Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 5 novembre 2003
Pagine: XXX-1095 p., Rilegato
  • EAN: 9788817872287
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Descrizione
"'Horcynus Orca' è un mitico e epico poema della metamorfosi. La concezione del mondo come metamorfosi affonda le sue radici nella religiosità mediterranea... Per questo D'Arrigo ha potuto creare un epos moderno, riprendendo, come Joyce nell'Ulisse, un tema mitico: perché in un'età in cui il mito dominante è quello di dissolvere i miti arcaici, solo la tragedia incommensurabile della loro perdita può essere il tema della tragedia." (Giuseppe Pontiggia)

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Recensioni dei clienti

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    enzo vanarelli

    08/01/2018 14:31:41

    Un testo più che un romanzo. Nella letteratura italiana Il libro per eccellenza, l'unico che dopo l'Odissea di Omero e l'Ulisse di Joyce si azzardi ad affrontare la totalità della condizione umana. E lo fa - come sempre - tessendo sul ritorno; e su quel male, o mare interiore del ritorno che i greci chiamarono "nostalgia", "sofferenza del/per il ritorno". Una sofferenza tanto panica che non poteva essere detta nei modi referenziali della narrazione; ma solo nei modi allusivi del mito. Da questo punto di vista, addirittura più mitico e grande di Moby Dick, che certo lo precede, ma accumula in esotismo e conflitto tra male metafisico e male storico ciò che l'ingenuo (il narratore è sempre ingenuo, cioè "nato nella sua razza") Ismaele esperimenta. Ma 'Ndria non è il narratore, e la sua "ingenuità" esperimenta in proprio tutto l'assurdo dell'esistenza. In un certo senso Moby Dick può consolarci come una "paideia"; "Horcynus Orca" no. Come dire che lì la coniugazione del mito è prevalentemente epica, quindi esemplare; qui invece tragica, e invoca il giudizio e la compassione del lettore. Credo tutto ciò non potesse essere realizzato se non conducendo un'invenzione linguistica parallela all'invenzione narrativa; per cui la "lingua di D'Arrigo" è necessaria ad "Horcynus Orca" come la lingua di Joyce è necessaria a "Finnegan's Wake"

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    Stefano

    28/04/2016 10:26:33

    Faccio notare a chi ha scritto prima di me che il libro è tuttora nel catalogo Rizzoli e regolarmente disponibile. Purtroppo rimane un libro sconosciuto al grande pubblico, ma son mi sembra corretto dire che l'editoria lo snobba e non viene più pubblicato.

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    dalce lamberto

    12/02/2014 10:30:40

    capolavoro dimenticato da critica ed editoria, ma proponibile sempre. E' anche difficile trovarlo nelle librerie. Urge trovare mefafoni potenti che denuncino questa sorta di censura.

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    marco63

    20/06/2013 22:25:08

    Sapendo che si parla di pescatori siciliani si può pensare ad una vicenda popolaresca o socio-politica, con personaggi neorealisti o caricaturali ed un linguaggio infarcito di sgradevoli dialettismi. Niente di tutto questo: il romanzo ha un respiro epico con personaggi tutti, a modo loro, grandiosi. Il registro passa dal drammatico all'umoristico senza mai scadere nel realismo o nella sociologia banale. Non si parla di poveri, di rivendicazioni politiche, di mafia, di fascismo, ma di vita, amore e morte, in un'ottica tragica di fine di un mondo che lo accomuna ad un altro grande romanzo dello stesso periodo, il Gattopardo. Il famigerato linguaggio di D'Arrigo, un misto di dialettismi, italiano, onomatopee e termini inventati di sana pianta non mi ha disturbato minimamente, anzi, la prosa ha un garbo ed una musicalità che incantano. Un libro splendido e tragico, intraducibile e quindi impossibilitato a raggiungere quel succcesso internazionale che meriterebbe.

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    Giuseppe Arena

    30/10/2012 16:12:01

    Sicuramente un capolavoro che affida alla invenzione linguistica e alla dimensione epica la sua irripetibile grandezza. Certo di non facile lettura e comprensione ma dispiace che il lettore medio non compia un salto di qualità complice una editoria che punta principalmente sulle vendite.

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    Carlo

    14/10/2012 23:19:34

    Uno stupendo poema in prosa. Peccato che non si trova da nessuna parte. Per fortuna me lo hanno prestato.Si pubblicano dei libri di cui si potrebbe fare a meno e dei capolavori della letteratura modera vengono dimenticati incredibilmente!

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    domenico

    05/08/2012 13:48:23

    Libro di portata omerica, ma più complesso, direi troppo complesso per la nostra epoca; senz'altro un capolavoro troppo poco conosciuto. Forse è destino di molti scrittori siciliani restare nell'ombra per eccessivo pudore di sè stessi, per la incommensurabile grandezza delle loro opere e penso a Tomasi di Lampedusa, a Lucio Piccolo, a Gesualdo Bufalino, balzati agli onori grazie all'interevento di altri che ne hanno apprezzato l'opera. Però, D'Arrigo è troppo grande, troppo complesso per eseere capito dalla massa dei lettori; secondo me egli ha espresso il complicato animo siciliano forgiato da una storia millenaria, e come tale di difficile assimilazione.

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    Nadine

    15/07/2012 00:59:14

    Uno dei capolavori della letteratura italiana moderna! Peccato che l'abbassamneto culturale del lettore medio italiano imponga di relegarlo nei lager della non pubblicazione!!!

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    Morris

    03/10/2011 13:09:13

    Un motivo per cui non viene ripubblicato è che nessuno, ormai, riesce ad avere una profondità tale per gustare un capolavoro della letteratura italiana del 900.

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    carmelo

    19/01/2011 20:49:31

    Romanzo prolisso, solo parole su parole per il gusto della scrittura, dalle iperboli inutili, fini a se stesse, non un personaggio delineato nè una linea storica che il lettore possa percorrere, nihil assoluto. Fatica immane per il lettore, impossibile da leggere se non è siciliano. Se non viene più ripubblicato un motivo ci sarà!

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    Fabio G.

    05/03/2010 12:20:48

    Nulla da dire: capolavoro!

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    Gianluca

    03/06/2007 14:32:25

    Il più bel libro italiano del '900! ma che dico? Il più bel libro italiano di sempre! Capolavoro assoluto!!!!

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    geniale

    31/01/2007 15:05:11

    Il libro assoluto!

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    Amedeo B.

    24/01/2007 13:37:05

    Si tratta di un poema in cui il realismo si mescola alla poesia più alta, rischiando a volte di essere prolisso, restituisce un affresco dell'italia durante la Seconda Guerra Mondiale secondo colori e tonalità scelti dagli stessi protagonisti: 'Ndrja, i pellisquadre, le femminote, le fere. E' anche il romanzo della ricerca: del senso degli eventi, della propria identità. 'Ndrja rappresenta il nuovo antieroe che non torna trionfante, perchè dalla guerra non si può che tornare cambiati, diffidenti, perdenti. La ricerca meticolosa della lingua più adatta ad esprimere la carnalità, il legame profondo col mare, il senso di malonconica lotta per la vita, porta a dei risultati stupefacenti. D'Arrigo recupera il senso profondo delle parole con minuziosi studi etimologici che accompagnati alla grande vena creativa, danno vita ad un nuovo modo di esprimere l'esistenza.

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    DARIO

    21/11/2006 18:10:16

    Forse il libro più bello che abbia letto, forse il libro italiano più grande del Novecento. Forse difficilmente "internazionalizzabile" per via di una traduzione che non potrà essere fedele a quell'incredibile ordito di una lingua ricamata parola per parola (ma anche Ulisse di Joyce era così, o no?).

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    maqroll

    12/11/2006 22:45:50

    Il soldato che torna a casa dalla guerra, e vi trova l’ammorbante fera distruttrice. Pur con tutti i suoi evidenti difetti, resta un coraggioso esempio di massimalismo narrativo in un Paese, come il nostro, aduso all’anoressia culturale.

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    CINZIA

    14/10/2006 19:45:35

    Capolavoro della letteratura italiana. Poco conosciuto a dispetto della maestosità dell'opera. Questo libro ha paralizzato la mia attenzione per almeno due settimana, è tutta una poesia, le vicissitudini del protagonista.., il ferry boat, l'amore carnale o immortale. Lo considero uno dei libri più belli, da consigliare solo a un lettore più raffinato, non certo ad un principiante o poco esigente.

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    Casalese

    26/02/2006 11:14:31

    Immenso!

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    mimmo baratta

    20/01/2005 17:12:27

    capolavoro mondiale

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    Lord Yupa

    22/06/2004 14:03:18

    Assoluto

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