L' isola pianeta e altri Settentrioni

Giorgio Manganelli

Curatore: A. Cortellessa
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 19 aprile 2006
Pagine: 321 p., Brossura
  • EAN: 9788845920530
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Descrizione
Per anni, quando i suoi viaggi erano soprattutto quelli del filobus romano 62, da via Nomentana a piazza San Silvestro, Manganelli coltivò un sogno temerario: spingersi sino alle isole Faeròer. Nel 1978, vincendo timori e angosce, con una valigia munita di tutto quanto un "frequent flyer" giudicherebbe forse inessenziale - un Dickens come amuleto e "blande mani chimiche" che sappiano coccolare nei momenti difficili -, lo scrittore partì alla volta dell'arcaica Islanda, prima tappa della sua incursione nel grande Nord. E l'esito di quel viaggio è questo reportage: lo sguardo del traveller sembra capace di svelare la segreta essenza dell'"isola pianeta", dove il mondo è preumano, folle e criptico.

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    Pino Lombardi

    28/06/2006 09:20:25

    Fulminante come sempre. Con questa lettura mi appare ancora più chiaro che la lingua di Giorgio Manganelli è quanto di più coinvolgente, icastico, sublime si possa immaginare. Talmente completa e travolgente da far dimenticare che il contenuto dei saggi (o potrei dire articoli) di Manganelli rappresenta sempre una sintesi inarrivabile tra l'interpretazione della realtà e la sua traslazione in pagina. Leggere e rileggere Manganelli, oltre ad essere un piacere quasi fisico, è un ottimo insegnamento per chi voglia imparare come si scrive. Che è tutt'altro dalla grammatica o dalla sintassi.

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Ci volle un accadimento magico per far superare a Giorgio Manganelli la fobia del viaggio. A un certo punto quell'ossessione claustrofobica generò un impeto di liberazione: e Manganelli si affacciò sul mondo altro – che diventò subito mondo suo, in cui l'anima sua si levò come un periscopio ingordo.
Così testimonia anche questo testo che raccoglie i reportage dal 1978 al 1989 dal Nord Europa: Svezia, Islanda – il gioiello del volumetto –, Finlandia, Danimarca, Scozia, Inghilterra, Germania, Norvegia. Il reportage obbliga a una certa indulgenza per il lettore, e l'autore non si sottrae a un'incisiva escursione informativa, incuneata tra rapinosi aggettivi. Né dimentica geologia e storia, urbanistica e architettura. Ma tutto diventa polpa per la sua carnivora fantasia Come scrive Raffaele Manica: "Manganelli mette sempre il reportage al servizio della letteratura". Ma, attenzione: "Fingendo di viaggiare per andare a fantasticare altrove, in realtà è rimasto a casa sua, fantasticando e fingendo – anzi: fantasticando di fingere – di mettersi in viaggio per andare a fantasticare altrove". Per Graziella Pulce: "I reportage sono segnati da un vistoso istrionismo, ma la scrittura non è diretta a dare espressione a quanto sentito individualmente, né a formulare giudizi di valore, pertanto anche quello dei reportage è un testo congegnato in modo da provocare una conflagrazione". Per Andrea Cortellessa che, oltre all'attenta cura del testo, ricostruisce il contesto epocale della letteratura di viaggio – Beonio Brocchieri, Mario Appelius, Pierre Loti – sarebbe la "mise en oeuvre di un tema – la dialettica fra 'magico' incantamento irrazionalistico e suo contrario – che accompagna tutto il percorso di Manganelli".
Permane il sospetto che comunque Manganelli abbia un suo metodo per penetrare il soprannaturale panorama dell'Islanda, come quello piccolo borghese di certe cittadine nordiche di provincia. È un termometro ipersensibile che cala nel magma dell'indistinto, penetra nei vari strati e riemerge per raccontarci che l'inanimato si anima, affettuoso e consanguineo; il fuori è dentro di noi, ha i nostri stessi vizi, umori, tormenti come le nostre stesse rare, piccole grazie. La sua è una etnologia fantastica, distillata nella intelligentissima, mercuriale scrittura. "Non è qui luogo per traduzioni, né vi sono interpreti; qui riconosco in me l'allusione significante in forma di angoscia, di paura, di sgomento; l'intensità non catalogata di queste forme risveglia un sussulto inquieto, simile a quello che produceva il ronzio, il compatto frastuono della selce preistorica, fatta ruotare da un uomo iniziale, sapiente e sgomento". Qui Manganelli si scopre ferito da uno spettacolo sublime, una natura fuori tempo che comunque toccherebbe il nervo scoperto dell'etnologo, dell'inviato speciale in paesi esotici ad alta densità di problemi umani e politici, del garbato viaggiatore-scrittore per incarico di qualche rivista femminile.
Ma lui in più possiede un raffinato gusto per l'appena nato, il primitivo, l'informe gocciolante materia. Mette in gioco anche la sua sconcertante predilezione per l'animalità tout court. "Io sono abituato ad un sole-tuorlo, un sole gallina, un sole animale, un'aria torbida: ma in questo mondo il cielo è stato pulito da acri venti di ossigeno puro". È capace di umanizzare persino nuvole, nebbie, piovaschi: "E certi rari abbandoni solari, fossero paesaggio dell'anima, o paesaggio sognato". Sembra che voglia lacerare la scrittura per toccare un altrove che è anche nelle tele di Burri e degli informali. A pochi chilometri dalla costa "governa, regge, regna, la lava; lava grigia, nera, candida come ghiaccio; vi sono enormi vulcani spenti, che chiudono cechi occhi di lago, dove non alligna neppure il muschio".
La scrittura di Manganelli è metamorfica, si nutre delle forme che incontra, le interroga, le palpeggia, se ne innamora. A Helsinki, tanto per prendere un esempio a caso: "Generazioni di grandi architetti hanno lavorato in questa strana città, che nei giorni di sole pare lavorata nell'aria, o in un legno tenerissimo, docile a tutte le tenerezze delle modanature ed alle scabre audacie del materiale deliberatamente crudo". È anche capace di darci la descrizione realistica (e orrorosa) di una mattanza di cetacei – un raro caso, forse l'unico, di scrittura realistica in tutta la sua opera. Nella "scrittura viaggiante" di Manganelli permane l'ossessione per il primo e ultimo vagito del vivente, e l'ardente empatia per le forme, le loro intenzioni profonde, le loro fabulae segrete.
  Viola Papetti