L' isola di Odino

Janne Teller

Traduttore: M. V. D'Avino
Editore: Iperborea
Anno edizione: 2001
Pagine: 528 p., Brossura
  • EAN: 9788870910957
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    Odino

    28/11/2005 21:47:10

    come dice Larsson nella post-fazione all'ultima pagina si è tristi e nel contempo felici che sia finito... Le pagine scorrono leggere tra le dita e ti permette di viaggiare con la fantasia.

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    Fabio

    02/01/2003 04:10:33

    Il libro scorre leggero, con l'affetto per il personaggio principale che aumenta pagina dopo pagina. Dietro "la favola" alcuni temi interessanti : le fitte maglie della burocrazia che cercano di imbrigliarci e la frustrazione di una vita "normale".

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    Lord Yupa

    17/02/2002 11:40:12

    Leggerezza: questo è il nome dello stile di Jane Teller; leggerezza, delicatezza, umorismo e ironia. E tutto questo al servizio d'una storia tutt'altro che umoristica, ma, anzi, sicuramente avvincente e spesso più che drammatica. L'autrice amministra con scioltezza le vicende, senza mai annoiare, mescolando l'intreccio narrativo con una satira in cui, alla fine, politici & imbonitori (questi ultimi, siano consapevoli o no) fanno una ben meschina figura nei confronti dei nostri protagonisti, tutte figure marginali rispetto alla società, deboli nelle loro forze che, tuttavia, con fatica e con impegno, riescono nella loro impresa. Se i riflettori delle vicende li ottengono politicanti imbelli, fanatici religiosi, disadattati sociali e pazzi di vario tipo, non si sente mai parlare proprio di persone normali, se non nella vita della protagonista, che ben presto, tuttavia, sa dare l'addio alla sua vita tutta matrimonio-lavoro in banca, alla ricerca del mistero dell'Isola di Odino: e qui fa capolino un po' l'autrice, e allora il romanzo si può pensare anche come una sorta di compensazione della scrittrice, un concedersi una fuga, un "come sarebbe stato se io...". Ma glielo si concede volentieri, perché un po' tutti vorremmo incontrare questo Odino, per cercare assieme a lui la sua isola. Alcune debolezze: a volte le vicende non sono del tutto chiare, e le parti più deboli sono, ahimè, le riflessioni "filosofiche" (ma sarebbe meglio definirle "esistenziali") dei protagonisti, che forse sarebbero dovute essere importanti nodi di passaggio, ma, purtroppo, si riducono a frasette vaghe e senza nessi troppo solidi con la narrazione vera e propria. Comunque sia: un libro che vale la pena di leggere, anche per chi sia totalmente digiuno di storia o cultura nordica.

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