Traduttore: G. Mariotti
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
In commercio dal: 01/10/2004
Pagine: 400 p., Brossura
  • EAN: 9788804534402
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Edera

    07/03/2012 18:29:13

    Assolutamente da leggere...

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    Ste

    10/03/2009 02:43:35

    non lo sconsiglio, è una lettura alternativa e comunque un pezzo importante della letteratura come simbolo del libertinaggio che ha caratterizzato l'epoca.. a tratti è talmente volgare che si perde un pò il filo della trama, ma non ci lasciamo scoraggiare da questo! in ogni caso, non per tutti, anzi..

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    Monique la Comtesse

    31/07/2005 17:37:25

    Meraviglioso! Sublime! Mitico nel suo paradosso..."Justine" è un romanzo che esalta il libertinaggio del '700, scritto magistralmente in tutti i suoi particolari, il romanzo erotico per eccellenza; un classico che non può mancare nella propria collezione.

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    Chiara

    05/05/2005 21:49:27

    Un classico a cui molti si riferiscono, ma che pochi hanno davvero letto. De Sade ha uno stile molto peculiare: molto particolareggiato ma mai troppo prolisso. La sua scrittura è fluida, ma il contenuto arriva davvero al paradosso. Va bene inventarsi storie fittizie, ma la vita della povera Justine è davvero assurda! Troppe catastrofi le si addossano! Un simile romanzo fa perdere la fiducia nel genere umano! Insomma, anche se delirante, è una lettura da fare. Volgare senz'ombra di dubbio, ma molto acuto per certe osservazioni.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Justine ovvero Le disavventure della virtù (1791) è la prima opera pubblicata da Donatien-Alphonse-François marchese de Sade. Apologia della voluttà del male, esaltazione del connubio tra razionalità autoritaria e sessualità ossessiva, Justine rivela la vocazione "rivoluzionaria" di Sade allo smascheramento, la sua volontà di "dire tutto", che scatena lo straripamento inarrestabile della parola. A lungo trascurato a favore della successiva stesura (quella più lunga e radicale della Nouvelle Justine, alla quale è rimasta legata la fama del "divino marchese", sia che lo si esecrasse come sordido pornografo si ache lo si esaltasse come rivoluzionario del costume), Justine merita di essere valutato per quello che è, indipendentemente da ogni paragone: un romanzo nero, secondo la voga degli anni in cui fu scritto, pervaso da uno humour crudele, da un'ironia ambigua e sfuggente che va inevitabilmente perduta nelle grandi costruzioni delle 120 giornate di Sodoma o della seconda parte della Nouvelle Justine.