Categorie
Anno edizione: 2016
  • EAN: 9788899241612

€ 13,60

€ 16,00

Risparmi € 2,40 (15%)

Venduto e spedito da IBS

14 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Non sono un patito di polizieschi, gialli e affini, ma quando un libro è scritto bene il genere non conta. Le identità di Cleo di Enrico Gregori rispetta i canoni del romanzo noir. Un insospettabile killer, una storia ben congegnata, incastri che creano una trama solida, situazioni intriganti. Insomma, l’autore sa fare il proprio mestiere. E allora, cosa rende quest’opera diversa dagli altri mille libri del genere?

La risposta è nei personaggi che costellano questo romanzo.

Protagonista indiscusso è l’investigatore privato Lojodice, un uomo reso “zoppo” dal suo passato. Sta sulla difensiva mandando in prima linea il proprio cinismo, non si fida di nessuno se non del suo amico Bucci, il maggiore dell’Arma dei Carabinieri con il quale collabora per la risoluzione del caso. C’è poi l’avvocato Magrini, un simpatico avvoltoio pronto a difendere qualsiasi criminale pur di far soldi.

Non mancano le donne. Quella che seguiremo dall’inizio alla fine della storia è Cleopatra Manzoni. Cleo per gli amici. Donna misteriosa, autolesionista, intelligente quanto basta per incastrare Lojodice in un caso in cui perverse pratiche erotiche fanno da sfondo a sanguinose vendette.

Insomma, avete capito di cosa stiamo parlando, ma voglio svelarvi un altro piccolo particolare di questo romanzo. La sottile indagine psicologica messa in scena dall’autore contribuisce a dare ai personaggi un’anima pulsante, anche a quelli che compaiono solo per pochi attimi. Gregori non crea protagonisti e personaggi minori, ma anima un mondo, delle persone e l’intera storia. Ogni personaggio ha la sua importanza. Questo “egualitarismo letterario” fa de Le identità di Cleo un romanzo appassionante, che si legge con attenzione.

Non sarete solo catturati dall’indagine, anzi, in alcuni casi la caccia all’assassino va in secondo piano. In certi frangenti l’autore preferisce dedicarsi al contorno, ma è proprio in secondo piano, addirittura dietro le quinte, che si nascondono i particolari.

Quando tutto sembra essere finito in un vicolo cieco, ecco che proprio una traccia insignificante porta la luce. Ma non è un artifizio a smuovere dallo stallo le indagini di Lojodice e Bucci, bensì, è il naturale corso degli eventi, la logica conseguenza di una serie di azioni pensate e create dallo scrittore solo all’inizio del tutto. Lo stesso Gregori si è dovuto piegare, ad un certo punto, al corso degli eventi, lasciandoli proseguire liberamente, senza ostacoli.

Recensione di Martino Ciano