L' Italia in seconda classe. Ediz. illustrata

Paolo Rumiz

Illustratore: Altan
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2009
Pagine: 141 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788807711022

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Casa e cucina - Motori - Treni e trasporti su rotaie

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Recensioni dei clienti

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    Manuela

    25/07/2012 10:52:41

    Godibilissimo, scritto bene e fa venir voglia di viaggiare sulle ferrovie minori, prima che scompaiano, a contatto con parti meno note del nostro paese. Senza retorica, parti bellissime. Oltretutto, un libro in cui si sente la conoscenza di quello che c'è dietro: la fatica e l'impegno dei ferrovieri, la distanza della Politica dal paese reale, i chilometri che la gente percorre per incontrare la propria famiglia lontana o per andare al lavoro. Apparentemente semplice, in realtà è una miniera. Da leggere.

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    PDM

    16/11/2010 16:39:11

    Racconto a tratti curioso, a tratti struggente, non cade mai nel banale, ma anzi descrive con passione "triestina" l'infinito intercalare e procedere dell'onusta rete ferroviaria italiana. Profetico nel descrivere lo stato di abbandono del nostro sistema ferroviario come alter ego del sistema politico, la narrazione non cade mai nella dietrologia o nello sproloquio politico, è assolutamente priva di iattanza, ma espone realtà oggettive che oggi (siamo nel 2010) appaiono ormai consolidate nella cronaca. L'autore sceglie la tecnica anglosassone della narrazione a due voci creando un contraddittorio che è il vero sale di questa raccolta di racconti. Consiglio il testo ai nostalgici del'Italia democratica e post bellica che fu, oggi voce di assoluta minoranza in un contesto politico e sociale di totale decadenza morale.

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    Anna

    15/10/2010 12:05:21

    Troppo facile. Troppo facile aprezzare le ferrovie da viaggiatore, in vacanza, con la prospettiva accattivante e stimolante di pubblicare le proprie impressioni. Scontato, banale, radical chic per i primi tre quarti, si riscatta, parzialmente, negli ultimi tre capitoli. Ne riparliamo dopo vent'anni di pendolarismo, due volte al dì, con i veri problemi, dei veri viaggiatori della seconda classe.

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    Davide Schiavoni

    01/09/2010 10:42:53

    Dietro il lepido racconto prende forma un banale “pamphlet” politico d’un passatista che, ad ogni piè sospinto, manifesta la nostalgia verso chissà quale periodo d’oro della “res publica”. Messe da parte le amene descrizioni d’itinerari, treni, stazioni, luoghi e persone non rimane che una superficialissima analisi storico-sociologica, animata dall’ossessione per Berlusconi e il berlusconismo.

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    sergio oliveri

    03/05/2010 15:23:57

    Un inno al treno. Ma, per intenderci, al treno dei nostri ricordi, dei viaggi appunto in seconda classe di quando viaggiare in treno era ancora un lento e lungo abbraccio con il territorio, col variare del paesaggio naturale e civile. Nostalgia di un tempo che andrebbe fermato e riproposto, perchè era più umano. Grazie all'Autore, cui perdono di cuore qualche refuso (Corradino di Svevia morì decapitato a Napoli, non lontano dall'attuale Stazione; a Tagliacozzo fu sconfitto. E i macchinisti a Firenze, entrando nella Stazione di S. Maria Novella, vedono (forse) la cupola del Duomo, cioè di Santa Maria in Fiore. La chiesa, di S. Maria Novella, non ha cupola), e a Paolini. Un libro imperdibile, che non può mancare nella personale biblioteca di chi ama il treno, quello italiano soprattutto, un tempo autentico motivo d'orgoglio della nostra ingegneria nazionale.

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    Francesco Salvatori

    06/11/2009 09:24:21

    Chi fosse 740 non e' mai stato un mistero per me: la rivelazione a meta' libro ne e' stata solo una conferma.Ma a parte questo e' un racconto verosimile di un mondo in estinzione: bello ed amaro come tutte le cose belle che scompaiono.Semmai brucia di piu' leggerlo in un 2009 che ha visto la tragedia di Viareggio,prevedibile come in un film di Loach del 2001. In tutta europa pero' le vecchie ferrovie rivivono e diventano attrazioni turistiche spinte da migliaia di appassionati.In italia gli appassionati esistono,ma forse sono le leggi ad essere diverse. O forse l'incuria di un paese allo sbando,dove non esiste neanche la memoria.

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    patroclo

    13/06/2009 22:12:12

    il libro fa venir voglia di viaggiare in treno e riscoprire cosí l´Italia, e non é un risultato da poco - detto questo direi che prevalgono i passi dove si parla del paesaggio, delle "cose" all´esterno, dei personaggi, mentre un pó banali e sinceramente trascurabili appaiono le varie tirate politiche e tutto sommato irritante la presenza e la voce di "740". comunque un libretto riuscito.

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    claudio

    21/05/2009 18:57:35

    E' il primo libro di Rumiz che leggo: mi secca solo che sia la trasposizione su libro di una serie di articoli scritti su Repubblica (dovrebbe così costare meno). Per il resto ottima lettura di un viaggio un pò surreale per l'Italia minore con grandi rimpianti per quello che eravamo e soprattutto per quello che avremmo potuto essere. Panorami fantastici descritti così bene che ti sembra di esserci e in ogni caso ti fa venir voglia di andarci. Godibilissima anche la figura un pò strana dell'accompagnatore che fino a metà strada è solo 740.

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    Simone

    06/05/2009 14:15:22

    Signori qui ci si deve togliere il cappello ed inchinarsi. Chi ama solo un poco viaggiare in treno deve leggere questo libro. Ma non è un libro sui treni, o meglio non è solo un libro sui treni. E' un libro sulla nostra storia, su cosa eravamo, su cosa siamo e su cosa rischiamo di diventare. E' la storia di un viaggio lungo come la Transiberiana, tutto attraverso l'Italia minore, quella fuori dal giro, quella forse più vera. Si viaggia in treno, ma non l'Eurostar, la Freccia Rossa o Alte Velocità, qui si scorrazza su vecchie linee ad un passo dalla pensione sopra la vecchia vagona baldracca. In Italia avevamo una delle reti ferroviarie più estese del mondo, lo abbiamo dimenticato, abbiamo dimenticato la nostra storia e rischiamo di pagarlo molto caro. Un grande libro, due grandi autori (il primo è Rumiz, il secondo il mitico 740 che non svelo...), una grande storia, per chi ama la ferrovia e il nostro paese.

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L'Italia in seconda classe è il nuovo racconto di viaggio di Paolo Rumiz, una canzone innamorata del nostro Paese narrato dalle carrozze di seconda, insieme a un misterioso compagno di viaggio, "740", dal nome della Sette e quaranta, l'archetipo della vaporiera italiana. Solo a metà tragitto scopriremo l'identità di questo famoso alter ego dello scrittore triestino. I due partono da Olbia, in Sardegna, uno scossone e la locomotiva 668 fa tu-tun in mezzo a lecci, lentischi e rocce emergenti; lo scompartimento si riempie di profumo di mirto, niente aria condizionata, niente treni che somigliano ad aerei. La motrice del trenino per Sassari balla come una tarantola e tra cactus e cicale si entra in una valle ostica e infuocata che sembra di essere in Afghanistan, a Kabul, più che in Sardegna. Da Arbatax vanno a Cagliari, poi col traghetto si spostano in Sicilia dove, tra stazioni fantasma e frenate sotto le stelle, percorrono i chilometri da Aragona ad Agrigento a Catania, ammaliati da una bellezza che ti frega, fatta di limoni e di un mare greco, ventoso, zincato che ti abbacina nel controluce del matttino.
Il viaggio a zig zag nella pancia dell'Italia prosegue in Calabria, sul treno da Catanzaro a Cosenza via Soveria Mannelli; è una motrice che si inerpica sulle montagne, gira nei valloni e che "profuma di femmina" perché è abitata da sole donne, a parte il capotreno e il conducente. Lasciata la littorina della Sila, la "ferrocronaca" estiva di Rumiz prosegue in Campania, verso il Tirreno color rame: da Salerno a Napoli, il treno passa tra gallerie e stratificazioni di terrazze, case e balconi «'n coppa 'o mare» e lì l'intasamento è pazzesco. Da mare a mare, i due viaggiatori optano per la terra di mezzo, tagliano l'Abruzzo ad Avezzano e risalgono lo stivale da San Vito Marina, L'Aquila, Foligno. Sono sulla costa di D'Annunzio ma non c'è niente che ricordi l'Italia, anzi, è come se dall'altra sponda filtrasse una trasandatezza balcanica. Il grido è sempre lo stesso: privatizzare, spezzare le reni alla ferrovia litoranea, c'è lo Stato che mette i suoi servizi in svendita e la patria che diventa un'azienda. Dopo Ortona e Chieti le nostre guide sono costrette a prendere un Eurostar, venendo meno al loro giuramento di inizio viaggio, e «quel maledetto treno a forma di supposta, con il culo uguale al muso, che non sai mai da che parte voglia andare» li porta a Firenze in un attimo. Per fuggire dal bla-bla dei telefonini diretti a velocità folle su Milano non resta che una fuga sulla più bella linea ferroviara dell'Appennino, la Faentina, e un'altra sulla così detta Signorina a Vapore, la Firenze-Siena-Monte Amiata, che va in mezzo ai campanili lontani della val d'Elsa e alle Crete Senesi.
La migrazione prosegue a nord, nelle terre dell'Emilia e lungo la riviera ligure, risale sul Po sempre con treni dell'altro mondo e finisce nelle terre dell'autore, quelle asburgiche del Friuli. I nostri viaggiatori raccontano l'ultima impresa: circumnavigare i tre confini a oriente delle Alpi. Italia, Austria, Slovenia e poi di nuovo Italia. E a Gorizia si chiude, lì è il capolinea dei loro sogni e di un viaggio che ha ridisegnato l'Italia.