In caso di disgrazia

Georges Simenon

Traduttore: L. Colombo
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 2001
Pagine: 180 p.
  • EAN: 9788845916267
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«Il fatto essenziale è che non posso fare a meno di lei, che soffro fisicamente quando non le sono vicino. Che ho bisogno di sentirla accanto a me, di guardarla vivere, di respirare il suo odore...»

Chi non conosce Simenon come romanziere, ma solo come autore di gialli di grande successo, può scoprire con questo libro uno scrittore imprevedibile e ben diverso dal sereno e saggio creatore del commissario Maigret. In realtà questo romanzo, scritto nel 1955, ha alcuni elementi del tutto particolari anche all'interno dell'intera produzione dello scrittore belga. Il tema: "l'amour fou" che devasta e distrugge, privo di qualsiasi remora e regola, che entra all'improvviso in una vita, la sconvolge e non può essere arginato. In secondo luogo la forte connotazione erotica di alcune pagine e di alcune situazioni. Senza cadere mai nella volgarità, Simenon, dato che la narrazione è fatta in prima persona, entra nella psicologia del personaggio, ne esprime le sensazioni e i turbamenti, parla dei "giochi" ai quali accetta di partecipare, delle pulsioni incontenibili e della totalità che la storia con Yvette viene ad assumere nella sua vita. La trama non è ricca di avvenimenti: un noto avvocato, Lucien Gabillot, si trova a difendere una ragazza, Yvette appunto, dall'accusa di furto, riesce a farla assolvere (anche se colpevole) e inizia con lei un'appassionata relazione, pur mantenendo intatto il rapporto (freddo, ma pieno di complicità) con la moglie Viviane, la vita mondana condotta fino a quel momento, l'attività professionale densa di soddisfazioni e di guadagni. La storia però non può essere facilmente contenuta nei termini di un'avventura, troppo invasiva è la morbosa ossessione che sempre più rapidamente si impadronisce dell'avvocato, troppo il coinvolgimento, l'offuscarsi di ogni altro interesse, troppo vasto lo spazio che questa ragazza, di poca moralità, di poca cultura, neppure bellissima, riesce a occupare nella vita del raffinato Gabillot. Eppure già c'erano segnali in lui di una certa inclinazione alla trasgressione: avventure con prostitute, la stessa moglie sottratta all'importante collega, una certa "scioltezza" anche professionale (l'unica però che crea qualche problema morale all'affermato avvocato). Ma la vicenda, mano a mano che procede, diventa sempre più totalizzante, fino al drammatico finale che però vede il protagonista incomprensibilmente al fianco e quasi solidale, con colui che gli ha distrutto l'"oggetto del desiderio". Ma è chiaro che Gabillot poteva ben capire il proprio sfortunato rivale e quanto l'amore lo potesse indurre alle azioni più inaspettate, pazze, distruttive e autodistruttive.

Alla fine non resta vivo che l'ambiguo rapporto con la moglie Viviane, una donna guidata dall'intelligenza, la cui freddezza colpisce il lettore tanto quanto l'annaspare tra le emozioni del marito.

L'amour fou è uno dei temi ricorrenti nella cultura francese e Simenon, al di là della nascita a Liegi, è autore profondamente francese: l'esprit de finesse e la razionalità transalpina hanno sempre amato parlare, quasi come contrappasso, di questo "scarto", di questo sbandamento dell'anima. La letteratura, da Breton alla Duras, come la cinematografia, dall'ormai "classico" Truffaut al giovane Carax, hanno, anche in anni recenti, fatto riflettere sul turbine che può piombare su ogni vita, su questo fuoco incontrollabile e sempre inevitabilmente collegato alla morte.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

1
Domenica 6 novembre

Appena due ore fa, dopo colazione, nel salotto in cui eravamo passati a prendere il caffè, stavo in piedi davanti alla finestra, abbastanza vicino da avvertire la fredda umidità dei vetri, quando ho sentito mia moglie dire, dietro di me:
"Pensi di uscire, nel pomeriggio?".
Queste parole, così semplici e banali, mi sono parse cariche di significato, come se celassero un sottinteso che né io né Viviane osavamo esprimere. Ho esitato un po' prima di rispondere, non perché non sapessi che cosa intendevo fare, ma perché per un attimo sono rimasto sospeso in quell'universo un po' inquietante, anche se in fondo più reale del mondo di tutti i giorni, che dà l'impressione di scoprire l'altra faccia della vita.
Poi devo aver balbettato:
"No, oggi no".
Lei sa che non ho alcun motivo di uscire: l'ha intuito come tutto il resto; forse si tiene anche informata su ogni cosa che faccio. Non ce l'ho con lei, come lei non ce l'ha con me per quello che mi sta succedendo.
Nel momento in cui ha posto la domanda stavo guardando attraverso la pioggia fredda e scura che cade da tre giorni, anzi, dal giorno dei Morti, un barbone che andava e veniva sotto il Pont-Marie battendosi le mani sui fianchi per riscaldarsi. Fissavo soprattutto un mucchio di stracci nerastri addossato al muro di pietra, chiedendomi se si muoveva davvero o se si trattava di un'illusione dovuta al fremito dell'aria e al cadere della pioggia.
In effetti si muoveva, e ne ho avuto la certezza quando dai cenci è uscito un braccio, e subito dopo una testa di donna, gonfia e tutta scarmigliata. L'uomo ha smesso di passeggiare, si è girato verso la sua compagna per dirle qualcosa, e poi, mentre lei si metteva a sedere, è andato a prendere fra due sassi una bottiglia mezza vuota: gliel'ha data, e lei ha bevuto a canna.
In questi dieci anni, da quando siamo venuti ad abitare in quai d'Anjou, sull'île Saint-Louis, mi è capitato spesso di osservare i barboni. Ne ho visti di tutti i tipi, anche donne, ma era la prima volta che ne vedevo due comportarsi come una vera coppia. Perché la cosa mi ha colpito, facendomi pensare a un animale maschio e alla sua femmina rifugiati nella loro tana nel fondo di un bosco?
Alcuni, quando parlano di Viviane e di me, ci paragonano a una coppia di belve, intendendo probabilmente alludere al fatto che, tra gli animali selvatici, la femmina è la più aggressiva.
Prima di girarmi per andare verso il vassoio su cui era stato servito il caffè, ho avuto il tempo di registrare un'altra immagine: un uomo alto e dal viso abbronzato che emergeva dal boccaporto di una chiatta attraccata di fronte a casa nostra. Si era tirato sopra la testa la cerata nera per avventurarsi sotto la pioggia e, con una bottiglia vuota in ciascuna mano, si è inoltrato sulla passerella scivolosa che collegava la barca alla banchina. In quel momento lui e i due barboni, insieme a un cane giallastro incollato a un albero nero, erano i soli esseri viventi che si vedessero nel circondario.
"Scendi in studio?" ha chiesto di nuovo mia moglie mentre, in piedi, finivo di bere il caffè.
Le ho detto di sì. Ho sempre aborrito le domeniche, soprattutto le domeniche a Parigi, che mi mettono un'angoscia molto simile al panico. La prospettiva di andare a fare la coda, sotto l'ombrello, davanti a qualche cinema mi dà il voltastomaco, e così pure quella di passeggiare sugli Champs-Élysées, per esempio, o alle Tuileries, o quella di ritrovarmi imbottigliato nel traffico sulla strada per Fontainebleau.
Siamo tornati tardi, ieri sera. Dopo avere assistito a una generale al Théâtre de la Michodière, abbiamo mangiato da Maxim's, e verso le tre del mattino siamo andati a chiudere la serata in una cantina vicino al Rond-Point in cui si ritrovano gli attori e la gente del cinema.
A differenza di qualche anno fa, non riesco più a fare le ore piccole senza poi risentirne. Viviane, invece, non sembra mai stanca.

Recensioni dei clienti

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    luciano

    14/04/2016 11:53:50

    Lucien, un avvocato non più giovane, molto importante "con la faccia da rospo e gli occhi a palla" e Yvette una giovanissima e graziosa prostituta. Un amore senile? Scrive l'avvocato sul suo memoriale: "Forse. Ma non si tratta di quella che chiamano estate di San Martino...e ancor meno il bisogno di una patner più giovane", si tratta, invece, della " volontà di rendere felice qualcuno, di prendersene cura totalmente, qualcuno che ti deva tutto e che se l'abbandonassi ritornerebbe ad essere una cagna randagia alla ricerca di un padrone". E' il romanzo meno bello di quelli che ho letto, il più semplice e con un finale scontato.

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    wehrkelt

    29/06/2009 18:00:58

    Un capolavoro, uno dei migliori Simenon. Come sempre (con l'eccezione di Maigret) i protagonisti sono uomini mediocri, vili, spesso spregevoli. Ma Simenon descrive, non condanna. Chi può dire di essere migliore di loro, in fondo? Il protagonista è un avvocato, e si sa quanto Simenon disprezzi gli avvocati (si veda ad es. "Lettera al mio giudice"). Gli altri protagonisti, una prostituta, neppure riscattata dall'amore come una qualsiasi Dame aux Camelias, e una moglie ipocrita, odiosa. Ma tutti suscitano la nostra pena, ben più che la nostra condanna. Scrittura ammirevole e gusto per i particolari ambientali degni di un classico della letteratura.

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    lhl

    28/04/2008 10:00:08

    Forse l'unico difetto di questa opera è la prevedibilità, ma per il resto si ritrova il miglior Simenon, con la sua atmosfera, i suoi personaggi perfetti, i suoi colpi di pennello mai fuori posto, sempre indispensabili. Tanti protagonisti, per nessuno dei quali riesci a fare il tifo, tanto sono negativi, per nessuno dei quali riesci ad avere contemporaneamente ribrezzo, tanto sembrano deboli, traditi, tristi, sconfitti. Bello, non il miglior libro ma il miglior Simenon.

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    roberto cocchis

    08/12/2007 16:27:38

    Ricordo male, o ha ispirato un film (molto conturbante) con Jean Gabin e una splendida Brigitte Bardot? Pensavo che il film fosse notevole, ma il libro è anche meglio.

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    Benedetta

    01/10/2006 14:47:40

    Si rincorrono e interagiscono, in questo libro, personaggi archetipici indimenticabile: il vecchio satiro che si compiace della sua esistenza immorale, pur con una nota di rimpianto per la vita onesta che non ha saputo vivere; la sfacciata lolita giovane d'anni e già carica di esperienza (il personaggio ispirerà Buzzati nel bellissimo romanzo "Un amore" e, mutatis mutandis, suggestionerà, come hanno già notato attenti lettori, la Mazzantini di "Non ti muovere"); la moglie algida e attenta, di tempra e carattere più solidi del marito; l'innamorato respinto che impazzisce di gelosia. Sullo sfondo, una Parigi meschina sotto una patina di perbenismo bigotto che il protagonista si diverte a squarciare.

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    Pamela

    24/07/2006 12:05:19

    Un libro duro e vero, uno schiaffo all'ipocrisia ed al perbenismo. Mi vergoogno ad ammetterlo, ma è il mio primo Simenon. Di certo non sarà l'ultimo.

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    carla

    19/05/2006 19:48:40

    Assolutamente un capolavoro! L'autore ti fa entrare dentro l'anima del protagonista... Se si sta attenti, ci si legge un po' di "NON TI MUOVERE" della Mazzantini...i due uomini provono lo stesso struggente sentimento per la loro amante!

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    Jenny

    16/03/2006 18:40:12

    Il fascino che il romanzo esercita sul lettore non dipende dalla trama (molto semplice), ma dall'abilità di Simenon nello svelare l'animo umano, nel creare pagine dense di erotismo mai volgare e nel disegnare alla perfezione l'ambiente in cui immergere i suoi personaggi. Interessante la figura di Viviane, gelida moglie del protagonista. Su di lei avrei voluto che Simenon scrivesse di più.

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    hag reijk

    08/10/2003 08:18:29

    L'universo borghese messo a nudo. E l'odore di una certa Parigi, grigio-seppia, dove della città dell'amour non rimane che cenere dopo il falò. Impietoso. Senz'altro uno dei migliori Simenon.

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    massimiliano

    30/09/2003 12:31:06

    simenon ha la straordinaria capacità di creare un legame affettuoso, intimo, quasi familiare tra il lettore ed i protagonisti delle sue storie. ed a simenon per fare questo bastano poche pagine, anzi poche righe.

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    ubaldo camilletti

    01/09/2003 16:14:45

    Una bella storia ben scritta rovinata dal facile finale, finale che ti salva dalla perdizione (o salvezza?). Chissà se la Mazzantini in "Non ti muovere" ha un po' scopiazzato questo libro?

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    Mara

    17/04/2003 13:43:29

    Non sono d'accordo con quanti hanno scritto che è una storia prevedibile. Tutte le storie umane sono prevedibili, è il modo di esporle che le rende uniche. Ogni passione è unica per chi la vive, ed è questo che sa fare bene Simenon. Raccontare una passione e renderla unica, non ci sono rimorsi, i rimorsi fanno parte dell'ipocrisia. Da non perdere assolutamente.

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    patrizia

    17/04/2003 00:48:17

    Non sapevo quanto avesse detto Zeri a proposito di simenon ma condivido in pieno la sua affermazione sulla necessità di avere la produzione letteraria dello scrittore al completo.Al di là del fatto che questa NON E' la solita storia di tradimenti e amanti come scrive un lettore, lo stile narrativo di Simenon da uno spessore particolare al racconto.

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    sergio

    25/09/2001 23:17:30

    Si parte in sordina, per arrivare ad atteggiamenti e comportamenti che, seppure non convenzionali, non ci stupiscono nemmeno.E' una realta' che, sebbene non diffusa - per fortuna (o no?)- , tuttavia esiste. Il fascino del romanzo é quell'atteggiamento leggero e drammatico che pervade le situazioni,a tratteggiare il racconto come una commedia, ancorchè arrivi ad un tragico finale. Esemplare, forse, l'understatement della moglie del protagonista, così come dello stesso é eccessivo (o irreale), per i nostri canoni borghesi, il comportamento nell'ultima parte del romanzo. Concludendo: Plot 7 Scrittura 8/9

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    DADO

    11/09/2001 14:56:32

    Uno spaccato autentico sulle ipocrisie umane. Splendido, superiore a molte storie di Maigret.

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    michele

    30/08/2001 15:41:13

    scabroso(siamo nel 55'), asciutto,privo di pietà: una sassata contro l'ipocrisia e le falsità della alta borghesia intellettuale di Parigi. Eros e tanatos in una prosa asciutta ed avvincente.

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    Paolo

    22/08/2001 10:55:47

    Federico Zeri una volta ha dichiarato che in una biblioteca personale non può mancare l'opera completa di Simenon...., bhe questo romanzo ne fa parte degnamente grazie ad una situazione narrante appasionante ed alla psicologia che ancora una volta è dimensione dell'opera di Simenon. Il vecchio avvocato non teme di essere travolto dallo scandalo forse così come Simenon non aveva il timore di affrontare la sua sessualità dichiarando di aver avuto più di 1000 donne di cui il 90% prostitute....... Notevole anche il tratto psicologico della figura della moglie che è in qualche modo l'artefice della cariera legale e sociale del vecchio legale. Da leggere.

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    Felice

    01/08/2001 17:52:21

    Un bel libro scorrevole, una storia abbastanza prevedibile e triste che mostra come passione e amore spesso scavalcano limiti di età , bellezza , posizione sociale. Niente di nuovo quindi, ma si legge con piacere.

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    silvano

    13/07/2001 11:05:59

    deludente!

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    Andrea

    11/07/2001 09:36:04

    "In caso di disgrazia" è un libro le cui pagine scorrono molto facilmente. La scorevolezza del testo è però l'unico pregio. L'argomento trattato è alquanto banale (matrimoni falliti e relative amanti),come del resto il modo in cui viene sviluppato. Non vi è spazio per il contraddittorio, non c'è sentimento, manca il rimorso. Solo i fatti!.

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