L' isola dell'infanzia

Karl Ove Knausgård

Traduttore: M. Podestà Heir
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 8 ottobre 2015
Pagine: 495 p., Brossura
  • EAN: 9788807031694
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Descrizione

L’isola dell’infanzia è un romanzo sulla famiglia, la memoria e su come non possiamo mai veramente diventare quel che vorremmo.

“La memoria non è affatto una misura affidabile e responsabile di una vita. E non lo è per il semplice motivo che la memoria non mette la verità al primo posto. La memoria è pragmatica, è subdola e astuta, ma non in modo ostile né maligno.”

Una famiglia di quattro – madre, padre e i due figli – si trasferisce sull’isola di Tromøya, al largo della costa meridionale della Norvegia, in una casa nuova. Sono i primi anni settanta, i bambini sono piccoli, i genitori giovani e il futuro aperto. Dagli immensi boschi carichi di promesse e misteri, meta prediletta delle scorribande del piccolo Karl Ove, descritto con ossessiva meticolosità, si apre l’appassionato racconto delle sue esperienze e scoperte. La felicità della scuola e lo sforzo per trovarvi un proprio posto; le gratificazioni e le frizioni dell’amicizia; l’eccitazione della vita all’aria aperta con le sue avventure; l’incontro con l’amore, le sue gioie, le sue amarezze; i vestiti, la lettura, la musica, lo sport; e, soprattutto, la famiglia, con le sue due figure antagoniste, l’una più sfumata, l’altra onnipresente: confortevole e serena la madre, autoritario e terrificante il padre, sempre vigile, sempre pronto a esaminare e sanzionare con violenza qualsiasi scivolata.

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    10/08/2018 14:31:38

    Non riesco proprio a capire chi parla della scrittura di K. O. Knausgard come qualcosa di lento, noioso, prolisso, poco interessante, poco incline ai sentimenti. Niente di tutto ciò. Knausgard scrive smplicemente sulla "vita", e qui la racconta attravrso gli occhi di un bambino-preadolescente, suscitando un vero sentimento di empatia.

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‘’Quella famiglia ordinaria sotto tutti i punti di vista, dove i genitori erano giovani come lo erano tutti i genitori di quel periodo, e il numero di figli era pari a due, cosi’ come era consuetudine all’epoca averne due, si era trasferita da Oslo’’.. p.12

Quando la sua famiglia si trasferisce sull’isola di Trømoya, il giovane Karl Ove conosce un nuovo mondo, fatto dei luoghi sull’isola, dei bambini che vi abitano, del rapporto con suo fratello piu’ grande e con i suoi genitori e nonni. Un’infanzia di tanti bambini nella Norvegia degli anni settanta, ma descritta nel profondo di ogni sensazione, che riesce a trasportarci nel mondo di bambino dell’autore.

‘’Quelle sere furono tra le più felici della mia vita. E’ strano perché in esse non c’era nulla di insolito, facevamo quello che facevano tutti i bambini, giocavamo,ascoltavamo musica, parlavamo delle cose che ci interessavano. Ma mi piaceva l’odore di quella casa, mi piaceva stare li’..’’ p.329

Le difficoltà nei rapporti con i suoi coetanei, le scoperte dei sentimenti, le bravate da ragazzi, fino al sofferto rapporto con il padre, una figura problematica e irascibile, a tratti violenta, che riesce a rabbuiare un’infanzia caratterizzata dall’assenza di eventi di rilievo nella quale le giornate scorrono molto simili tra loro.

‘’Vivo, ho figli miei, e in fondo con loro ho semplicemente cercato di realizzare un’unica cosa, e cioè che non devono avere paura del proprio padre. E non ce l’hanno. Lo so.’’ P.293

Karl Ove Knausgård parla di sé. E lo fa con una strabiliante sincerità, con una mirabile padronanza del linguaggio e con una particolare sensibilità nel descrivere le sensazioni che si provano, dall’emozione di lui bambino alla paura di fronte alle imprevedibili reazioni del padre. Ed e’ proprio questa figura negativa che crea suspance nella trama, che vede un susseguirsi di giornate simili dove l’assenza di interesse suscitato dagli eventi e’ tuttavia compensato dalla scrittura magistrale dell’autore.

Recensione di Arianna Minoretti