L' industria dell'Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei - Norman G. Finkelstein - copertina

L' industria dell'Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei

Norman G. Finkelstein

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Collana: Saggi
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 aprile 2004
Pagine: 368 p., Brossura
  • EAN: 9788817000666
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"L'Olocausto si è dimostrato un'indispensabile arma ideologica." "L'anomalia dell'Olocausto nazista non deriva dall'evento in sé ma dallo sfruttamento industriale che è cresciuto attorno a esso." "La campagna in corso dell'industria dell'Olocausto per estorcere denaro all'Europa in nome delle 'vittime bisognose dell'Olocausto' ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di Montecarlo." Sono solo alcune delle tesi provocatorie sostenute in questo libro da Finkelstein, ebreo americano e figlio di sopravvissuti allo sterminio, che in questo libro mette in discussione due dogmi: l'Olocausto è un evento storico unico ed è il punto culminante di un'odio irrazionale ed eterno dei gentili contro gli ebrei.
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    Emanuela

    02/03/2015 21:43:23

    Libro che ha il coraggio di dire quello che molti pensano, e cioè che oggi le élite ebraiche americane e lo stato d'Israele possono fare i loro comodi in virtù di una sorta di immunità alle critiche dovuta alle persecuzioni subite durante la II guerra mondiale. A causa loro, l'Olocausto è stato trasformato in una sorta di "casinò di Montecarlo" e gli ebrei morti durante la guerra sono stati uccisi una seconda volta. Se vogliamo davvero rendere omaggio a quelle vittime, è ora che ci leviamo i prosciutti dagli occhi e iniziamo a ragionare con la nostra testa. Dobbiamo smetterla di considerare l'Olocausto come un unicum nella storia e un evento che non può essere sottoposto al vaglio critico e storico. Purtroppo, nel corso della storia dell'umanità di olocausti ce ne sono stati tanti, e tanti continuano a essercene nel silenzio generale dei media, per cui viene da chiedersi: ci sono vittime di serie A e vittime di serie B? Se adesso tutti i neri d'America decidessero di tornare in Africa e si mettessero a massacrare la gente che abita negli stati da cui sono stati portati via, che cosa diremmo? Un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che il 27 gennaio fanno post su Fb con su scitto "Per non dimenticare".

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    Leo

    26/01/2015 18:04:09

    Concordo con la scelta di abbinare questo libro di Norman G.Finkelstein con quello di Elena Loewenthal "Contro il giorno della memoria". L'Europa ha fatto i conti soltanto in misura molto limitata con la Shoah, un evento specificamente europeo. Il sentimentalismo di cui si riempiono molte cerimonie nel Giorno della Memoria non serve a nulla, mentre sarebbe utile chiarire come sia necessario difendere gli ebrei vivi, non piangere per quelli morti. Per questo oggi bisogna difendere l'unico Stato che offre una barriera all'antisemitismo: Israele.

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    Edson

    23/01/2015 01:29:35

    Quello che Norman G.Finkelstein giustamente paventa-investito da molte critiche da coloro che non hanno compreso a fondo che l'autore è un ebreo- come rischio è poi in fondo lo stesso che paventerà 10 anni dopo Elena Loewenthal, e stò parlando dell' autrice del libro: "Contro il giorno della memoria". Evidenzio solo che, forse, l'errore principale di Norman G.Finkelstein è stato quello di spingersi un po' troppo oltre a quello che avrebbe potuto limitarsi a dire e per questo non gli regalo il massimo del mio voto. Insomma, intendo dire che lui ha esagerato un pochino in certe affermazioni. Ma ripeto: non esiste assolutamente nulla di antisemita in lui, le sue sono solo personali constatazioni e critiche fatte da un ebreo sulla realtà dei fatti, ovvero le molte manipolazioni che si sono verificate dopo la Seconda guerra mondiale.

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    Marco Porro

    28/01/2014 00:40:56

    Ora asciughiamoci le lacrime e gioiamo insieme ai vivi. Altrimenti non avremo imparato nulla della Shoah.

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    Andrea

    23/02/2011 08:17:26

    Avevo questo volume nella mia libreria dal 2002 (prima edizione!) senza averlo toccato.Devo dire che si tratta di un'opera che merita di essere letta. Se viene adottato dai negazionisti è perché, con ogni evidenza, non ci hanno capito nulla. Così come mi pare evidente la scarsa comprensione dalla barricata opposta. Il testo tiene, a parte alcuni alti o bassi e incongruenze (i campi di sterminio sono o no un "unicum?" , l'autore a volte lo sostiene a volte no)e molte cadute di linguaggio e di gusto (i termini giornalistici, ironici o caustici a me paiono del tutto fuori luogo). Però a differenza dei molti "pamphlettisti" nostrani contraddistinti dalla cialtroneria, qui ci troviamo di fronte ad un'opera estremamente documentata CHE NON DISCUTE LO STERMINIO ma il suo cinico e schifoso sfruttamento da parte di una nazione (per motivi politici) e da associazioni (per motivi economici). I morti nei campi di sterminio, sarebbe sempre bene ricordarlo, non furono solo ebrei e, soprattutto, non morirono PER Israele o per qualunque accidenti di "superiore ideale": erano persone comuni (Belle, brutte, ricche o povere), integrate nelle società tedesca (o nelle altre) che avrebbero semplicemente preferito vivere. I martiri servono solo agli sciacalli che ne fanno uso. Da leggere

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    Giulia Bosi

    31/01/2010 17:11:14

    Un libro sconvolgente, scritto da un "eroe del nostro tempo" che per aver raccontato tante verità scomode ha perso la cattedra di Scienze politiche a Chicago. Filkenstein, rigorosamente ebreo e figlio di una sopravvissuta a Auschwitz, racconta come le INDISCUTIBILI tragedie della seconda guerra mondiale vengano da anni strumentalizzate per coprire i crimini dello Stato di Israele. Impressionanti i capitoli su Elie Wiesel, p. es. "Venditori, truffatori e storia".

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