Hamburg. La sabbia del tempo scomparso

Marco Lupo

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Editore: Il Saggiatore
Collana: La cultura
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 settembre 2018
Pagine: 239 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788842825029
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Vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2019.

Crepitano gli incendi autunnali sulle colline. Il primo freddo insegue come un cane uomini e donne che si riparano in una libreria. Accade ogni giorno, a ogni ora. Entrano e cercano qualcosa o nulla, il libraio li osserva avvolto in un'aura di tabacco. Poco lontano, ogni lunedì, alla stessa ora, un gruppo di sconosciuti si incontra per leggere frammenti di libri che stanno scrivendo; bevono e fumano abbottonati nel loro anonimato, si preparano ad ascoltare o a essere ascoltati. Una volta usciti dal locale, nessuno conosce più nessuno. Come una setta il loro rito è intimo, silenzioso, impronunciabile. Un giorno uno degli uomini porta con sé alcuni romanzi di uno scrittore di cui si sono perse le tracce. Li ha scovati in una libreria, racconta, con le pagine stralciate, i dorsi scorticati che prudono tra le mani come sabbia e gridando senza sillabe chiedono di essere ascoltati. Appena iniziano a leggere, l'autore li inghiotte nell'universo delle macerie di Amburgo 1943, nella tempesta di fuoco precipitata dal ventre dei bombardieri; nell'universo di un bambino ingrigito dalla polvere in un bunker sotterraneo e destinato a diventare presto un orfano, che pochi anni dopo deciderà di raccogliere tutte le schegge esiliate di questa drammatica storia. Nelle sue parole riprendono vita pani di sego ammuffiti, libagioni nelle segrete stanze del potere e i fantasmi di Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Adolf Hitler. Marco Lupo dà vita a un'opera al nero che sfuma continuamente i contorni della narrazione. Geografia dell'oblio, studio anatomico della dimenticanza e regesto letterario di un massacro, "Hamburg" sfugge alla linearità del racconto per mutarsi, tra finzione e realtà, incubo e ricordo, in un coro di vite e memorie al centro del quale pulsano voci rotte dalla fame, braccia rose dalla rabbia e spettri inceneriti. Una storia in cui la memoria non è mai una cronaca fedele, ma il frutto polposo e amaro dell'immaginazione.
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    Zazie dans la Biblio

    15/10/2018 10:29:18

    Hamburg è la storia di un libraio che riporta alla luce opere scomparse. Hamburg è la storia di un gruppo di lettura un po’ particolare, i cui membri si incontrano ogni settimana alla stessa ora al 229 Rue Saint-Jacques per leggere i propri scritti; non si conoscono, non parlano d’altro, non commentano, ascoltano e basta. Hamburg è la storia di un autore sconosciuto e delle sue opere mutilate riportate alla luce proprio da quello strano gruppo di lettura. Hamburg è anche la storia della distruzione di una città, della voglia di eliminare ogni traccia di vita, di lasciare un segno indelebile nella mente dei sopravvissuti. Con la maestria di un autore navigato, nonostante sia un’opera prima, Lupo crea una ragnatela perfetta, che intrappola il lettore in una finzione letteraria che dà le vertigini, perché non si ha la sensazione di leggere un romanzo, ma più che altro un libro di memorie, o meglio il libro di memorie di uno smemorato che tenta disperatamente di rimettere a posto i pezzi della propria storia. Tra frontespizi di libri menomati, immagini d’epoca, pagine di diario di una madre che vuole preservare il ricordo della propria sopravvivenza e frammenti di una vita vissuta nel tentativo di nascondere una nazionalità troppo pesante, riviviamo la storia di Amburgo dalla sua completa distruzione, alla ricostruzione. L’opera prima di Marco Lupo rivela una maturità di scrittura che gli è valsa a buon diritto il paragone con scrittori del calibro di Sebald e di Bolaño. La sua è una prosa asciutta, nitida, chiara, che offre una nuova speranza alla letteratura italiana contemporanea.

(…) Hamburg, edito da Il Saggiatore, è il raffinato romanzo di Marco Lupo in un esordio che non sembra tale, vista la consapevolezza narrativa, la profonda conoscenza letteraria dell’autore. In queste pagine abilmente dosate: Umana empatia, Narrazione storica, Divagazione colta.

La prosa, lucida e senza sbavature, prende in prestito l’architettura collaudata del racconto nel racconto, dove la narrazione di secondo grado si erge a protagonista, come protagonista è stata la seconda guerra mondiale del secolo breve. I brani dei libri ritrovati diventano la cornice madre entro la quale si muovono uomini, donne e bambini di quel tratto di novecento. I confini non sono rigidamente definiti ma seguono piuttosto le alternanze di cambi di persona, di piani di azione, di voci narranti, senza l’intento prioritario di ricostruire una storia unica e sola. Affiora così una coralità di voci in grado di restituire al lettore un pezzettino di vicenda, un tassello da incastrare a sua volta nel collage impietoso della guerra. Che con la sua brutale universalità e dirompenza investe le vite di tutti.

Le immagini sapientemente selezionate dagli archivi storici e riportate nel testo vivono nel romanzo senza risultare didascaliche ma evocative. L’ambientazione per molti versi classica della seconda guerra mondiale viene maneggiata con sapiente accortezza, riuscendo a divenire uno scorrere inedito rispetto alla prolifica produzione di storie ambientate in quegli anni.

Come pagine di un diario immaginato da diversi autori, come scatti fotografici da differenti angolazioni, questo libro rapisce. L’occhio dell’ufficiale britannico che lancia le sue bombe da duemila metri di quota; quello di Hans Erich Nossack, scrittore tedesco che nel 1943 ripara con sua moglie fuori dalla città di Amburgo per sfuggire alla pioggia di bombe battenti su un’umanità che la guerra vorrebbe cancellare; quello ancora che entra nelle stanze del potere dove vengono pianificate a tavolino le prossime mosse sullo scacchiere bellico. Le pupille ancora di una madre e del suo bambino, costretti al suono dei bombardamenti nello spazio ridotto di un rifugio insieme ad altre persone che assolvono la funzione protettrice di un padre assente perché imprigionato, perché deportato, perché schierato apertamente contro il nazismo.

Letteratura delle macerie. Quelle che restano come le pagine di un libro rinvenuto solo per una parte, metafora dell’annebbiamento della cultura, richiamo alle tristi sorti dei libri in quegli anni bui. Libri che diventano protagonisti di un sentire condiviso e autori che vengono citati puntuali nella coerenza di divagazioni mai superflue.

(…) Il bravissimo Lupo cita Elias Canetti in uno dei suoi aforismi dedicati a Marie Curie, “Io temo le stelle che non conosco”, riferendosi allo scrittore Nossack quando valuta il rischio corso decidendo di restare a una manciata di chilometri dalla sua città invece di lasciare la Germania, come avevano fatto molti intellettuali quando avevano capito che la fine stava per abbattersi su di loro. Su tutti quanti.

E siamo felici che invece Lupo abbia deciso di scrutarlo quel cielo farsi incandescente per le bombe, quei colpi di cannone deflagrarsi producendo tonfi sordi e primordiali.

Che lo abbia fatto con la sua sensibilità regalandoci questo testo prezioso, lungimirante, colto. Emozionante.


Recensione di Angela Vecchione

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