Heidegger, l'introduzione del nazismo nella filosofia

Emmanuel Faye

Traduttore: F. Arra
Editore: L'Asino d'Oro
Collana: Le gerle
Anno edizione: 2012
Pagine: 502 p., Brossura
  • EAN: 9788864430478
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    Maurizio Borghi

    28/08/2012 13:38:13

    Il libro non aggiunge niente alla "caccia alle streghe" iniziata con il libro di Victor Farias nel 1987 e già smascherata da François Fédier nei suoi documentatissimi lavori. La novità, se così si può chiamare, è che ora si è passati direttamente all'insulto: Heidegger fu l'ispiratore dello sterminio degli Ebrei (sic!), e chi continua a studiarlo senza vedere atrocità ad ogni pagina è un revisionista, negazionista e collaborazionista. Leggere per credere.

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    Andrea Brocchieri

    28/05/2012 00:24:31

    Il libro di E. Faye è stato pubblicato in Francia nel 2005. L'anno successivo François Fédier ha curato un'accurata risposta collettiva (Heidegger à plus forte raison, ed. du Seuil) con la quale si è dimostrata - documenti alla mano - la numerosa serie di interpretazioni arbitrarie se non di falsificazioni di cui è costellato il libro di Faye. Il coinvolgimento di Heidegger nel nazismo è ben documentato, anche per merito dello stesso Fédier, così come - però - anche il suo progressivo (dal 1935) e profondo distanziarsi dalle radici storico-filosofiche del "movimento". In questo modo Heidegger cercò di contribuire alla possibilità di un "nuovo inizio" dopo la catastrofe nazista della storia europea. Certo, come da molti tedeschi e italiani di quel periodo, ci saremmo aspettati qualche atto di eroica resistenza, che non ci fu. Ma quel coinvolgimento e il tentativo di uscirne "filosoficamente" richiedono una comprensione seria, perché riguardano la nostra storia e il nostro futuro, e non meritano operazioni scandalistiche che, sotto l'apparenza di far chiarezza, generano solo confusione e servono a dare ad oscuri studiosi (in questo caso del Rinascimento francese) una notorietà altrimenti irraggiungibile. Che in Italia il libro venga tradotto sette anni dopo ci dice che anche in queste bassezze rischiamo di far la figura dei provinciali.

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