Koba il Terribile. Una risata e venti milioni di morti

Martin Amis

Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
In commercio dal: 12 luglio 2005
Pagine: 285 p., Brossura
  • EAN: 9788806176860
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Descrizione
Non come storico, né come romanziere, bensì come figlio di un esponente del partito comunista inglese negli anni Quaranta, che poi rinnegò la propria ideologia comunista, Martin Amis si chiede perché molti intellettuali ora ridano della loro infatuazione per il regime stalinista, in un modo che nessuno dai trascorsi nazisti si permetterebbe. È questa la risposta che gli preme trovare nelle pagine del libro, dove al racconto degli orrori compiuti in Russia si alternano ricordi personali di vita domestica in un libro che non è un pamphlet politico, ma un esame di coscienza dai risvolti polemici.

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    Claudio

    24/09/2007 15:26:11

    Bel libro, scritto molto bene come tutti quelli di Amis. A tratti un po' noioso e ripetitivo ma sempre comunque preciso e informato. Riprende molto di "arcipelago Gulag", che avevo letto da poco, per cui se avete letto l'arcipelago alla fine qui si ripete abbastanza. E' comunque interessantissima la domanda "perchè i dittatori comunisti hanno una vena simpatica e quelli nazisti no? perchè con i primi c'è più indulgenza e con i secondi no quando gli sterminii erano identici, anzi forse in Russia molto + cruenti e metodici?" Questa è la domanda che Amis si pone e questa è la sostanza del libro. Poi non viene data risposta però è molto importante chiederselo. Un libro comunque da leggere, soprattutto prima di avventurarsi nell'arcipelago di Solgenitsin.

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    Paolo

    06/04/2007 11:20:40

    Dovrebbe essere il libro di testo nelle scuole italiane per quanto riguarda "Storia del novecento"

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    stefano

    25/03/2007 11:51:47

    un pugno sullo stomaco. Difficile da digerire

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    Gabriele Di Luca

    01/02/2006 23:39:12

    Che dire? Lo rileggo in continuazione, anche aprendo a caso, soffermandomi su poche righe, un frammento. Un vero e proprio balsamo salato, da spalmare sulle ferite della nostra buona fede tradita. Qualcuno era comunista, diceva Gaber. Dopo aver letto questo libro, grazie a Dio, sempre meno.

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