Editore: Einaudi
Edizione: 1
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 6 giugno 2011
Pagine: 230 p., Brossura
  • EAN: 9788806207694

78° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione
Scelto da IBS per la Libreria ideale perché è un piccolo, ma indimenticabile capolavoro della narrativa italiana. Una narrazione incalzante e animata da un’atmosfera avventurosa, ma estremamente realistica, un ritmo stretto e incombente. La storia di una paura e di un grande coraggio.

In questo romanzo Niccolò Ammaniti va al cuore della sua narrativa, con una storia tesa e dal ritmo serrato, un congegno a orologeria che si carica fino a una conclusione sorprendente: e mette in scena la paura stessa. Michele Amitrano, nove anni, si trova di colpo a fare i conti con un segreto cosi grande e terribile da non poterlo nemmeno raccontare. E per affrontarlo dovrà trovare la forza proprio nelle sue fantasie di bambino, mentre il lettore assiste a una doppia storia: quella vista con gli occhi di Michele e quella, tragica, che coinvolge i grandi di Acqua Traverse, misera frazione dispersa tra i campi di grano. Il risultato è un racconto potente e di assoluta felicità narrativa, dove si respirano atmosfere che vanno da Clive Barker alle Avventure di Tom Sawyer, alle Fiabe italiane di Calvino. La storia è ambientata nell'estate torrida del 1978 nella campagna di un Sud dell'Italia non identificato, ma evocato con rara forza descrittiva. In questo paesaggio dominato dal contrasto tra la luce abbagliante del sole e il buio della notte, Ammaniti alterna, a colpi di scena sapienti, la commedia, il mondo dei rapporti infantili, la lingua e la buffa saggezza dei bambini, la loro tenacia, la forza dell'amicizia e il dramma del tradimento.

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Recensioni dei clienti

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    Carla

    11/12/2018 11:04:42

    Superbo. Uno dei miei preferiti

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    Francesco

    30/11/2018 11:06:16

    Una storia estremamente drammatica e ansiogena che narra la storia di due bambini molto diversi, che si trovano inesorabilmente legati dal destino in una storia ricca di colpi di scena e spunti di riflessione sull'amicizia

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    Emanuele Antonio

    20/10/2018 17:11:16

    Libro nella media,molto leggero da leggere e coinvolge

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    Nadine

    04/10/2018 11:02:46

    Mi sono annoiata mortalmente per quasi 350 pagine...stavo per cedere ma ho voluto resistere. Sulle ultime 50 si sono accesi i riflettori. Mi e' piaciuto molto il tema trattato, ma 350 pagine di noia le trovo troppe!

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    Francesco

    23/09/2018 13:17:27

    Libro più rinomato di Niccolò Ammaniti, Io Non Ho Paura tratta in maniera cruda e realista la vita di campagna per un ragazzino di nove anni e per la sua compagnia di amici. La storia è narrata in prima persona, dal punto di vista di Michele, costantemente preso in mezzo in situazioni che non lo mettono a proprio agio, ma costantemente volitivo e determinato ad accettare ogni tipo di sfida, dimostrandosi coriaceo agli occhi dei suoi amici, più grandi e smaliziati di lui. L'incontro e il rapporto con Filippo sono il vero e proprio fiore all'occhiello di questo libro. Un rapporto di amicizia basato sulla fiducia e l'empatia, che si fa più forte man mano, portando Michele a nutrire i primi dubbi sul suo vero idolo, suo padre. Scritto in maniera semplice e di facilissima lettura, Io Non Ho Paura è un libro che parla di rispetto, coraggio e capacità di adattarsi. I personaggi sono molto ben caratterizzati e ancora di più lo sono i rapporti tra gli stessi. Letto quando facevo le medie, l'ho trovato di forte impatto e d'insegnamento. Assolutamente promosso e consigliato.

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    Eli95

    22/09/2018 17:11:03

    Ammaniti è un gran scrittore. Dopo aver letto "Che la festa cominci" ho deciso di affrontare quello che è considerato il suo romanzo più celebre. Le descrizioni della campagna, del Sud Italia negli anni '70, i giochi dei bambini... Mi hanno coinvolto moltissimo, mi sembrava quasi di essere Michele. Devo ammettere che il finale un po' me lo aspettavo, ma ciò non ha diminuito la tensione.

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    lucia

    22/09/2018 15:08:41

    Struggente, appassionante e commovente questi sono i tre aggettivi per descrivere il famoso libro di Ammaniti, dal quale nel 2003 Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo. La storia è ambientata in una calda estate del sud nel 1978 tra le case sperdute nel grano e le campagne abbandonate. Attraverso un linguaggio chiaro e un’attenta cura delle parole, Ammaniti racconta un fatto di cronaca nera che ha come ambientazione il Sud Italia. Tramite le fantasie di un bambino si descrive il suo stesso coraggio nell’affrontare qualcosa che è più grande di lui, insinuandosi nella tragedia di cui gli uomini di Acqua Traverse sono protagonisti. L’autore alterna il mondo dei bambini con i loro giochi, con i loro dubbi e il mondo degli adulti, fatto di incomprensioni, di mancanza di denaro e disparità. Un romanzo rivolto alla scoperta di sé stessi attraverso il rischio più estremo per fare la cosa giusta. La figura di Michele rappresenta il bambino-eroe che si ribella alle ingiustizie pur di fare il bene, scava fino in fondo per comprendere la verità. Da una parte è come tutti i bambini desidera avere le stesse possibilità degli altri ma dall’altra parte la sua tenacia, il suo coraggio lo portano a distinguersi. Io non ho paura è un’espressione struggente che prende significato nel momento in cui Michele abbandona il suo mondo fatto di giochi, di avventure, di magia per lottare contro i mostri del tempo. Il finale appare alquanto struggente padre e figlio, faccia a faccia: lo sparo, lo stupore, la disperazione e la risoluzione. Questa è una storia che una volta letta non può essere più scordata, ti si insinua sotto la pelle e porta il lettore ad un’analisi della situazione non solo di ieri ma di oggi.

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    Valoroso

    22/09/2018 09:27:13

    Un libro sul coraggio, quello di un bambino che, da solo, cerca di salvare la vita di un altro bambino. Carino, ma sinceramente da un libro che ha venduto milioni di copie mi aspettavo di più, soprattutto se si considera che alcune volte l’autore si lascia andare ad espressioni volgari, che lo stile potrebbe essere più curato e che ci sono poche descrizioni.

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    Il migliore

    21/09/2018 21:07:27

    Questo è stato e sempre sarà il libro migliore che abbia mai letto. Lo consiglio assolutamente, non fatevelo sfuggire!

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    Sabrina Aguilar

    21/09/2018 19:08:35

    Libro molto coinvolgente, molto facile da leggere anche per i più piccoli. Lo consiglio perché la storia ti coinvolge

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    Daniela

    21/09/2018 13:31:02

    Scritto benissimo come solo Ammaniti sa fare. Storia molto bella e appassionante. Personaggi molto ben delineati. Consigliatissimo.

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    Caterina

    20/09/2018 09:41:23

    Un ottimo libro che mostra come si possa creare una storia avvincente anche con l'uso di un registro semplice e con la narrazione di fatti altrettanto semplici (ma mozzafiato)

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    Miriam

    18/09/2018 11:52:57

    Il libro "io non ho paura " di Niccolò Ammaniti insegna la forza ed il coraggio di un bambino, che ignaro di ciò che stava succedendo a pochi passi da lui, è guidato dall'instinto. Michele infatti conosce Filippo per puro caso, quanto è intento a giocare con i suoi amici. Questa conoscenza gli cambierà la vita. È un libro stupendo che illustra la forza, l'ingenuità ed il coraggio di un bambino.

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    Consuelo

    17/09/2018 20:41:35

    Il primo approccio con Ammaniti è andato superbamente, questo breve romanzo narra di una piccola località campagnola dove avviene un avvenimento sconcertante, non vi rivelerò nulla, ma posso tranquillamente affermare che l, la scrittura è fluida e le pagine si leggono molto velocemente. Molto carina la narrazione in mano al giovane Michele Amitrano.

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    Stella

    26/05/2018 12:57:51

    Bello. Emozionante. Personaggi intriganti.

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    Alessandro

    15/05/2018 10:37:54

    È un libro abbastanza scorrevole e ben scritto, una storia sull’amicizia e ancora di più sul coraggio e il carattere. Però non mi ha particolarmente interessato. Non mi sembra così eccezionale, non tanto da essere praticamente una lettura rituale nelle scuole. Tutto ciò naturalmente vale per me. Ad altri potrebbe piacere di più. In un certo senso può essere considerato una lettura cruenta, ma non molto, in realtà è più adatto ai giovani o ai lettori alle prime armi che ai grandi.

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    Remo

    24/04/2018 15:19:35

    Questa romanza è un racconto specifico ma discuta i temi universali come la perdita di innocenza, la divisione sociale fra il nord ed il sud, ed il rapporto fra il padre e i figli. Questo libro è influenzato dalle esperienze personali del autore che è cresciuto negli anni settanta in un luogo simile dal ambiente della storia, quindi il libro è molto realistico ma il lettore anche può vedere l'influenza della fantasia.

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    Felice Natale

    24/04/2018 15:18:04

    Questo romanzo è pieno di suspense e costruisce i personaggi. Si forma un legame con il protagonista, Michele, un bambino di nove anni che deve salvare un altro bambino da un rapimento. Il tema è a differenza di qualsiasi altro e spiega difficoltà del periodo di piombo. Inolte, è una storia della realta della vita e un rappporto della famiglia. Mi raccomando molto questo romanzo!

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    aurora

    28/03/2017 08:08:07

    Molto molto bello. scritto bene. Coinvolgente. Piu' bello del film omonimo

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    Euge

    23/08/2016 17:23:07

    scorrevole, ma non per questo particolarmente emozionante.

Vedi tutte le 405 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


"E tutto si è fermato.
Una fata aveva addormentato Acqua Traverse. I giorni seguivano uno dopo l'altro, bollenti, uguali e senza fine."

Finalmente una storia originale, diversa, nuova. Un grande romanzo per un autore già ben conosciuto dal pubblico dei lettori italiani: il suo precedente lavoro, Ti prendo e ti porto via, ha raccolto molti consensi, anche da parte di critici illustri (in questi giorni ancora Sergio Pent su La Stampa lo ha definito "uno dei romanzi più completi e ben strutturati delle ultime stagioni").
Qui Ammaniti si confronta con una storia difficile, vista attraverso gli occhi di un bambino.
Siamo nella campagna italiana del Sud, in un piccolissimo paese collocato in un'area geografica indefinita, Acqua Traverse, frazione di Lucignano, composto da una manciata di case (proprio "quattro case in tutto", se si esclude un grande casale dell'Ottocento), senza una piazza, senza altre strade se non lo stradone centrale. Quattro case tra i campi di grano.
È il 1978, è estate e fa molto caldo. I ragazzini sono a casa: la scuola è chiusa per le vacanze estive. È una piccola banda di bambini quella che scorrazza nelle campagne di Acqua Traverse, retta dai difficili equilibri di forza tra i più grandi e i più piccoli. Sono bambini e bambine (queste in minoranza) di età molto varia: dai 5 ai 12 anni. Michele è uno di questi ed è la voce narrante che ci racconta questa storia lontana, del tempo in cui aveva nove anni (una storia della fine degli anni Settanta con tanti elementi che la connotano). Un padre camionista che vuole cambiare vita, una madre casalinga molto bella e corteggiata, una sorellina, Maria, la più piccola del gruppo, che Michele deve quasi sempre trascinarsi appresso.
Tra i tanti giochi organizzati insieme, anche le lunghe pedalate nella campagna, alla ricerca di emozioni, come giovani esploratori in terra d'Africa. Una di queste "escursioni" porta Michele all'interno di una casa abbandonata e diroccata che la "banda" non aveva mai visto, lontana dal paese, dietro una collina. All'interno di questo edificio pericolante avverrà l'incontro con un personaggio determinante della storia, un coetaneo che...
Non è possibile svelare di più di una trama incalzante, in alcuni momenti quasi travolgente. Ammaniti ha descritto un momento non lontano, ma quasi senza tempo, con la capacità di farci rivivere colori, luci e sensazioni comuni: quelli dell'infanzia, delle estati con gli amici, dei giochi in compagnia, dei litigi, dei rapporti con i genitori. La normalità vista con gli occhi di un bambino. Ma all'interno di questo quadro, ha saputo inserire l'eccezionalità, l'evento. Michele vive alcune (poche) giornate che lo trasformano, che ne fanno quasi un adulto, rendendolo autonomo, dandogli la forza e il coraggio di decidere, svincolandolo traumaticamente dal legame affettivo (basato sulla fiducia e sul rispetto oltre che sull'amore) con i genitori.
Michele al termine della storia "non ha più paura" di affrontare il pericolo. Ha uno scopo, quello di difendere un amico. È diventato per lui un "angelo custode" e deve impersonificare questa figura sino in fondo, portando a termine il suo compito. Se gli adulti hanno sbagliato (nel goffo tentativo di realizzare il sogno comune di raggiungere il benessere e trasferirsi al Nord) innescando un dramma che potrebbe finire in tragedia, potrà forse lui rimediare. E lo farà, in un finale probabilmente un po' troppo "cinematografico", ma di sicuro impatto emotivo.
Difficile dire di più di una vicenda che non può essere raccontata per non compromettere il piacere della lettura, che è anche piacere del ricordo di un'infanzia e di un'ingenuità perdute per sempre.


L'incipit del romanzo

I.

Stavo per superare Salvatore quando ho sentito mia sorella che urlava. Mi sono girato e l'ho vista sparire inghiottita dal grano che copriva la collina.
Non dovevo portarmela dietro, mamma me l'avrebbe fatta pagare cara.
Mi sono fermato. Ero sudato. Ho preso fiato e l'ho chiamata. - Maria? Maria?
Mi ha risposto una vocina sofferente. - Michele!
- Ti sei fatta male?
- Sì, vieni.
- Dove ti sei fatta male?
- Alla gamba.
Faceva finta, era stanca. Vado avanti, mi sono detto. E se si era fatta male davvero?
Dov'erano gli altri?
Vedevo le loro scie nel grano. Salivano piano, in file parallele, come le dita di una mano, verso la cima della collina, lasciandosi dietro una coda di steli abbattuti.

Quell'anno il grano era alto. A fine primavera aveva piovuto tanto, e a metà giugno le piante erano più rigogliose che mai. Crescevano fitte, cariche di spighe, pronte per essere raccolte.
Ogni cosa era coperta di grano. Le colline, basse, si susseguivano come onde di un oceano dorato. Fino in fondo all'orizzonte grano, cielo, grilli, sole e caldo.
Non avevo idea di quanto faceva caldo, uno a nove anni, di gradi centigradi se ne intende poco, ma sapevo che non era normale.
Quella maledetta estate del 1978 è rimasta famosa come una delle più calde del secolo. Il calore entrava nelle pietre, sbriciolava la terra, bruciava le piante e uccideva le bestie, infuocava le case. Quando prendevi i pomodori nell'orto, erano senza succo e le zucchine piccole e dure. Il sole ti levava il respiro, la forza, la voglia di giocare, tutto. E la notte si schiattava uguale.
Ad Acqua Traverse gli adulti non uscivano di casa prima delle sei di sera. Si tappavano dentro, con le persiane chiuse. Solo noi ci avventuravamo nella campagna rovente e abbandonata.
Mia sorella Maria aveva cinque anni e mi seguiva con l'ostinazione di un bastardino tirato fuori da un canile.
"Voglio fare quello che fai tu", diceva sempre. Mamma le dava ragione.
"Sei o non sei il fratello maggiore?" E non c'erano santi, mi toccava portarmela dietro.
Nessuno si era fermato ad aiutarla.
Normale, era una gara.