Chiudi

Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.

Io Khaled vendo uomini e sono innocente - Francesca Mannocchi - copertina

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

Con la tua recensione raccogli punti Premium
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 29 gennaio 2019
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788806240905

15° nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Servizi sociali e criminologia - Reati e criminologia - Criminalità organizzata

Salvato in 263 liste dei desideri

€ 16,15

€ 17,00
(-5%)

Punti Premium: 16

Venduto e spedito da IBS

Quantità:
LIBRO
Aggiungi al carrello
spinner
PRENOTA E RITIRA Verifica disponibilità in Negozio

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

Caro cliente IBS, da oggi puoi ritirare il tuo prodotto nella libreria Feltrinelli più vicina a te.

Verifica la disponibilità e ritira il tuo prodotto nel Negozio più vicino.

Non siamo riusciti a trovare l'indirizzo scelto

Prodotto disponibile nei seguenti punti Vendita Feltrinelli

{{item.Distance}} Km

{{item.Store.TitleShop}} {{item.Distance}} Km

{{item.Store.Address}} - {{item.Store.City}}

Telefono: 02 91435230

{{getAvalability(item)}}

Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
*Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva

Spiacenti, il titolo non è disponibile in alcun punto vendita nella tua zona

Compralo Online e ricevilo comodamente a casa tua!
Scegli il Negozio dove ritirare il tuo prodotto
Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma
Recati in Negozio entro 3 giorni e ritira il tuo prodotto

Inserisci i tuoi dati

Errore: riprova

{{errorMessage}}

Riepilogo dell'ordine:


Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

€ 17,00

Ritira la tua prenotazione presso:


{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

Telefono: 02 91435230


Importante
1
La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2
Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3
Per facilitarti il ritorno in libreria, abbiamo introdotto un nuovo servizio di coda virtuale. Ufirst ti permette di prenotare comodamente da casa il tuo posto in fila e può essere utilizzato in tante librerie laFeltrinelli, fino a 30 minuti prima della chiusura del negozio. Verifica qui l'elenco aggiornato in tempo reale dove è attivo il servizio ufirst.
4
Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
5
Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

* Campi obbligatori

Grazie!

Richiesta inoltrata al Negozio

Riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

N.Prenotazione: {{pickMeUpOrderId}}

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Francesca Mannocchi

€ 17,00

Quantità: {{formdata.quantity}}

Ritira la tua prenotazione presso:

{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

Telefono: 02 91435230


Importante
1 La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2 Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3 Per facilitarti il ritorno in libreria, abbiamo introdotto un nuovo servizio di coda virtuale. Ufirst ti permette di prenotare comodamente da casa il tuo posto in fila e può essere utilizzato in tante librerie laFeltrinelli, fino a 30 minuti prima della chiusura del negozio. Verifica qui l'elenco aggiornato in tempo reale dove è attivo il servizio ufirst.
4 Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
5 Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

Altri venditori

Mostra tutti (10 offerte da 16,15 €)

Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

Vincitore del Premio Estense 2019

Francesca Mannocchi, giornalista e documentarista che da molti anni si occupa di migrazioni e zone di conflitto, ci restituisce la sua voce. Le sue parole raccontano un mondo in cui la demarcazione tra il bene e il male si assottiglia.

«Mannocchi racconta le rotte dei migranti e la situazione libica attraverso la storia di un trafficante di uomini. Mannocchi scrive dal Libano, dall'Afghanistan, dalla Libira, dalla Siria e dall'Iraq per giornali italiani ed esteri» - Robinson

«Ci chiamano mercanti della morte, immigrazione clandestina, la chiamano. Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale. Mi chiamo Khaled e sono un trafficante».

Khaled è libico, ha poco più di trent'anni, ha partecipato alla rivoluzione per deporre Gheddafi, ma la rivoluzione lo ha tradito. Così lui, che voleva fare l'ingegnere e costruire uno Stato nuovo, è diventato invece un anello della catena che gestisce il traffico di persone. Organizza le traversate del Mediterraneo, smista donne, uomini e bambini dai confini del Sud fino ai centri di detenzione: le carceri legali e quelle illegali, in cui i trafficanti rinchiudono i migranti in attesa delle partenze, e li torturano, stuprano, ricattano le loro famiglie. Khaled assiste, a volte partecipa. Lo fa per soldi, eppure non si sente un criminale. Perché abita un Paese dove sembra non esserci alternativa al malaffare.
Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

4,67
di 5
Totale 42
5
31
4
8
3
3
2
0
1
0
Scrivi una recensione
Con la tua recensione raccogli punti Premium
  • User Icon

    Vicky

    05/12/2020 11:07:01

    Molto interessante. Dà un altro punto di vista, reale e concreto su un argomento troppo spesso affrontato come allo stadio. Da leggere.

  • User Icon

    Megant

    26/07/2020 17:47:21

    Non sono riuscita ad empatizzare con il personaggio principale, che è anche la voce narrante, né con le vittime perché la freddezza emotiva che permette a Kaled di continuare a fare quello che fa permea nel racconto al punto da avermi reso semplice spettatrice di immagini raccontate. Le parti che ho preferito sono state le poche in cui non è Kaled che racconta. Sicuramente mi aspettavo fosse una mazzata, visto l'argomento, ma mi aspettavo anche un coinvolgimento maggiore.

  • User Icon

    Asia

    17/05/2020 19:34:14

    Libro crudo e fondamentale per i nostri tempi. Dà una visione inedita di quella che è la tratta di esseri umani in Libia

  • User Icon

    Federico

    22/09/2019 19:50:50

    Narrato in prima persona, il racconto di Khaled ci mostra tutto il repertorio dei drammi dei migranti: dalle donne violentate ai ragazzi lasciati a morire in mezzo al deserto, dalle prigioni lager dove si pratica la tortura alle bagnarole che affondano a poche miglia dalla riva; il tutto legato a un sistema di potere nel quale ognuno è corrotto e corruttore e cerca il proprio vantaggio a danno degli altri. Il punto di vista del carnefice rende il racconto crudo, disturbante e a tratti addirittura scioccante. Non si intravede alcun barlume di umanità, se non quella dettata dalla bieca etica dell’affare.

  • User Icon

    Alice

    22/09/2019 06:08:17

    Un libro di denuncia sociale indispensabile.

  • User Icon

    Andre

    19/09/2019 21:46:34

    Un pugno nello stomaco. Da leggere per comprendere la situazione libica e l’immigrazione.

  • User Icon

    Angela

    19/09/2019 17:41:06

    Mi è piaciuto molto perchè l'autrice ci mostra due diverse prospettive di un medesimo dramma, quello dell'immigrazione clandestina: da una parte ci sono coloro che fanno parte di questo traffico di esseri umani in quanto vittime, e di essi l'Autrice ci racconta le paure, le speranze, il senso di disperazione; dall'altra c'è Khaled, che vive in un Paese come la Libia - con le sue complesse dinamiche a livello sociale, politico ecc... - e che partecipa a tale orribile traffico, arricchendosi. È una lettura che induce a riflettere su ciò che quotidianamente accade a tanti nostri simili (e che non deve diventare qualcosa cui abituarsi), e lo fa senza sferrare giudizi vòlti a separare in modo netto il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, ma mostrandoci sfumature e ombre di questa piaga sociale.

  • User Icon

    Riccardo

    09/09/2019 20:10:22

    Una lingua pregna di vita e dolore. Parole che ti penetrano nella carne, che bruciano lentamente menefreghismo e indifferenza verso un mondo che, seppur lontano da noi, ci è fin troppo vicino. La capacità di Francesca Mannocchi di raccontare la realtà con semplicità ma al contempo con vera e propria cognizione di causa, proprietà di linguaggio e tantissima sensibilità, ne fanno una poetessa di anime e vite intrinseche di disperazione e speranza. Un'opera che ti tortura durante tutta la narrazione, un lento e preciso lavoro di cesello che scava nella nostra anima, fino a bruciarla, romperla, torturarla. Poi, solo luce: verità e realtà. Nient'altro.

  • User Icon

    twollico

    09/09/2019 18:53:25

    Quello dei migranti è un tema di stringente attualità. Francesca Mannocchi, giornalista soprattutto televisiva esperta dei luoghi da cui i profughi partono per arrivare in Europa alla ricerca di una vita possibile, ce lo presenta da una prospettiva del tutto inusuale. Nella drammatica filiera delle migrazioni, un ruolo ambiguamente centrale lo svolgono i “trafficanti di esseri umani”, coloro che organizzano le traversate. Proprio una di queste figure, Khaled, è il protagonista di questo libro-testimonianza, scritto in prima persona con lo stile del biopic, con l’obiettivo di dare voce a chi, nella catena della morte, è in parte il carnefice, e in parte una delle vittime. Una “maschera a due facce, ingannevole e affascinante”. Un libro duro e commovente insieme, che usa il prisma di Khaled per raccontare il contesto drammatico del Nordafrica nei suoi sottotesti meno pubblicizzati: la miseria, l’impressione di ricchezza realizzata grazie a una occupazione illegale ma in fondo necessaria, il terribile potere della strada, più forte di qualsiasi colletto bianco. Leggere questo libro è prima di tutto molto istruttivo; ci fa capire quanta approssimazione, in ogni direzione, vi sia nel discorso pubblico, fatto comodamente dai divani di casa nostra, sul tema degli sbarchi dalla Libia. Purtroppo la realtà è molto più complessa e stratificata rispetto alla rigidità delle nostre convinzioni, qualunque esse siano.

  • User Icon

    Ilaria

    09/09/2019 10:01:36

    L’infanzia sotto il regime di Gheddafi, mellifluamente autoritario, con un senso continuo di paura. La giovinezza come rivoluzionario, in una guerra strana nella quale i sostenitori sono diventati i tuoi nemici, e tu sei passato dallo statuto del liberatore a quello del ribelle. Nella guerra libica del 2011 nulla è come sembra. Soprattutto, da fuori non si può capire. Infine il presente da trafficante di uomini; un po’ una scelta, un po’ una necessità. Un libro scritto senza edulcorare, con un protagonista immaginario, probabilmente un patchwork di tante persone incontrate dall’autrice nel corso dei suoi reportage dal Nordafrica, che tra sofferenza e giustificazioni ci restituisce, con un sommesso grido di dolore, l’impossibilità di essere davvero libero per un libico.

  • User Icon

    Milu'

    08/09/2019 20:02:50

    Io sono Khaled, sono libico, sono un rivoluzionario che ha combattuto per sconfiggere Gheddafi durante la rivoluzione araba, sono rimasto disilluso per il tradimento degli ideali della rivoluzione. Io speravo che eliminando Gheddafi la Libia potesse diventare un paese migliore. Ho perduto le speranze e i miei sogni quando la Libia ha cessato di esistere come Stato. Io volevo diventare ingegnere e avere i soldi per comprarmi una casa in Turchia, sono diventato scafista e cerco di adattarmi alle circostanze. Organizzo i viaggi degli africani verso l'Europa e ci guadagno parecchio. Io non sono uno "Squalo" lavoro quanto mi basta per comprare la casa e poi smetto. Mi descrivono il "Carnefice" di chi è alla ricerca di vita e umanità e invece si ritrova imprigionato e venduto come schiavo, ma io sono "Innocente", sono una "Vittima" di questa assurda e atroce epoca e la mia unica alternativa valida per sopravvivere è stata quella di essere un trafficante di esseri umani. Io non provo sensi di colpa per quello che faccio. Mi sento "Innocente" perchè le mie azioni sono la conseguenza degli orrori che ho subito e che patiscono i libici, della perdita di qualunque tipo di senso, regola, valori morali, l'inesistenza assoluta di qualunque tipo di giustizia, la presenza del "MALE CHE VINCE", la corruzione, la menzogna, l'assoluta noncuranza da parte del mondo esterno. Grazie a Francesca che mi ha dato la VOCE per aiutarvi a capire la Libia con le sue zone d'ombra, a riflettere sul come si potrebbe intervenire per cambiare la situazione e porre delle domande sul perchè gli interessi economici devono prevalere rispetto alla vita di persone innocenti.

  • User Icon

    Elena Gritti

    08/09/2019 18:56:10

    Tra il deserto libico e il mare, la sfida di un giovane che ha combattuto per la libertà ma, dopo la vittoria, vede quel sogno infrangersi contro avidità e brama di potere, padrone inesorabili del suo popolo; un trafficante che si impone di sopprimere la compassione per garantirsi agiatezza e rispettabilità, ma anche per salvarsi dalla disperazione della coscienza; un uomo nel cui animo continuano però a riecheggiare le parole del nonno, un tempo intrise di misteriosa saggezza, ora comprese con un’amara e disillusa visione del presente. E a lui centinaia di disperati, pronti a rischiare la vita per un barlume di felicità, chiedono di decidere del loro destino. La vicenda umana di Khaled, con i retroscena del suo “lavoro sporco”, svela le brutali realtà che restano inabissate dietro l’immagine dei fatti trasmessa dall’informazione generalista. Il suo racconto permette di scorgere i tortuosi segreti di un’esistenza che l’enormità della storia ha tinto di fosco. Le sue scelte, obbligate o azzardate, interpellano il lettore e lo spingono a chiedersi quante volte abbia ceduto al facile pregiudizio dei perbenisti che si presumono esenti da responsabilità. Eppure quante verità, scomode perché complesse, premono sulla linea di demarcazione fra colpa e innocenza, fino a scalfirla? Quante esperienze, volute o subite, giorno dopo giorno concorrono a plasmare l’identità di ciascuno? Su Khaled hanno influito gli errori di un Paese che non ha saputo fare buon uso della libertà conquistata con il sangue di chi si è sacrificato per abbattere la dittatura; è un tormento costante, insieme al pensiero di affetti familiari che di lui si vergognano, amici di cui non si fida, funzionari corrotti alle cui richieste deve piegarsi e voci di naufraghi che affiorano nei suoi incubi. Lungi dal giustificare il malaffare di chi lucra sulla vita altrui, la sua testimonianza richiama al dovere di aprirsi al confronto con le ombre etiche per gettare più luce sulla verità profonda.

  • User Icon

    Arianna G.

    08/09/2019 12:51:43

    La controversia del titolo mi cattura istantaneamente. Sfoglio alcune pagine e non mi sento più al sicuro. Sono stata attratta in uno scomodo pertugio da cui tuttavia non riesco ad allontanarmi. Non sono più riparata dai diritti umani, dalla pace, dal lavoro e dalla stabilità della vita che conduco. Francesca Mannocchi mi ha scaraventata in un mondo caotico, un mondo dove regna la paura, un mondo da cui tutti distogliamo lo sguardo. Ma ora che me lo trovo di fronte non posso più ignorarlo. Mi trovo sulla costa libica ed intorno a me non vedo villeggiature e bambini che corrono felici verso il mare. No. Qui, dei bambini sono rimasti soltanto gli zainetti in cui erano soliti conservare un pezzo di pane da condividere e la speranza di arrivare in una terra magica che li avrebbe protetti. Gli occhi di un’esperta si mischiano agli occhi di Khaled, il “mercante della morte”, restituendo ai lettori uno squarcio della realtà libica. Il lessico a tratti disturbante, crudo e spietato rispecchia alla perfezione l’orrore vissuto dai profughi ma sortisce un doppio effetto, sensibilizzante e anestetizzante, nel lettore. Questo aspetto, inserito nel contesto quotidiano in cui veniamo bombardati da immagini troppo intense da sopportare tende da farci voltare dal lato opposto. Tuttavia, la visione complessiva dell’autrice è di più ampio respiro e ci permette di navigare attraverso le pagine senza provare la vergogna che sovente ci distoglie da temi tanto vicini a noi da intimorirci a tal punto da ignorarli. Non c’è nulla di più essenziale di uno strumento che affronti la contemporaneità senza allontanarla dal cittadino. Non manca in me la speranza che questa tipologia di informazione, divulgata attraverso una lettura coinvolgente, possa far breccia nell'animo delle persone.

  • User Icon

    manlio_k

    08/09/2019 05:32:33

    Ci sono romanzi che fanno deragliare il tuo solito punto di vista. Lungo i binari liquidi di questa traversata letteraria si rischia di perdere la bussola morale. L’idea brillante della Mannocchi di indossare lo sguardo di Khaled ci costringe a confrontarci con le ragioni delle sue scelte. Così sentiamo il corteo di lacrime che bagna i suoi piedi per postulare uno spazio sugli atroci gommoni. Ascoltiamo il suono dei suoi pensieri dedicati alla famiglia e ne percepiamo l'adorazione schietta. Registriamo i fatti che lo hanno forgiato fino a farlo diventare quello che è. Il suo lato oscuro è un’ombra respingente, perché Khaled odora dei lager libici con cui si arricchisce. Eppure l’autrice è brava a srotolare la luce del suo versante umano, troppo umano (per dirla con Nietschze). Così attraverso un linguaggio ricco e spietato, crudo e tagliente, Francesca Mazzocchi impasta una zona grigia in cui restiamo a galla solo distaccandoci dai pensieri del protagonista e dove non ci riusciamo rischiamo di andare a fondo come le povere anime che non riconoscono nel benefattore Khaled, dietro la filigrana delle sue azioni, l’ombra del carnefice. Un gran libro di questo genere deve mettere in dubbio le tue certezze, farle vacillare. “Io Khaled vendo uomini e sono innocente” lo fa fin dalle prime pagine, senza timore, senza perdersi in compiacimenti da puro stortytelling.

  • User Icon

    Chiara Lo Re

    07/09/2019 14:50:52

    “Nonno, cos’è la libertà?” “La libertà è una cosa da grandi” La libertà è il sogno di tutti gli uomini, un qualcosa di materialmente raggiungibile che tutti desideriamo . Un concetto che alle nostre orecchie suona naturale, talvolta scontato ma che in molti paesi rimane utopistico. Il popolo libico infatti non conosce il sapore della libertà, un gusto nuovo, mai assaggiato, che invoglia. Ti chiedi se mai sarà buono, vuoi provarlo, ma hai paura di guastarti la bocca e alla fine finisci per rimanertene lì , circondato da uomini che al contrario di te lo provano e godono, ma tu rimani bloccato nei tuoi ideali e continui a temere che non ti piaccia. Ecco, questo è il popolo libico: un popolo desideroso di libertà tanto da sedurre giovani uomini alla rivoluzione, alla guerra ma, che una volta vinta la battaglia, non hanno coraggio di fare il passo successivo e dunque finalmente godere, sfruttare ciò che tanto desideravano, ciò per cui avevano tanto combattuto. Così, vinto il bottino di guerra “sono stati presi tutti dal panico una volta liberi, liberi per la prima volta, non sapevano cosa farne della libertà”. Sì, perché chi è sempre stato schiavo, non sa cosa voglia dire libertà. Khaled è un giovane trafficante, noi diremmo mestiere sporco perché sostanzialmente fatto col ricatto. Ma allora perché l’autrice lo difende sottolineandone la sua innocenza ? Io sono giunta a questa conclusione: la scrittrice non difende e neanche condanna i trafficanti, prova a mettersi nei loro panni, uomini come tanti altri che vivono in una società corrotta, dove l’unico mezzo per sopravvivere è prostrarsi a questo degrado. Persone che in fondo sono umane, che non godono a vedere gente morire sui barconi, ma che non provano neanche pietà in quanto “non sentono più nulla”. Uomini che alla fine sono coscienti di sbagliare e allo stesso tempo sanno che “il loro prezzo lo pagano restando”, perché il fallimento più grande è non aver saputo rendere la Libia un paese realmente libero.

  • User Icon

    Alessandra Trentini

    07/09/2019 12:28:16

    Le prime pagine non cercano di nascondere argomenti poco delicati: la schiavitù, la fiducia in se stessi e negli altri. Questo libro fa tornare in mente la severità di quei tempi alle persone che sanno di cosa si parla e dona un po' di sensibilità a quelli che non hanno idea di come ci si può sentire. Avevano la dittatura impressa nella testa. Razzismo e pregiudizi, guerra e pietà. Non ci si può fidare nemmeno della televisione: "è più pericolosa del fucile." La fiducia è sopravvalutata in quella realtà. Lucidità e misuratezza, religione. Un uomo deve sapere quando smetterla di fidarsi degli altri, deve riconoscere i propri nemici. Uccidere è di routine e il congedo solamente un sacco bianco. Cambiamento. La difficoltà di andare avanti, di adeguarsi alle nuove regole, tecnologie, inchinarsi alla rivoluzione, progredire. Pagamenti, incarichi. I soldi sono un'ossessione, l'unica cosa che fa la differenza è il denaro, non si butta via niente. Infine consapevolezza, di non essere "Africano", di non essere "Nero", di non essere "Schiavo", ma di essere se stessi.

  • User Icon

    FABBRI BARBARA

    06/09/2019 13:59:34

    Mai come in questo libro, si riesce con successo a mettere a fuoco i meccanismi che dall'interno muovono il mostruoso traffico di esseri umani nel nostro Mediterraneo. Attraverso il racconto in prima persona, il lettore entra nello spietato mondo di chi ha fatto della sua vita il risultato di una squallida operazione in cui in palio c'è la sopravvivenza di altri esseri umani. Dunque, chi è Khaled? È colui che organizza traversate di salvezza; in lui questi disperati ripongono l'ultima speranza di vita. Ci si aspetterebbe di vedere in Khaled la faccia del male e invece, inaspettatamente, lui rappresenta l'ultimo dei rivoluzionari, quello che credeva nel cambiamento della Libia, quando la Libia combatteva per la libertà, (benché ancora troppo immatura per saperla gestire) . Lui si ritiene un innocente: prende ciò che gli spetta, paga i suoi debiti, né più né meno di ciò che fanno gli altri. Al lettore resta il compito di giudicare, ma la cosa non sarà facile.

  • User Icon

    iperteo

    04/09/2019 11:01:58

    Leggendo “Io Khaled vendo uomini e sono innocenti” mi trovo nel medesimo imbarazzo che mi pervade quando guardo un docu-film. Ovvero, non so mai dove finisca la realtà della trascrizione cronachistica, e dove cominci l’invenzione della ricostruzione letteraria. A parlare in prima persona è Khaled, un giovane di Misurata che ha partecipato alla rivoluzione anti Gheddafi e ora specula sul dramma della migrazione, trasformato in un agiato e apparentemente cinico trafficante di uomini. Ma quanto della sua voce, dei suoi pensieri, della sua memoria, del suo travaglio interiore, è autentico in questo finto memoir? Francesca Mannocchi ha semplicemente rimontato una lunga intervista, o ha manipolato le informazioni in puro storytelling? Un dubbio che mi disturba. Ed è un peccato, perché in parte anestetizza la struggente durezza dei contenuti. Fosse un romanzo, penserei che è molto ben scritto.

  • User Icon

    RICCARDO

    01/09/2019 20:07:55

    Un libro crudo e reale che racconta l'inferno libico e la vergogna del nostro secolo: i lager libici. Per capire piu' a fondo le motivazioni del conflitto libico, la pesante eredita' coloniale e l'influenza odierna dei paesi occidentali. Difficile riuscire a immedesimarsi nei panni di Khaled, ma i racconti della sua vita, della sua famiglia, della dittatura di Gheddafi e della situazione politica ti fanno capire perche' oggi in Libia ci sia la guerra civile. Le zone grigie e i "camaleonti" rendono difficile qualsiasi soluzione. Questo libro dovrebbero leggerlo tutti quelli che considerano la Libia un porto sicuro e che dicono che le prigioni con i migranti sono centri di accoglienza controllati e sicuri. Un giorno racconteremo di questi lager e del commercio di esseri umani come della vergogna del secolo e ci chiederemo come sia potuto accadere tutto questo orrore con l'accordo e il finanziamento dei paesi occidentali.

  • User Icon

    angelica rubino

    01/09/2019 15:48:27

    Che cosa passa nella testa del cattivo? É una delle domande che ci si fa più spesso guardando un film o una serie TV. É una delle domande che ci si fa nella realtà, quando si vedono i documentari sui campi nazisti, o quando si ascoltano fatti recenti che parlano di criminali. Criminali come i trafficanti di esseri umani. Il protagonista di questa storia è uno di questi. Pur essendo schifato da questo, lo fa per sfamare la sua famiglia e quella dei suoi amici. Ci porta indietro di otto anni, ci porta in una terra delusa. Ci parla del rapporto con suo padre, e leggendo ci sembra di avere accanto un amico. Questo è un libro in chiesta, ma è strutturato come se fosse un romanzo. Dal linguaggio crudo ma anche scorrevole, mi ha ricordato lo stile de "Il cacciatore di aquiloni". Posso senz'altro dire che è uno dei libri più belli degli ultimi anni. Racconta la banalità del male, racconta la forza, racconta la verità.

Vedi tutte le 42 recensioni cliente

«We came, we saw, he died». Era il 20 ottobre del 2011 e l’allora segretario di Stato americano, Hillary Clinton, commentava così la notizia della morte del Raìs libico, il colonnello Gheddafi. A distanza di nove anni dallo scoppio del conflitto, l’unica cosa certa è che il vento della rivoluzione che ha soffiato sulla Libia ha spazzato via il desiderio di libertà, trasformando uno dei Paesi più sviluppati del Medio Oriente e Nord Africa in Stato fallito. Francesca Mannocchi, reporter e documentarista, nel suo romanzo di esordio Io Khaled vendo uomini e sono innocente (195 pagine, 17 euro), pubblicato da Einaudi, nella collana Stile Libero, ci racconta il fallimento della rivoluzione araba del febbraio del 2011 che ha mutato la terra libica in crocevia del traffico di esseri umani dall’Africa sub-sahariana verso l’Europa.

Gli oppositori al regime di Gheddafi non hanno mai celebrato il “giorno della liberazione”, lo racconta in prima persona il protagonista del romanzo, la cui voce narra gli orrori dell’odierna Libia. Che ne è stato dei “rivoluzionari falliti”? Alcuni sono diventati trafficanti di esseri umani, come Khaled, il personaggio a cui è affidato il compito di mettere in luce le zone d’ombra di un Paese che vive tra caos e atrocità. Mannocchi sceglie di raccontare le radici profonde del traffico di uomini, un fenomeno complesso, e le racconta da un punto di vista diverso e scomodo, quello di chi si è adattato, a suo modo, ai mutamenti catastrofici del Paese.

I libici non hanno mai compreso fino in fondo il significato della parola «libertà»: la dittatura è rimasta nella loro testa. Sono «camaleontici», così li descrive Khaled: mutano pelle e si mimetizzano, ma le persone che riempivano la piazza nel febbraio 2011 non possono essere di colpo diventate tutte rivoluzionarie. «Ubriachi di libertà», dopo gli effetti passeggeri della sbornia, è rimasto il caos.

«…che ne sapevano noi della libertà, noi che non eravamo mai stati liberi, e proprio perché non eravamo mai stati liberi non sapevamo di essere schiavi»

Che fine hanno fatto le speranze di cambiamento, progresso e libertà dopo essere state tradite? Khaled, per esempio, è diventato uno scafista; ha continuato ad imbracciare un fucile non più per un ideale, ma per se stesso: in fondo vuole solo «guadagnare» i soldi necessari per acquistare una casa in Turchia, cosa importa se manda a morire donne e bambini.

I crimini commessi a sangue freddo sono stati scambiati per una rivoluzione, mentre la morte dei seguaci di Gheddaffi è stata considerata giustizia. Adesso porta avanti la sua personale rivoluzione, continuando a perpetrare nefandezze, omicidi e stupri, cercando alibi: «Almeno io non mi sono seduto in un ministero, tra i riciclati. Ho scelto il lavoro sporco, sono più onesto». Si arricchisce sulle spalle degli africani e dei siriani per necessità: è stato un combattente delle milizie di Misurata e ha visto morire in battaglia l’amato fratello, ma non ha voluto far parte della schiera di vincitori che hanno chiesto come risarcimento la poltrona in un ministero.

Francesca Mannocchi conosce bene la Libia e i cambiamenti che hanno attraverso un Paese ormai diventato campo di battaglia. Racconta due generazioni di libici a confronto, quella di Khaled e del padre a cui non perdona il suo essere stato camaleonte, tradendo amici e parenti, ma soprattutto la voglia di libertà e di democrazia di giovani che, alla fine, tra il bene e il male hanno scelto quest’ultimo.

«Resta poco e niente della rivoluzione, papà. E sai perchè? Perché i libici sono quasi tutti come te. Non sanno fare niente. Perché erano sudditi e adolescenti, e sono rimasti terrorizzati, come allora. Quindi, sì, papà, mando le persone ad attraversare il mare sui gommoni, ma mi sento più forte di te»

La scelta di Khaled è spacciata per eroismo perché ha deciso di restare nel suo Paese nonostante tutto. Se per il resto del mondo è un carnefice, in Libia, o almeno in una parte del Paese, è considerato un benefattore perché dà lavoro a chi piange miseria, a chi non ha soldi per acquistare un generatore (solo chi ha elettricità può sentirsi ricco). Si sente innocente, ma la sua coscienza dice altro: Fouzieh, la donna siriana di Homs che si è rivolta a Khaled per attraversare il mare, va da lui quasi ogni notte per turbare il suo sonno, con il piccolo figlio Bilal che non sa nuotare e non ha il salvagente. Un racconto straziante che costringe il lettore a guardare la vicenda da una nuova angolazione per comprendere un fenomeno che è molto più complesso di quello che vogliono farci credere. Dietro il racconto in prima persona del protagonista c’è la storia di un Paese che non è mai stato liberato, ma ha visto mutare lo stato di sudditanza. Un Paese che ha tradito le speranze fino ad anestetizzare l’anima di chi considera gli africani il vero oro nero della Libia e si arricchisce con il traffico di esseri umani. A Khaled non è mai piaciuto il mare, ma nella schiuma delle onde c’è la sua fortuna: la sua vita affonda nella sabbia del deserto, quel lembo di terra che scavano per estrarre petrolio, mentre i libici continuano a morire di fame.

Recensione di Arcangela Saverino

  • Francesca Mannocchi Cover

    Francesca Mannocchi collabora da anni con numerose testate giornalistiche italiane ed estere. Ha realizzato reportage da Libia, Iraq, Siria, Libano, Egitto, Tunisia, Afghanistan. Ha vinto il Premio Giustolisi con un'inchiesta sul traffico di migranti e sulle carceri libiche e il prestigioso Premiolino 2016. Ha diretto con il fotografo Alessio Romenzi il documentario Isis, Tomorrow presentato alla 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia. Tra i suoi libri: Io Khaled vendo uomini e sono innocente (Einaudi, 2019), Se chiudo gli occhi... La guerra in Siria nella voce dei bambini (Round Robin Editrice, 2018). Approfondisci
Note legali