L' importanza di non capire tutto

Grace Paley

Curatore: C. Simonetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 27 marzo 2007
Pagine: VII-276 p., Brossura
  • EAN: 9788806170776
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Descrizione
Una miscellanea di articoli giornalistici, racconti, poesie, lezioni, prefazioni, saggi, interventi orali e relazioni che Grace Paley ha pubblicato nel 1998 con il titolo "Just as I tought". I testi, perlopiù di carattere autobiografico, raccontano delle esperienze personali del'autrice, le sue convinzioni politiche, la cronaca delle sue battaglie pacifiste, i rapporti delle missioni in Vietnam del Nord nel 1969, ma riportano anche le sue lezioni di scrittura creativa e i suoi saggi letterari: l'infanzia in una famiglia di ebrei russi immigrati in America, il periodo dell'impegno civile, il femminismo, fino all'opposizione alla Guerra del Golfo. Quasi un secolo di battaglie ma anche di passioni letterarie testimoniate da un'autrice sempre in prima linea, considerata punto di riferimento fondamentale sia da autori affermati - uno per tutti Philip Roth - sia da quelli più giovani come Ali Smith e A. M. Holmes. Un vero ritratto-documento della vita culturale e politica americana dagli anni Sessanta a oggi.

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    lucio70

    05/06/2011 21:43:21

    bel libro, bellissime ore passate a leggerlo

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"La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore. È lui che deve rimettere insieme i frammenti di un'opera dispersa e incompleta. È lui che deve ricongiungere passi lontani che però si integrano. È lui che deve organizzare i momenti contraddittori ricercandone la sostanziale unitarietà". Così scriveva Pasolini nella nota introduttiva degli Scritti corsari. È una prescrizione che mi pare particolarmente indicata per la lettura del volume di Grace Paley, e non soltanto per il fatto che entrambi sono composti da una miscellanea di articoli giornalistici e non da un racconto unitario. Il libro di Paley riunisce i discorsi tenuti nelle principali università americane e straniere, gli articoli, i saggi che della scrittrice comunicano il tenacissimo impegno antibellicista e contrario a ogni forma di discriminazione sociale. La scrittura appassionata, l'insistenza coraggiosa ma mai dogmatica sui problemi storici e sociali che nella divulgazione sono spesso oggetto di indagine superficialmente documentaria o di retorica vuota di esperienza, o a volte addirittura di spettacolare ostentazione (come le guerre in Vietnam e in Iraq, l'aborto, la condizione delle madri e delle donne nere dell'America degli anni cinquanta), sono tutti elementi che costringono il lettore a tornare indietro e a prendere posizione, a tracciare continue linee di collegamento, dopo essere stato inevitabilmente coinvolto all'interno di una comunicazione il più possibile aperta e diretta, schietta e sincera, forte nel suo impegno seppure cosciente dell'impossibilitò di dire tutto, di capire tutto – come recita il titolo italiano che rende l'originale inglese Just as I Thought. Non a caso uno degli ultimi capitoli del volume (tratto da una conferenza tenuta a Harvard nel 1991) si intitola Connessioni e riporta a galla molti problemi già trattati, proprio perché i lettori riflettano su questo avvertimento: "Se volete essere la persona che migliorerà gli effetti del napalm o che lascerà le cose così come stanno. Dovete prendere una decisione, perché se non lo fate, gli dei e le dee di questo mondo – chiunque essi siano – incominceranno a pensare che l'intelligenza non sia un gene poi così importante per la continuazione della razza umana".
I vari interventi rappresentano qualcosa di molto più poetico, intenso ed efficace di un pezzo di una conferenza o di un articolo giornalistico, per quanto formalmente lo siano. Le origini ebraico-russe di Grace Paley – nata a New York, nel Bronx, nel 1922 – contribuiscono a sottolineare un punto di vista alternativo rispetto alla mentalità americana, soprattutto quella del potere costituito e della società dirigente, e almeno in parte spiegano la tendenza del linguaggio alla narrazione minuta, che ritaglia piccoli apologhi simbolici e storie private illuminanti alle grandi problematiche in questione. Ne avevamo già avuto un'idea con la raccolta di racconti Piccoli contrattempi del vivere. Tutti i racconti (Einaudi, 2002). Oltre al suo calarsi nella società e nel mondo di gran parte del Novecento fino ai giorni nostri da questa molteplicità di registri e di punti di vista, infatti, L'importanza di non capire tutto ci trasmette una costante riflessione sulla letteratura e sulla scrittura (Paley ha insegnato scrittura creativa nelle università americane per quasi vent'anni) e, in particolare, sull'immaginazione, che rappresenta il fulcro del collegamento tra impegno sociale e letteratura. L'autrice ne parla nei saggi che dedica a Christa Wolf e a Isaak Babel', ma anche nel capitolo che dà il titolo all'edizione italiana e in Immaginare il presente. "Io non ho immaginazione. Tutto quello che possiedo è il desiderio di averla", diceva Babel'. Questa facoltà della mente, o del cuore che sia, non riuscirà mai a raffigurarsi perfettamente la crudeltà e gli orrori che ci circondano, perché non c'è "quantità" sufficiente di immaginazione per capire che cosa sia successo, quale sia la verità. Ma il desiderio di Babel' – come quello di ogni scrittore, che "meno ne capisce, più probabilmente ne scriverà" – è indispensabile per tentare di comprendere e di fare qualcosa.
  Chiara Lombardi