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L' industria dell'Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei
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L' industria dell'Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei - Norman G. Finkelstein - copertina

Descrizione


"L'Olocausto si è dimostrato un'indispensabile arma ideologica." "L'anomalia dell'Olocausto nazista non deriva dall'evento in sé ma dallo sfruttamento industriale che è cresciuto attorno a esso." "La campagna in corso dell'industria dell'Olocausto per estorcere denaro all'Europa in nome delle 'vittime bisognose dell'Olocausto' ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di Montecarlo." Sono solo alcune delle tesi provocatorie sostenute in questo libro da Finkelstein, ebreo americano e figlio di sopravvissuti allo sterminio, che in questo libro mette in discussione due dogmi: l'Olocausto è un evento storico unico ed è il punto culminante di un'odio irrazionale ed eterno dei gentili contro gli ebrei.
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Dettagli

2004
Tascabile
21 aprile 2004
368 p., Brossura
9788817000666

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Franco
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Il controverso e polemico libro di Norman G. Finkelstein dimostra come l’Olocausto compiuto dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale sia stato strumentalizzato dallo Stato d’Israele per imporre la sua politica di repressione nei confronti del popolo palestinese. L’Autore che ebbe dei familiari deportati e deceduti nei campi di concentramento, è quindi non accusabile di “negazionismo”, o come è più corretto definire revisionismo olocaustico, ma vuole dimostrare come Israele, sostenuto dalle lobbies sioniste internazionali, abbia utilizzato la sofferenza patita dagli ebrei per giustificare a sua volta la persecuzione dei palestinesi. La tesi del docente di Brooklyn è sostenuta da una notevole documentazione e da un ricco apparato di note che la rendono impermeabile alle critiche, spesso ingiustificate, dei suoi avversari. L’industria dell’Olocausto è il sistema attuato dall’entità sionista anche attraverso il finanziamento delle banche svizzere studiato per accreditare ad Israele il monopolio della persecuzione, della sofferenza e dell’unicità dell’Olocausto, mentre per chi conosce la storia dell’umanità di genocidi perpetrati nei confronti dei nativi americani, dai milioni di ucraini sterminati per carestia nell’Holodomor staliniano e dalle altre decine di milioni di russi uccisi nei gulag di Stalin, verso milioni di cinesi internati nei laogai e nell’universo concentrazionario dell’estremo oriente la sofferenza è «meno importante». Historia magistra vitae, ma forse, parafrasando George Orwell, «alcune atrocità sono meno importanti di altre». Ogni critica contro Israele attinge al pozzo avvelenato dell’antisemitismo, per cui chiunque stigmatizzi l’azione terroristica e persecutoria antipalestinese è sistematicamente tacciato di antisemitismo a prescindere e l’allarme antiebraico viene puntualmente lanciato dai media proni al sistema di potere politico statunitense e sionista. Finkelstein si pone in antitesi a chi voglia affermare l’unicità della Shoah.

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BRYAN
Recensioni: 3/5

Libro interessante

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Emanuela
Recensioni: 5/5

Libro che ha il coraggio di dire quello che molti pensano, e cioè che oggi le élite ebraiche americane e lo stato d'Israele possono fare i loro comodi in virtù di una sorta di immunità alle critiche dovuta alle persecuzioni subite durante la II guerra mondiale. A causa loro, l'Olocausto è stato trasformato in una sorta di "casinò di Montecarlo" e gli ebrei morti durante la guerra sono stati uccisi una seconda volta. Se vogliamo davvero rendere omaggio a quelle vittime, è ora che ci leviamo i prosciutti dagli occhi e iniziamo a ragionare con la nostra testa. Dobbiamo smetterla di considerare l'Olocausto come un unicum nella storia e un evento che non può essere sottoposto al vaglio critico e storico. Purtroppo, nel corso della storia dell'umanità di olocausti ce ne sono stati tanti, e tanti continuano a essercene nel silenzio generale dei media, per cui viene da chiedersi: ci sono vittime di serie A e vittime di serie B? Se adesso tutti i neri d'America decidessero di tornare in Africa e si mettessero a massacrare la gente che abita negli stati da cui sono stati portati via, che cosa diremmo? Un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che il 27 gennaio fanno post su Fb con su scitto "Per non dimenticare".

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