Homo sum. Essere «umani» nel mondo antico - Maurizio Bettini - copertina

Homo sum. Essere «umani» nel mondo antico

Maurizio Bettini

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Editore: Einaudi
Collana: Vele
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 5 marzo 2019
Pagine: 132 p., Brossura
  • EAN: 9788806240882
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Homo sum. Essere «umani» nel mondo antico

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Il senso di umanità dei Greci e dei Romani era migliore del nostro? Quale posto occuperebbe nel mondo antico la Dichiarazione universale del 1948? Intanto nel canale di Sicilia non si soccorrono i naufraghi. Nel medesimo luogo ove Enea, diretto in Italia, fu soccorso da Didone. 

«È la guida ideale per comprendere come la cultura classica si rapportava a chi proveniva da oltre il confine, alla donna, al bambino, all'uomo che oggi chiamiamo migrante» - Marco Bracconi, Robinson

Questo libro inizia con un episodio dell' Eneide : il naufragio dei Troiani sulle coste di Cartagine (nei pressi dell'odierna Tunisi, nel canale di Sicilia) mentre sono diretti in Italia. Enea e i suoi vengono accolti dalla regina Didone in nome dell'umanità e del rispetto verso gli dèi, perché le frontiere si chiudono di fronte agli aggressori, non ai naufraghi. Scrive Bettini: «Ci sono troppi dispersi nel mare che fu di Virgilio, troppi cadaveri che fluttuano a mezz'acqua perché quei versi si possano ancora leggere solo come poesia. Sono diventati cronaca». Il libro propone dunque una triplice esplorazione della cultura antica alla luce di ciò che oggi definiamo "diritti umani": per scoprire in Grecia e a Roma alcuni incunaboli della Dichiarazione; per misurare gli scarti che su questo terreno ci separano dalla società e dalla cultura antica; infine per mettere in luce alcune specifiche forme culturali in base alle quali Greci e Romani si ponevano problemi equivalenti a ciò che oggi definiamo diritti umani. Ancora una volta, riflettere sul mondo antico ci aiuta ad orientarci nel presente.

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    Antonio

    17/05/2020 13:02:04

    In quest’opera l’autore si interroga sul concetto di diritti umani nel mondo antico e propone un excursus che va dall’Attica dell’età arcaica per arrivare fino alla tarda Repubblica e ai primi secoli dell’Impero Romano. Attraverso la lettura di passi tratti da Terenzio (da una cui frase trae il nome questo agile libretto), Cicerone, Virgilio, Seneca… senza trascurare Sofocle o i Vangeli, l’autore cerca di dipingere un quadro completo di cosa significasse lo ius humanum nei tempi antichi creando degli interessanti paralleli con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 riletta proprio alla luce della cultura greca e latina. Tuttavia, questo saggio non vuole essere una mera idealizzazione del mondo classico inteso come un paradiso ormai perduto. Anzi, l’autore non manca di sottolineare gli scarti culturali della nostra cultura rispetto al mondo antico (basti pensare alla condizione femminile, al concetto di barbaro o all’istituto della schiavitù) e tuttavia ciò non impedisce che si possa trarre una importante lezione dagli antichi che, rispetto a noi moderni che parliamo di “diritti dell’uomo”, ragionavano - forse più saggiamente - in termini di “doveri dell’uomo” (ciò che Seneca definirà humanum officium, gli obblighi degli uomini verso gli altri uomini, obblighi riconosciuti anche al di là dell’appartenenza alla stessa comunità).

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    luciano

    20/05/2019 10:10:01

    Quando i Troiani, fuggiti dall'incendio di Troia, naufragano nei pressi di Cartagine, Ilioneo, uno dei pochi superstiti, assieme ad Enea, rivolgendosi alla regina di Cartagine, dice: "Noi ti preghiamo, salva un popolo pio...non negarci accoglienza alla riva, non scacciarci al margine estremo del lido, perché se disprezzi il genero umano, temi almeno gli dèi, memori di giustizia e iniquità". Didone risponde con queste parole: "Se volete restare con me in questi regni, da uguali, vostra è la rocca che innalzo. Per me tra Tirio e Troiano non si farà differenza...Non ignara di mali imparo a soccorrere i miseri". Nell'Italia di oggi il governo al potere, invece, chiude i porti "ai gommoni e ai barconi carichi di fuggiaschi che affondano nel canale di Sicilia" e tra questi abbiamo dei Siriani che, al pari dei Troiani fuggono dalla guerra che devasta la loro patria. Più avanti negli anni Seneca parlerà di "humanum officium", ossia del "dovere degli uomini verso altri uomini"; in altre parole la natura "comanda che le nostre mani siano sempre pronte a soccorre i bisognosi perché siamo nati nel vincolo di obblighi reciproci. La nostra società è come un arco fatto di pietre, che sta su perché esse si sostengono l'una con l'altra, altrimenti crollerebbe."

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    n.d.

    03/05/2019 12:48:17

    Un libro da far leggere alle scuole superiori come testo fondamentale di comprensione umana

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    Elia

    28/03/2019 09:58:25

    Da quattro decenni, Maurizio Bettini ci guida alla scoperta delle strutture antropologiche del mondo greco e romano. La stima con cui è seguito al di fuori del mondo accademico mostra che questa profondità di sguardo favorisce la riflessione sul senso della nostra vita e aiuta alla comprensione di un presente. Di fronte alla regressione di usi, costumi, linguaggi, rivolgersi ai classici e al loro background potenzia il respiro; e loro, per “humanità” (come scriveva Machiavelli) ci rispondono e pongono a loro volta domande inevase. Questo libretto, il cui titolo muove da un celebre detto di Terenzio, parte da un Mediterraneo in cui non si dà soccorso ai naufraghi e ripercorre, passando per un altro gruppo di naufraghi, Enea e i suoi soccorsi da Didone, la nozione di umanità nel mondo greco e romano. Ne seguono spunti di riflessione fecondi per interrogare fuori da ogni retorica (e da ogni negazione balorda) la nozione di “diritti umani”. Ora che i “rari nantes” dell’Eneide vengono abbandonati cinicamente, e che il “gurges” si alza su di loro senza suscitare reazioni responsabili nelle istituzioni italiane ed europee, è urgente chiedersi che uomini siano mai quelli che permettono simili sofferenze, in che cosa consista l’essere uomini e come si possa riprendere una riflessione sui diritti delle umane creature. È urgente che ricercatori dediti al presente, studiosi del mondo antico e attivisti per i diritti umani trovino il modo di parlarsi tra loro. Bettini fornisce un contributo snello, documentato, acuto. Un solo rilievo: si parla anche qui di “disperati”, una parola usata sistematicamente come sostantivo dai cronisti, che rischia in questa ripetizione pigra di ontologizzarsi (non persone disperate in un frangente difficile, ma disperati in profondità, nell’essere loro proprio): uno sguardo più prossimo permette di vedere che sono, pur “rari nantes”, portatori di speranza: i veri disperati sono altri, che vogliono privare noi esseri umani di speranze.

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  • Maurizio Bettini Cover

    Classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena dove ha fondato il Centro Antropologia e Mondo antico. Per Einaudi ha pubblicato i romanzi In fondo al cuore, Eccellenza (2001), Le coccinelle di Redún (2004), Con l'obbligo di Sanremo (2013), oltre a numerosi saggi, tra cui i celebri Il ritratto dell'amante (1992), Voci. Antropologia sonora del mondo antico (2008), Vertere. Un'antropologia della traduzione nella cultura antica (2012), Con l'obbligo di Sanremo (2013), A che servono i Greci e i Romani? (2017) e Il mito di Medea (2017).Nel 2014 pubblica per Il Mulino Elogio del politeismo. Quello che possiamo imparare dalle religioni antiche, cui seguono Il grande racconto dei miti classici (Il Mulino, 2015) e Radici. Tradizioni, identità, memoria... Approfondisci
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