L' invenzione delle crociate

Christopher Tyerman

Traduttore: A. Faloppa
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2000
  • EAN: 9788806152741
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recensioni di Russo, L. L'Indice del 2000, n. 07


Autore di un'importante monografia incentrata sui rapporti tra l'Inghilterra medievale e le crociate, Christopher Tyerman presenta al lettore in questo libro un'ampia sintesi che ripercorre novecento anni di interpretazione della crociata. La tesi fondamentale dell'autore è che sin dalle origini il negotium crucis si sia continuamente stratificato sotto forma di mutevoli rappresentazioni. Il volume è strutturato in tre capitoli: il primo, già apparso nell'"English Historical Review", analizza le pratiche crociate dall'origine fino alla terza crociata, giungendo all'affermazione, apparentemente paradossale, che nel secolo XII non esistettero "crociate" nel vero senso della parola. Solo retrospettivamente infatti il movimento crociato assunse una propria coerenza fornendo parimenti un'istituzionalizzazione prima della quale la distinzione rispetto al pellegrinaggio era stata spesso difficoltosa.
Il secondo corposo capitolo, che copre all'incirca il resto dell'età medievale, registra una perdurante flessibilità: la crociata è un emblema che riassume in sé un largo raggio di pratiche eterogenee, e nemmeno gli sforzi dei teorici del secolo XIII, e in particolare di papa Innocenzo III (1198-1216), riuscirono a creare nient'altro che un fragile guscio dentro cui ambiguità e diversità si perpetuarono. A dare una qualche unitarietà al movimento crociato fu quindi solo la prassi. Spia dell'incertezza fu la perdurante uniformità terminologica: in proposito l'autore elenca l'ampio ventaglio di termini adoperati nelle fonti tardomedievali per etichettare l'impresa, senza che risultasse possibile giungere a un minimo punto di sintesi. A questa vaghezza concettuale si aggiunse poi a partire dal secolo XIII un ampliamento geografico degli obiettivi della stessa (Baltico, Linguadoca, Grecia, Italia) che condusse a una progressiva politicizzazione da parte del papato, che usò la crociata come un'arma da volgere contro i propri nemici.
Il terzo capitolo ricostruisce una storia meno nota ma non meno rilevante nell'economia del discorso dello studioso inglese, quella cioè della produzione storiografica che in età moderna si dedicò allo studio del movimento crociato. Anche in questo caso appare chiaro che il movimento in questione fu interpretato più che descritto, notazione che permette a Tyerman di ritornare sulla tesi principale del libro, che cioè buona parte delle fonti debba considerarsi autoreferenziale piuttosto che tesa alla ricostruzione dell'accaduto. Ai secoli XVI e XVII dominati dalle rinnovate preoccupazioni per l'espansionismo ottomano e minati dalla riforma luterana che funzionò tuttavia da stimolo per la ricerca storica, fece seguito la critica serrata dei vari Diderot, Voltaire, Gibbon e Hume, che condannarono, seppur in vario modo, il fanatismo religioso dei crociati. Nel secolo XIX la crociata fu invece letta alla luce dell'ascesa politico-culturale dell'Occidente, divenendo quindi l'antefatto da cui ricostruire le radici della corrente superiorità europea, per giungere all'opera del von Sybel che indicò nell'analisi critica del testo il fondamento per ogni successiva interpretazione, pur nella persistenza dei tanti miti nazionali che hanno segnato la crociatistica fino a oggi.