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Hyman P. Minsky

Traduttore: M. La Manna
Anno edizione: 2009
Pagine: , Brossura

4 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Economia e diritto - Economia - Sistemi e strutture economiche

  • EAN: 9788833919904
La riedizione di questo libro, uscito originariamente negli Stati Uniti nel 1975, prima traduzione italiana 1981, ora ripubblicato con una lunga e utile introduzione di Riccardo Bellofiore, è particolarmente appropriata al tempo di crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo. Quando uscì per la prima volta, il problema delle economie di mercato era quello della cosiddetta stagflazione (inflazione elevata associata alla stagnazione economica), anch'essa una manifestazione di instabilità a livello nazionale e internazionale, ma nulla comunque di paragonabile per dimensioni e profondità alla crisi di oggi. Il problema di controllare l'inflazione di lì a poco avrebbe condotto l'analisi macroeconomica, e le politiche economiche, a una svolta che si sarebbe caratterizzata per l'eclissi del keynesismo e per l'accresciuta influenzata del monetarismo anti-keynesiano di Milton Friedman, con il ritorno in auge della fiducia nella capacità del mercato (in presenza di una politica monetaria stabile) di autoregolarsi. Si apriva il decennio in cui le economie dell'occidente si apprestavano a vincere definitivamente il confronto con le economie pianificate (pochi anni dopo, l'Urss e le economie dell'Est europeo sarebbero crollate, e anche la Cina stava per adottare il sistema mercato, sotto l'egida di Deng Xiao Ping, ammiratore dichiarato di Friedman). In breve, stava per iniziare un trentennio, che giunge forse a conclusione con la crisi di oggi, fortemente segnato dall'egemonia intellettuale del pensiero neoliberista.
Minsky, invece, si collocava decisamente controcorrente: con la sua posizione radicalmente antiliberista, e con la proposta di riprendere, approfondire e completare la rivoluzione avviata da Keynes con la pubblicazione nel 1936 della Teoria Generale (una rivoluzione, secondo Minsky, rimasta incompleta, e come tale "abortita"e riassorbita nell'ambito della teoria tradizionale). Per lungo tempo le tesi di Minsky sull'instabilità intrinseca del capitalismo, e sul ruolo centrale che ha la finanza nel generare l'instabilità, sono sembrate in contrasto con il corso effettivo della storia, con gli sviluppi della teoria, con le forme di regolazione e di controllo da parte delle banche centrali. Oggi le cose appaiono decisamente in un'altra luce: l'instabilità è tornata a manifestarsi in modo prepotente, ha una dimensione globale senza precedenti, anche se ha avuto origine dagli Stati Uniti, coinvolge pesantemente gli assetti finanziari, mostra le carenze di regolazione e le difficoltà di intervento da parte delle banche centrali. Sul piano della politica economica, si assiste anche al ritorno in forze dell'intervento dello stato e alla creazione di ingenti disavanzi del settore pubblico, le cui prospettive e modi di finanziamento futuri restano per il momento alquanto oscuri.
E naturalmente si assiste alla riscoperta di Keynes e della visione keynesiana da parte di politici ed economisti. Una riscoperta un po' sospetta, per la verità (una sorta di "coperta di Linus", ha osservato maliziosamente un non economista), per il suo carattere repentino, dopo anni di oblio, e per il fatto che avviene in forme piuttosto generiche e senza molte spiegazioni. Il libro di Minsky, nonostante sia stato scritto ormai molti anni fa, e non possa tener conto di molti importanti cambiamenti avvenuti nel frattempo nella struttura globale del capitalismo e nei modi di operare della finanza, rappresenta invece un tentativo di analisi in profondità che è ancora in grado di illuminare le cause profonde della crisi economica dei nostri giorni. Un'opera, in questo senso, pienamente "classica".
Gian Luigi Vaccarino