Gli immortali. Come comporre una discoteca di musica classica

Giorgio Pestelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: VII-225 p., Brossura
  • EAN: 9788806167882
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    Alessandro Romanelli

    19/10/2004 17:33:17

    Giorgio Pestelli è sicuramente tra i critici e musicologi viventi, uno dei più acuti ed apprezzati. E questo non mi pare si possa obbiettivamente mettere in discussione. Vorrei, invece, suggerire alla signora Liguori di non drammatizzare se in questo pregevole volume rivolto ai neofiti non trovasse tutti i dischi(compact disc) elencati da Pestelli in un comune negozio. Lo scopo, tutt'altro, che trascurabile (e a mio avviso perfettamente raggiunto) del volume è, d'altro canto, proprio quello di incuriosire e soprattutto avvicinare alla grande musica e ai suoi migliori interpreti chi non ne ha avuto mai la possibilità (grazie anche a Mamma Rai). Anch'io, cara signora Liguori, 15 anni fa ho avuto l'ardire di scrivere una sorta di discoteca ideale della musica classica (inedita)...è sul sito Il "musicante.net" (pubblicata a puntate), se può interessarle. Certo non possiede la staordinaria sintesi stilistica di quella di Pestelli, ma almeno è... gratis ;-)

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    Maria Laura Liguori

    16/09/2004 17:22:45

    Il libro non è brutto: l'idea che ne sta alla base, anzi, è veramente esemplare, e pure i profili che Pestelli traccia delle opere sono interessanti, anche se, visto che il libro si rivolge per lo più a neofiti del mondo della classica, poco approfonditi. Il grave, gravissimo problema del libro è che dopo averti fatto venire voglia di ascoltare i capolavori immortali che propone nelle esecuzioni immortali che consiglia... ti lascia solo a scontrarti con la dura realtà: molti dei ciddì citati con tanto di referenze e numero di catalogo NON ESISTONO o SONO FUORI CATALOGO. Forse prima di mandare in stampa il libro qualcuno avrebbe dovuto verificare l'esattezza di questi piccoli dettagli (è solo l'essenza del libro... praticamente trascurabile!) perchè non so se è successo anche a qualche altro ignaro lettore, ma io mi sento proprio presa per il naso.

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Con una periodicità che ha dell'implacabile, vedono la luce in Italia libri divulgativi (guide, minienciclopedie, atlanti, glossari, manuali), immancabilmente proposti come utile, quando non indispensabili, strumento per indagare uno, o più, o tutti i campi dello scibile musicale. Va da sé che, con quasi altrettanta regolarità, tanto l'aspetto scientifico quanto quello letterario di tali pubblicazioni lascino largamente a desiderare: eccettuandosi il giudizio di coloro le cui brame culturali coincidono, nelle ragioni e nei modi, con quelle degli immortali copisti di Flaubert.

Finalmente, in ossequio alla nota massima, giunge la confermante eccezione: una guida composta da Giorgio Pestelli, costituita da circa duecento schede in cui a riflessioni e notizie su altrettante opere si accompagna puntualmente l'argomentata segnalazione di un'incisione discografica. I duecento piccoli capitoli, di volta in volta, trovano il punto di appoggio in analisi formali, aneddoti, inedite proposte di lettura o di ascolto: ebbene, nel loro insieme, essi creano una delle storie della musica (da Desprez a &Stilde;ostakovič) più convincenti e godibili di quante attualmente in circolazione. E allora, se "il modo migliore per conoscere il Trio di Ravel è quello di ascoltarlo dopo una fiera batosta", la Water Music di Haendel è "una musica che bisogna ascoltare tutte le mattine prima d'incominciare le solite occupazioni": evitando però un eccessivo coinvolgimento emotivo, foriero di spiacevoli gaffe con i vicini di casa.

Pestelli propone definizioni stilistiche, utili all'individuazione di un autore, che però non trovano riscontro nel lessico in uso presso l'odierna musicologia. Un esempio. Chi mai aveva pensato che quell'inconfondibile tratto di Haydn che segna il Finale della Sinfonia n. 88 potesse riassumersi in tre parole: un'"aria fintamente minchioncella"? Tre parole, sì, ma tanto chiare e pregnanti da sbaragliare (sia detto con il dovuto rispetto) tanta analisi schenkeriana. Proseguendo, l'autore rivela la fermezza delle proprie convinzioni, nel rivolgersi a coloro in cui l'ascolto di Brazileira di Milhaud, non susciti reazioni fisiche: "Chi a quel movimento di samba non si sente preso dalla voglia di dimenarsi (...), chi in mezzo a quel piroettare resta fermo come una statua, deve rassegnarsi e pensare alla corrispondenza con qualche altra musa (per fortuna ce ne sono altre otto)".

Altrove, bastano poche righe per un'intuizione illuminante. Chi sono i due dialoganti nella Va riazione n. 9 degli Studi sinfonici schumanniani? "Subito si penserebbe a due innamorati che si ripetono a turno le stesse parole, due voci che si chiamano e si interrogano; ma forse, e meglio, si tratta di un individuo solo, il quale, sapendo di non coincidere più con se stesso, (...) produce un suo 'doppio', si scinde cioè in una seconda voce cercando una sponda, un'eco, alla sua solitudine".

La silloge, felicemente scevra da intenti Sociali, Culturali, Didattici, è lo specchio di una libertà di pensiero (e di scrittura) alle cui fondamenta sta quella dimestichezza con la storia e la cultura propria ai soli sapienti, nel cui consesso Pestelli siede da tempo. Ed è allora del tutto consequenziale la formulazione di giudizi netti, magnificamente perentori, incuranti d'ogni eventuale dissenso: "Le Nuits d'été [di Berlioz] sono uno dei testi più affascinanti di tutto il romanticismo musicale", il Trio dell'Arciduca è la "vetta suprema nella musica da camera di ogni tempo".

Proponiamo Gli immortali come primo libro da acquisire per chiunque intendesse "comporre una biblioteca di musica classica".