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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2001
Pagine: 306 p.
  • EAN: 9788806158057
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    Alessia

    01/11/2003 07.25.11

    Vorrei iniziare questa mia riflessione citando una frase che ricorre spesso nel libro soprattutto verso la fine della storia che dice che la verità bisogna cercarla nel cuore degli uomini, perchè è solo lì che possiamo trovarla. E' padre Antonio Giardelli a pronunciare questa frase, che si dimostrerà alla fine rivelatrice di un mistero, fulcro di tutta la vicenda. Devo dire che non mi aspettavo minimamente di rimanere così colpita e piacevolmente sorpresa nel leggere questo libro. E neanche di poter ritrovare in esso un'atmosfera che più che ricordarmi "Il nome della rosa" (come ho spesso letto), mi ha evocato un pò le vicissitudini e la fanatica ricerca della Verità de "Il pendolo di Faucoult" di Umberto Eco. Non si dovrebbe mai commettere l'errore (se di errore si può parlare) di paragonare un' opera sì profonda e completa quale quella di Bettini con un'altra che non lo è da meno, ma in quest'opera di grande ricerca e di ricorso storico, di diverso dai romanzi dotti ed eruditi di Umberto Eco c'è forse una fluidità di linguaggio maggiore. In Umberto Eco ci si scontra spesso con vocaboli che forse incontreremo una sola volta nella vita e con ragionamenti a volte machiavellici al punto da darci la possibilità, alla fine del romanzo, di esprimere la nostra ammirazione con una standing ovation come se fossimo a teatro. Di Maurizio Bettini sconoscevo il nome, ma ricordavo il titolo dell'opera. Un titolo che mi aveva sempre incuriosito per l'eleganza dell'accostamento delle parole cuore ed Eccellenza. Questa figura che non compare mai fisicamente nel romanzo ma che rappresenta il motore che muove le fila di questo birbone di un Renzo Braces che tutto è tranne un burattino. Una sorta di scaltro Baudolino che pur di arrivare alla Verità le pensa tutte raggiungendo alla fine lo scopo prefissato. Questo è un bellissimo romanzo. Un romanzo scritto bene, in un modo semplice, un romanzo che ti fa viaggiare con la mente alle volte dell'Alta California e ti fa conoscere i nativi, gli indiani, i loro costumi, il

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    gianluca

    18/12/2001 00.37.00

    Romanzo storico notevole, paragonato dalla critica a "Il nome della rosa". Personalmente lo ritengo superiore, sia per la maggiore difficoltà di costruzione rispetto al clichè clerico-medievale di Eco, sia per il coinvolgimento emotivo e per il più largo respiro che regala al lettore. Personaggi straordinari, grande precisione storica, contrapposizione di due mondi e due scuole di pensiero, posizioni gesuite e illuministe...Un libro che ci insegna tanto, ma soprattutto ci fa riflettere sulla storia che abbiamo costruito,che torna prepotentemente a presentarci il conto.

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    gianna dalle rive

    16/10/2001 15.37.01

    Con l'artificio di un dispaccio ad una misteriosa "Eccellenza", Bettini mette in scena un avvincente racconto in prima persona, scritto da un brigante di pochi scrupoli, ed elucubratissime finzioni, il chirurgo-barbiere Enzo Braces. Ma la trama basta leggerla da qualche parte qui sopra. Quello che brilla come un cupo rubino è il modo magistrale di descrivere una mentalità ed un'epoca. Il riferimento alle missioni gesuite in Paraguay richiama immediatamente il coinvolgente film "Mission". Un infamante segreto potrebbe minare una potente monarchia, e padre Giardelli ne è (forse) il custode fuggitivo. Il mortale pericolo che da più parti incombe sull'ex gesuita, è ciò che gli permette, in ultima analisi, di compiere finalmente e definitivamente la sua missione. Ed un embrione di speranza nasce anche per gli oppressi ed incompresi indigeni, di cui così bene Braces ci offre una visione in linea con la mentalità e la morale dell'epoca coloniale.

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    GB

    28/08/2001 13.34.15

    Di questo libro, del quale e di chi lo ha scritto nulla sapevamo, ci ha entusiasmati la strepitosa recensione che Silvia Ronchey, che noi stimiamo molto, ne ha fatto sul supplemento letterario de La Stampa dell’ultimo sabato di luglio. E in tale ambito grandemente ci colpì, per l’originalità e l’arditezza (solo una donna poteva essere capace di tanto trasporto e di tanto coraggio), l’asserzione che esso, “secondo lei, supera Il nome della rosa”. Avendo letto - son passati già vent’anni - con grandissimo godimento e con piena adesione mentale il libro di Eco, abbiamo subito acquistato In fondo al cuore, eccellenza, fiduciosi che, data l’alta referenza ricevutane, non ne saremmo rimasti delusi. L’abbiamo letto molto attentamente, procedendo con calcolata lentezza e cautela, ritornando quasi ogni volta sul paragrafo o sulla frase appena letti, ripassandoli per riassaporarli, e continuamente rammaricandoci, mano a mano che procedevamo, che il numero delle pagine che ci rimanevano da leggere (il libro non è ponderoso come i romanzi di Eco), ahimè, andava via via scemando. Ed è stato nonostante tutto un gran leggere, credeteci; ci siamo leccati mille volte i baffi della mente. La trama è sostenuta da una sapienza narrativa fuori del comune (Maurizio Bettini è un antropologo antichista che insegna filologia all’università di Berkeley, non un guitto qualsiasi e neanche un animale da fiera (letteraria), e al suo complesso snodarsi offre opportuno sostegno e splendida luce una sorta di coro fuori campo che, sapientemente e a bella posta, egli fa scaturire dal diretto, estemporaneo, interloquire del narratore col suo misterioso committente (l’eccellenza, o eccellenza reverendissima, del titolo). I termini che Bettini usa, eleganti, splendidamente rilucenti, massimamente pertinenti, smaglianti e profondi, si avverte che nascono da un accurato e non facile lavoro di ricerca e di composizione e da un sostrato di erudizione non comune e lungamente assimila

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