Lamento di Portnoy

Philip Roth

Traduttore: R. C. Sonaglia
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29/04/2014
Pagine: 220 p., Brossura
  • EAN: 9788806220037

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    06/06/2018 03:40:58

    Sto risfogliando in questi giorni tutto ciò che ho letto di lui, tento di riafferrarne l'essenza, di riascoltarne i sorrisi, di riavvertirne la tristezza, di riscoprirne le rabbie, ora che il suo corpo - solo quello - ci ha lasciati. E' stato uno scrittore gigantesco! E continuo a pensare a come fluttuano le meravigliose frecce di Nemesi, laggiù, tra gli eruditi palazzoni di Stoccolma, che non ha mai premiato con un Nobel (che sarebbe stato indiscutibile), questo straordinario prodigio delle lettere. Passato forse per erotomane o pornografo lui, chissà, poi i bellimbusti Soloni dell'Accademia si son trovati in casa il vero mostro scavezzacollo, l'uomo che molestava e sviliva la bella tradizione. Tutto ovattato! Dimissioni, scandali e sputtanamenti. Evviva! Ora, da qualche edicola di nuvole, o da enormi sinagoghe impensabili a mente normale, mi immagino partire le risate che solo la giustizia, quando è autentica, sa offrire. Chi è Portnoy? Un disperato che si chiude in bagno e sfoga i suoi indicibili strali di rivolta, seme e seme figlio (paradossalmente) di una castrazione materna che si è messa in testa di imporre al ragazzo ogni gesto, di ordinarne indirizzi, scelte, sviluppi. Una tortura che andrà a sfogare le proprie nevrosi sul lettino di uno strizzacervelli. Il sesso allora come specchio e fonte delle cose, autografo di un dentro smarrito che anche in altre opere, declinato in altro modo, si affaccerà nitidamente: virilità che pian piano scende e scema in anni non più verdi, un declino, dell'essere, del sentire, e tuttavia un desiderare ancora in piedi, un regno di olfatti intatti, di rincorse potenti, anche quando l'età è come consegnata a lidi meno focosi. E poi incomprensioni, liti, pagine di ricordo e amicizie sublimi, il grande sogno e la grande storia americana come argilla fra le mani di un grandissimo, le donne come istinto e mistero sulle prese di coscienza della vita, un alfabeto di infinita grandezza. Ciao colosso, vado a chiudermi in bagno!

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    Alexandra

    19/04/2017 21:15:07

    Continuo a leggere Roth e continuo ad annoiarmi. Forse è meglio cambiare scrittore? A parte gli scherzi, questo romanzo parte bene ma poi si allontana troppo dai miei gusti.

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    angelo

    15/11/2016 10:00:16

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne. Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

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    Louis

    17/07/2015 17:04:48

    Ironico, esilarante, dissacrante. Sessualità, edipismo, morale ed educazione si mescolano lungo una seduta psicanalitica dal ritmo simil masturbatorio culminante in una liberatoria esplosione finale. Il povero Portnoy é vittima di una morale che ripudia i suoi desideri e preda di voglie che ripudiano alla sua morale, cresciuto con una figura materna imponente ed un padre evanescente, diviso tra le sue tradizioni ebraiche e la voglia di far parte dei goy; dualismo questo che genererà scene satiriche, comiche, al limite del grottesco sopratutto se si pensa all'epoca di pubblicazione dell'opera. Ribellarsi alle convenzioni delle proprie origini, "penetrare" l'america della shiskes puo condurre alla tanto agognata felicità? Ma il dilemma principale é legato al chiedersi se sia giusto pensare che ogni cosa che si fa per divertimento diventa illecita. Sono questi gli interrogativi principali che accompagnano l'isterico protagonista lungo la sua disquisizione psicanalitica alla disperata ricerca di una banale ed ordinaria normalità. Un altro piccolo capolavoro da leggere e meditare, che non risente per nulla il peso dei suoi anni.

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    Sid

    06/05/2015 01:17:01

    Ma che noia. L'idea di fondo mi piaceva ma, salvo alcune parti, la maggior parte dei ricordi raccontati dal protagonista sono completamente inutili, scritti in modo piatto e soprattutto ricchi di particolari pesantissimi. L'avrei lasciato dopo i primi capitoli ma ho cercato di andare avanti giusto perché è ritenuto uno dei capolavori di Roth. Forse per quando è uscito perché ha creato scalpore. Ma, per i tempi in cui siamo ora, crea solo noia. A metà ho dovuto abbandonare per evitare il tracollo.

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    Annarita

    26/01/2015 22:52:56

    La grandezza di Philip Roth sta anche nel coraggio di dare la luce nel 1969 ad un romanzo dissacrante, provocatorio e sarcastico come "Il lamento di Portnoy". Per il resto però io non l'ho trovato tra i migliori di questo prolifico autore, anzi direi piuttosto un tantino ripetitivo. Il protagonista è Portnoy un ragazzo alle prese con una normalissima famiglia ebrea piccolo-borghese, ossessionata dal conformismo e dal bisogno di rivalsa, e un concentrato di modelli psicologici e culturali invadenti. Ma la sua battaglia è persa in partenza, le sue scelte sono solo finalizzate alla disubbidienza. La sua ribellione è del tutto fine a se stessa. Trasgressivo, spregiudicato, al limite della follia e al tempo stesso impegnato politicamente e socialmente, attivo nella difesa dei deboli e dei bisognosi, Portnoy cerca in ogni modo e ad ogni costo di affermare la propria autonoma individualità, ma non può funzionare. Non è libero veramente. E' sempre in bilico tra l'accettazione e la rinnegazione del suo ambiente di nascita. Nella seduta psicoanalitica lunga l'intero libro ridicolizza la madre castrante, il padre rinunciatario e la cultura ebraica, tutti insieme all'origine, seppure per contrasto, delle sue azioni. In fondo quello che Roth ha tratteggiato è un personaggio drammatico e la follia ne è solo uno degli aspetti. D'altronde, quante volte nella vita il lato comico delle cose coincide con quello tragico?

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    Paolo

    26/01/2015 12:51:52

    Esilarante e tragico, sarcastico e dissacrante, lieve e penetrante. Insomma: il solito grande, geniale Philip Roth in uno dei suoi libri migliori. Che dire di più?

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    Paolo

    26/01/2015 12:50:53

    Esilarante e tragico, sarcastico e dissacrante, lieve e penetrante. Insomma: il solito grande, geniale Philip Roth in uno dei suoi libri migliori. Che dire di più?

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    Davide

    26/11/2014 17:56:08

    Probabilmente il più grande Roth, onanista e sfrenato. Un libro ancora attuale, intellettualoide ma godibile. Successivamente, soprattutto con "Pastorale Americana", "Il teatro di Sabbath" e "Ho sposato un Comunista", l'autore ha offerto altre enormi prove letterarie, ma Portnoy è la vera e propria esplosione d'originalità di un autore a cui inspiegabilmente continuano a negare il Premio Nobel.

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    PROT

    25/11/2014 10:35:05

    Dopo aver letto come primo libro di Roth "la macchia umana" mi sono arenato su questo scrittore in quanto l'ho trovato davvero lento e purtroppo noioso... al contrario quest'opera è assolutamente vivace, audace (scritta nel 1969), dissacrante e piena di sarcasmo... ovviamente questo mi porterà a leggere un altro libro di questo autore, in quanto l'ho sicuramente rivalutato

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    gennaro

    24/11/2014 09:28:44

    Spregiudicato e maleducato, ma tanto, tanto divertente. Un libro dai toni forti, a tratti anche troppo, che si lascia leggere agevolmente, complice anche la mole non esattamente pantagruelica. In decimi meriterebbe un 7.

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    Zanna

    06/07/2014 15:36:44

    Forse sono di parte,adorando l'humour ebreo come poche altre cose al mondo,ma questo libro,scritto da uno dei più grandi narratori viventi,è di una superbia rara.I conflitti interiori,le paure e i limiti di un trentenne ebreo,in perenne conflitto con il suo ambiente familiare e le sue origini,indeciso fino all'ultimo se continuare a rinnegarle o,per amor di stabilità psicologica,riabbracciarle.Il tutto raccontato al suo psichiatra,attraverso un lungo flusso di coscienza dove si districa tra le sue ossessioni principali,nello stile di un caustico Saul Bellow,ancor più nevrotico e ,sopratutto,ipersessuale.Il romanzo,pur non presentando ancora la piena maturità stilistica della cosiddetta "Trilogia Zuckerman",è un capolavoro,in bilico tra serio e faceto,che un altro grande ebreo,altro grande esponente della triade sesso-laicismo-psicanalisi,Woody Allen,ha sicuramente consumato,traendone innumerevoli spunti per le sue più grandi opere cinematografiche.Consigliatissimo.

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    Giuseppe Russo

    07/06/2014 06:40:08

    «Portnoy's Complaint» (1967) è una lunga, pirotecnica mise en abîme dei principali feticci della psicologia dinamica degli anni '50-'60: la madre castrante, il padre coercitivo, l'Edipo irrisolvibile, la deviazione della ricerca identitaria sulla pulsione sessuale sfrenata. Il modo in cui Portnoy esibisce la lunga collezione di bassezze comportamentali e pulsionali al suo analista si arricchisce di spunti che saranno in parte raccolti da Woody Allen nei sui primi film, in particolare per la parossistica presa in giro dei valori comuni della moralità ebraica in un Paese, gli USA degli anni '60, la cui visione del mondo WASP ride di simili anticaglie e che attira il protagonista in modo irresistibile. Ma al di sotto della superficie grottesca si trova a mio avviso l'oggetto principale del romanzo: una riflessione senza via d'uscita sul principio di autorità e sul fatto che tale principio, pur non avendo alcuna base razionale, dimostra di funzionare, mentre tutto ciò con cui Portnoy tenta di sostituirlo fallisce miseramente. Questo è ciò che trasmette drammaticità alla sua figura e alle sue aspirazioni di scalata sociale, facendo di lui un personaggio tanto folle quanto disperato.

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    Giuseppe Russo

    04/02/2014 10:10:19

    «Portnoy's Complaint» (1967) è una lunga, pirotecnica mise en abîme dei principali feticci della psicologia dinamica degli anni '50-'60: la madre castrante, il padre coercitivo, l'Edipo irrisolvibile, la deviazione della ricerca identitaria sulla pulsione sessuale sfrenata. Il modo in cui Portnoy esibisce la lunga collezione di bassezze comportamentali e pulsionali al suo analista si arricchisce di spunti che saranno in parte raccolti da Woody Allen nei sui primi film, in particolare per la parossistica presa in giro dei valori comuni della moralità ebraica in un Paese, gli USA degli anni '60, la cui visione del mondo WASP ride di simili anticaglie e che attira il protagonista in modo irresistibile. Ma al di sotto della superficie grottesca si trova a mio avviso l'oggetto principale del romanzo: una riflessione senza via d'uscita sul principio di autorità e sul fatto che tale principio, pur non avendo alcuna base razionale, dimostra di funzionare, mentre tutto ciò con cui Portnoy tenta di sostituirlo non funziona. Questo è ciò che trasmette drammaticità alla sua figura e alle sue aspirazioni di scalata sociale, facendo di lui un personaggio tanto folle quanto disperato.

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    Giovanni

    24/02/2013 18:02:40

    Primo libro che leggo di Philip Roth. La storia parla di un ragazzo che si rifugia nella masturbazione e nella sessualità quasi ossessiva, principalmente a causa dell'educazione "pressante" della figura materna che lo segnerà per il resto della vita. Ci sono spunti divertenti e autoironici sulla morale ebraica. Testo scorrevole e piacevole da leggere, notevoli alcuni spunti che fanno riflettere. Autore da leggere.

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    Davide

    07/02/2013 22:53:34

    Simpaticissimo; non ridevo così dai tempi di: "Guida galattica per autostoppisti", di Douglas Adams.

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    Bafometto

    13/11/2012 11:18:19

    Niente , libro che non lascia niente. Autore tra i piu' sopravalutati della storia moderna.

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    marcello

    03/11/2012 18:57:59

    Per rileggere questo libro bisogna veramente amare Roth. Questa seduta psicoanalitica affascina per i suoi coinvolgimenti antropologici sull'educazione ebraica e lo sviluppo educazionale del protagonista : integralismo familiare,edipismo e sessualità. Difficile,pesante ma incalzante come il ritmo masturbatorio.

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    Adriana

    21/05/2012 12:06:39

    Nonostante il suo sempre presente ed apprezzato sarcasmo, per me c'è ben poco da ridere considerato che questa è la settima cantonata che prendo da Roth. Spinta, infatti, dall'entusiasmo de 'La Controvita' e 'Indignazione', mi sono affrettata a completarne praticamente la bibliografia. Ora ripongo le mie ultime speranze nella serie Zackerman (ormai l'ho comprata) augurandomi di ritrovare quel genio che avevo intravisto nei titoli citati. Wish me luck!

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    Raffaele

    17/04/2012 22:27:07

    Il punto di partenza del lungo percorso letterario di Philiph Roth, pietra miliare della letteratura moderna e, piaccia o no, punto di riferimento di molti scrittori che, con differenti abilità (e sorti) hanno tentato di emularlo. Un romanzo dissacrante ed aspro scritto in modo perfetto.

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LEGGI QUI la recensione di Franco Cavallone pubblicata sul numero di Linus di Luglio 1969.