas Llosa ricrea uno dei più tragici episodi della storia dell'America Latina, facendone un romanzo e una saga di forte itensità, specchio realistico e insieme fantastico delle crudeltà, speranze e illusioni dell'uomo.

Recensioni dei clienti

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    giulia

    09/11/2016 10.55.32

    Per chi vuole davvero capire la letteratura del Novecento.

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    flavioalberto

    09/01/2016 16.27.53

    superlativo!

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    Tenca 46

    25/11/2014 12.43.53

    Ho appena terminato di leggere questa, ponderosa, opera di questo scrittore di origine peruviana. Si tratta del conflitto, a fine ottocento, tra una comunità di poveri, diseredati, infelici, ex briganti, libertini, ecc...ecc.... uniti dalla parola di un "santo" che li convince a vivere, in piena libertà, in un posto dove è abolita la proprietà, dove tutto è in comune e non viene riconosciuta nessuna autorità precostituita. In questo modo ognuno raggiunge una pace e una felicità terrena che mai aveva conosciuto, e soprattutto, è convintissimo di raggiungere, in questo modo, dopo la morte, la felicità eterna. Questo naturalmente non può essere tollerato dalle autorità brasiliane del tempo e da qui il conflitto, feroce, senza esclusione di colpi, una propria guerra, tra avversari con grandi disparità di mezzi ma dall'esito non scontato. Viene pertanto descritta la società del tempo con vizi che sono ancora attuali (le varie parti politiche che cercano di trarre i massimi vantaggi personali da un conflitto combattuto da molti idealisti) Ci sono molti personaggi che restano nella memoria del lettore e forse un'eccessiva descrizione (quasi un giornale quotidiano) dell'ultima fase della guerra. un'opera comunque di valore, che merita di essere conosciuta, e che conferma lo spessore di questo autore.

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    giorgio g

    01/04/2014 09.39.46

    Avevo letto, dello stesso autore, "Il sogno del Celta" che mi era piaciuto ed ho voluto provare con quest'altra opera. Sono stato trasportato indietro di un secolo e mezzo, in un Brasile primitivo, teatro di superstizioni e di incredibili massacri (con eccessi grandguignoleschi su cui lo scrittore sembra volersi soffermare un po' troppo), dove i poveracci - sia le popolazioni ignoranti che i poveri soldatini - sono vittime di giochi politici molto più grandi di loro. Devo confessare che ho atteso con ansia di terminare il libro perché ero saturo delle violenze che Vargas Llosa spargeva a piene mani sul povero lettore. A sua parziale discolpa, devo aggiungere che buona parte dei personaggi sono tratteggiati con maestria, primo fra tutti il giornalista miope, testimone di tante nefandezze.

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    Alberto Zeni

    06/01/2014 12.09.03

    Romanzo ponderoso, che spesso mette a dura prova le forze del lettore. Un incedere lento, gli stessi avvenimenti visti da prospettive diverse: quella dei vinti e quella dei vincitori. Le voci narranti cambiano di continuo, il tempo presente si alterna a quello passato, creando così un certo disorientamento. La storia (vera) è ambientata in Brasile alla fine dell'800: un gruppo di fanatici al seguito di un predicatore, a cui si aggiungono man mano contadini, mendicanti, assassini, ladri.Tutti alla ricerca della "terra promessa". La trovano, dopo un lungo peregrinare, in un luogo sperduto, alla fine del mondo. Lì, fondano una comunità religiosa di impronta millenaristica, dove in breve tempo confluiscono uomini e donne da ogni parte del Brasile. Ma le loro idee religiose intransigenti sono malviste dai repubblicani, così come quelle di fratellanza e di giustizia sociale lo sono dai monarchici. Per questo il governo brasiliano invia un immenso esercito che, dopo sanguinose battaglie massacrerà tutti gli abitanti. Storia di violenza ,dunque, ma anche di intrighi politici, di passioni amorose e di fanatismo religioso. Un racconto senza protagonista, che mostra come la "Storia "sia fatta da tanti, anonimi uomini, che nella Storia non troveranno mai posto. Romanzo faticoso, e tuttavia un grande romanzo, con un respiro narrativo che solo i veri scrittori possiedono. E, soprattutto, un romanzo che esce dalla narrativa dell"io", per raccontarci una storia corale del mondo, alla fine del mondo.

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    LaMelaMarcia

    25/01/2011 16.39.11

    Qualche anno fa lessi, senza provare particolare entusiasmo, "Avventure della ragazza cattiva". Conoscevo la fama di Vargas Llosa e scelsi quel romanzo perché considerato da tanti come una delle più importanti opere dello scrittore peruviano. Lo trovai interessante, piacevole da leggere, ma non sbocciò l'amore tra me e l'autore. Poi nel 2010 il Premio Nobel a Vargas Llosa. Mi sono concesso allora una seconda chanche. Faccio una ricerca su aNobii e mi cattura la trama di "La guerra della fine del mondo". E adesso si che l'amore trionfa! Una storia potente narrata in maniera magistrale. Lo stile è maestoso, straordinari i personaggi, perfetto l'intreccio. Uno dei romanzi più belli che abbia mai letto.

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    gorgo

    05/01/2011 13.54.37

    Strano e affascinante. Un romanzo fiume, corale, fra il Tolstoj di "Guerra e pace" e l'amato Flaubert: si alternano infatti lunghe sezioni ciascuna con diverso protagonista e non c'è mai un narratore esterno; la focalizzazione è sempre interna ai vari protagonisti (Faulkner?). Ne risulta la sensazione che tutti abbiano ragione e dunque incomunicabilità (e il potere malefico della propaganda): vero e unico trait d'union in una saga ricca di storie, personaggi e prospettive diverse e contrapposte. 900eschi pure i lirismi di certe descrizioni naturali, le reticenze nella narrazione, efficaci nel creare suspence, e l'uso nelle varie sezioni di tempi verbali diversi, al presente o al passato, a seguire sottotrame e protagonisti diversi. Di volta in volta ti chiedi se l'anarchico, il barone, il generale, protagonista del capitolo o della sezione, non sia forse anche il vero portavoce dell'autore; ma poi uno o l'altro ti sorprende, xché violenta una donna, massacra prigionieri o semplicemente muore, a metà romanzo. In realtà un alter ego dl'autore c'è: "il giornalista miope", l'unico xsonaggio senza nome, il più grottesco e assurdo, prima ubriacato dalla propaganda e suo megafono (v. i trascorsi rivoluzionari dl'autore), poi unico testimone, coraggioso e neutrale eppure reso cieco dalla xdita degli occhiali. Suoi pure gli unici coiti nel libro che nn siano stupri, l'unico amore contraccambiato, capace di riempire di senso un'esistenza (morale minima del romanzo, insieme alla fedeltà alla verità?). Parecchi i temi evocati: il confine tra fanatismo e santità, il dilemma della possibilità di espiazione di un delitto tremendo o di 1 intera vita di nefandezze, il fanatismo "laico", il trasformismo dei politici, il ruolo degli intellettuali, le tecniche e soprattutto la filosofia dla guerriglia. "La religione è il sogno di uomini infermi" (David Hume). A parte refusi e neologismi (?) dell'autore, creativa la traduzione: "inscrutabile", "illocalizzabili", "beveva con fruizione".

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