Lamento di Portnoy

Philip Roth

Traduttore: R. C. Sonaglia
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 aprile 2014
Pagine: 220 p., Brossura
  • EAN: 9788806220037

31° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione

Audace. Illuminate. Iconico. Un libro che ha cambiato per sempre la letteratura mondiale. Quando uscì in America, nel 1969, fu come una detonazione. Oggi le parole di Portnoy, la sua critica sferzante alla sua stessa classe sociale, riecheggiano ancora tra gli scaffali di tutte le librerie del mondo. Corrodendo e costruendo, come un enzima.

Alex Portnoy ha trentrè anni ed è commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York. Nel lavoro è abile, intransigente, stimato. Il libro riporta il monologo di Alex che, dall'analista ripercorre la sua vita per capire perché è travolto dai desideri che ripugnano alla "mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri".

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Recensioni dei clienti

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    serafini lino pasqualino

    09/11/2018 11:58:16

    consigliato per chi conoscere meglio il mondo ebraico. il romanzo vive tra lo scontro tra due società, quella ebraica e quella americana moderna.buona scittura.

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    Andrea

    23/10/2018 22:13:08

    Dovrebbe essere letto da tutti i padri, i figli, le donne… Insomma da tutti!

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    n.d.

    22/10/2018 20:49:07

    Sono rimasto perplesso per non dire deluso da questo libro.A mio avviso una caduta ...vistosa ..di Philip Roth

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    Alessandro B.

    22/09/2018 17:31:37

    Non avevo mai letto niente di Philip Roth e pertanto, in occasione della sua recente scomparsa ho acquistato, alla cieca, i suoi primi romanzi. Recensisco solo questo, poichè ho penato molto nel terminarlo, tanto da non iniziare gli altri due. Riconosco le mie colpe nel non trovare particolarmente interessante le fissazioni autoerotiche del protagonista, a meno che non si debba considerare e valutare la descrizione e il contesto della società statunitense di cinquanta anni fa; in tal caso, ci sono tanti altri romanzieri americani sicuramente più bravi, alcuni dei quali sono stati, giustamente, premiati con il Nobel che Stoccolma non ha voluto riconoscere a Roth. La seconda stella è dovuta esclusivamente alla edizione Einaudi.

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    LUIGI

    22/09/2018 10:23:16

    Lamento di Portnoy è un lungo monologo di Alex Portnoy (alter ego evidente dell’autore) al suo psicanalista, il dottor Spielvogel. Sul lettino del suo psicanalista, il trentenne Alex, figlio di una coppia di osservanti ebrei piccolo-borghesi, ripercorre la propria esistenza: dall’infanzia passata nei quartieri giudaici di Newark, condizionata da una madre iperprotettiva e asfissiante e da un padre, agente assicurativo, il cui primario interesse è fare soldi ed è affetto da stitichezza cronica, sino ai primi e concitati desideri sessuali e ai suoi conflittuali rapporti con le donne, tanto da non riuscire a legarsi a nessuna di esse. Il protagonista non è di un paziente qualsiasi ma un uomo che potrebbe definirsi di successo, infatti dopo un brillante corso di studi è aggiunto a ricoprire la carica di Commissario per lo sviluppo delle risorse umane al Comune di New York. In questa dissacrante confessione, Alex mette a nudo il proprio essere, senza censura alcuna. Il racconto procede su differenti piani temporali, vagando dai ricordi giovanili e familiari ai momenti contemporanei in cui eros, amicizie e divagazioni di qualsiasi tipo rivelano i tormenti e le contraddizioni del protagonista, rappresentante di una comunità, quella ebraico-americana, a cui lo stesso rifiuta di appartenere. Lamento di Portnoy, sospeso tra la commedia e la tragedia, è tra i migliori romanzi di Roth. Esso riesce a farci rivivere il senso di stordimento del protagonista nell'America di fine anni 60, dominata dalla progressiva perdita di valori e dall'esasperato desiderio di trasgredire.

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    francesca

    22/09/2018 09:59:11

    Questo libro mi è capitato tra le mani in un momento particolare della mia vita ovvero quando all’università stavo studiando l’influsso dell’ebraismo nella psiche umana. Sicuramente è arrivato al momento giusto ma devo dire che penso che l’avrei comunque apprezzato moltissimo. Stile di scrittura eccellente, tipico di Philip Roth. Edizione molto carina e trama interessante. Alex Portnoy è il tipico protagonista che vive nelle opere di Roth ma le sue vicende vi appassioneranno sicuramente.

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    lawhite

    20/09/2018 12:19:20

    Rispetto a Pastorale Americana si tratta senz’altro di una lettura più snella e veloce, ma il talento di Roth ci regala, anche nel monologo del nevrotico ed ossessionato dal sesso Alexander Portnoy, riflessioni universali e spaccati di America sempre così viva e affascinante, tutto condito da un’ironia dissacrante. Una pietra miliare per gli amanti della letteratura yiddish ma non solo!

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    LUIGI

    19/09/2018 15:14:50

    Lamento di Portnoy è un lungo monologo di Alex Portnoy (alter ego evidente dell’autore) al suo psicanalista, il dottor Spielvogel. Sul lettino del suo psicanalista, il trentenne Alex, figlio di una coppia di osservanti ebrei piccolo-borghesi, ripercorre la propria esistenza: dall’infanzia passata nei quartieri giudaici di Newark, condizionata da una madre iperprotettiva e asfissiante e da un padre, agente assicurativo, il cui primario interesse è fare soldi ed è affetto da stitichezza cronica, sino ai primi e concitati desideri sessuali caratterizzati da un impulso incontrollabile di masturbarsi e da una tormentosa passione per i genitali femminili, destinata a rendere estremamente conflittuali i suoi rapporti con le donne, tanto da non riuscire a legarsi a nessuna di esse. Il protagonista non è di un paziente qualsiasi ma un uomo che potrebbe definirsi di successo, infatti dopo un brillante corso di studi è aggiunto a ricoprire la carica di Commissario per lo sviluppo delle risorse umane al Comune di New York. In questa dissacrante confessione, Alex mette a nudo il proprio essere, senza censura alcuna. Il racconto procede su differenti piani temporali, vagando dai ricordi giovanili e familiari ai momenti contemporanei in cui eros, amicizie e divagazioni di qualsiasi tipo rivelano i tormenti e le contraddizioni del protagonista, rappresentante di una comunità, quella ebraico-americana, a cui lo stesso rifiuta di appartenere. Uno dei temi da sempre battuti da Philip Roth che in molti dei sui romanzi ne ha messo in discussione, in modo provocatorio e altrettanto geniale, usi e costumi. Lamento di Portnoy, sospeso tra la commedia e la tragedia (Woody Allen deve averne sentito parlare!), è tra i migliori romanzi di Roth. Esso riesce a farci rivivere il senso di stordimento del protagonista nell'America di fine anni 60, dominata dalla progressiva perdita di valori, dall'esasperato desiderio di trasgredire, dalla psicanalisi come se fosse un oggetto alla moda.

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    Ilaria

    19/09/2018 12:50:49

    Alex Portnoy è un uomo di origine ebraica che, sul lettino dell'analista, racconta e sviscera tutta la sua esistenza. I nodi principali in cui il discorso converge sempre sono due: l'amore-odio per la usa famiglia ebraica ed il suo legame morboso col sesso. Personalmente non ho trovato il romanzo facile da leggere, non di certo per la scrittura o per i temi, ma piuttosto per la struttura in sé: un monologo lungo 220 pagine, incentrato su un continuo "lamento" (da non sottovalutare, infatti, il titolo!).

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    Ivan Solinas

    18/09/2018 19:29:24

    Sarcastico, irriverente ed insieme esilarante. Al centro l'ingombro della figura materna d'infanzia che condiziona poi il rapporto con le donne da adulti.

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    Francesca B.

    18/09/2018 13:08:23

    Da molti definita "un'opera sporca" ai tempi della sua prima pubblicazione, Lamento di Portnoy è in realtà un bellissimo romanzo, uno dei capolavori dello scomparso Philip Roth. Strutturato come un lungo e concitato flusso di coscienza al cospetto dello psicanalista, protagonista è Alexander Portnoy, avvocato ebreo che vive a New York, dopo un'infanzia trascorsa nel New Jersey. Attraverso il racconto di aneddoti e ricordi della sua vita, Alex si pone una serie di domande, sulla felicità, sulla ricerca di senso, alle quali ancora non riesce a trovare una risposta e forse mai lo farà. Come protagonista di una "barzelletta ebraica", a tratti tutt'altro che divertente per lui stesso, ripercorre nodi imprescindibili delle varie fasi della sua vita legate da un unico comune denominatore: il sesso. Lamento di Portnoy è anche questo: un romanzo sul sesso, sulla scoperta del proprio corpo, sulla convivenza con le pulsioni più estreme, sul rapporto col corpo delle donne, sui tabù e sul desiderio di superarli senza sentirsi sporchi. Eppure, nonostante più volte, nelle pagine del romanzo, Portnoy si soffermi sulla propria scoperta e sul bisogno quasi compulsivo della masturbazione, la prosa non risulta mai volgare. é eccessiva, certo, cruda, realistica ma, per quanto, Alexander sia un personaggio fuori dagli schemi, con le sue nevrosi e le sue ossessioni infelici, non si può odiarlo, perchè mette in scena tutte quelle smanie che un uomo nasconde, convinto che la vergogna sia più forte della volontà di conservare se stessi. La prosa è nuda, asciutta, rapida. Un Philip Roth da recuperare, per chi ancora non l'avesse fatto.

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    LEOPOLDO ROMAN

    12/08/2018 06:49:47

    Sicuramente Sigmund Freud sarebbe stato entusiasta di avere in analisi un paziente come Alex Portnoy, che al posto del cervello aveva gli organi genitali. Io no!

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    Alessandro

    12/07/2018 13:34:48

    Questo testo di Roth racchiude lucide provocazioni, eppure la lettura risulta parecchio tediosa. Un continuo sproloquiare di volgarità piuttosto esplicita che alla lunga annoiano non poco. Il protagonista è un uomo nevrotico che risente di un'educazione asfissiante e l'onanismo rappresenta l'unica via di uscita. La sessualità è vissuta come una conquista sociale di espressione e libertà. Lo consiglio perché Roth ha dato vita a un personaggio memorabile.

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    n.d.

    04/07/2018 17:36:18

    avrei dovuto leggerlo molto tempo fa. ma è affascinante lo stesso

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    n.d.

    29/06/2018 19:53:45

    Un libro fondamentale per comprendere il 900 ed in particolare l'America della fine dell'American Dream. Bellissimo.

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    Cristiano Cant

    06/06/2018 03:40:58

    Sto risfogliando in questi giorni tutto ciò che ho letto di lui, tento di riafferrarne l'essenza, di riascoltarne i sorrisi, di riavvertirne la tristezza, di riscoprirne le rabbie, ora che il suo corpo - solo quello - ci ha lasciati. E' stato uno scrittore gigantesco! E continuo a pensare a come fluttuano le meravigliose frecce di Nemesi, laggiù, tra gli eruditi palazzoni di Stoccolma, che non ha mai premiato con un Nobel (che sarebbe stato indiscutibile), questo straordinario prodigio delle lettere. Passato forse per erotomane o pornografo lui, chissà, poi i bellimbusti Soloni dell'Accademia si son trovati in casa il vero mostro scavezzacollo, l'uomo che molestava e sviliva la bella tradizione. Tutto ovattato! Dimissioni, scandali e sputtanamenti. Evviva! Ora, da qualche edicola di nuvole, o da enormi sinagoghe impensabili a mente normale, mi immagino partire le risate che solo la giustizia, quando è autentica, sa offrire. Chi è Portnoy? Un disperato che si chiude in bagno e sfoga i suoi indicibili strali di rivolta, seme e seme figlio (paradossalmente) di una castrazione materna che si è messa in testa di imporre al ragazzo ogni gesto, di ordinarne indirizzi, scelte, sviluppi. Una tortura che andrà a sfogare le proprie nevrosi sul lettino di uno strizzacervelli. Il sesso allora come specchio e fonte delle cose, autografo di un dentro smarrito che anche in altre opere, declinato in altro modo, si affaccerà nitidamente: virilità che pian piano scende e scema in anni non più verdi, un declino, dell'essere, del sentire, e tuttavia un desiderare ancora in piedi, un regno di olfatti intatti, di rincorse potenti, anche quando l'età è come consegnata a lidi meno focosi. E poi incomprensioni, liti, pagine di ricordo e amicizie sublimi, il grande sogno e la grande storia americana come argilla fra le mani di un grandissimo, le donne come istinto e mistero sulle prese di coscienza della vita, un alfabeto di infinita grandezza. Ciao colosso, vado a chiudermi in bagno!

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    Alexandra

    19/04/2017 21:15:07

    Continuo a leggere Roth e continuo ad annoiarmi. Forse è meglio cambiare scrittore? A parte gli scherzi, questo romanzo parte bene ma poi si allontana troppo dai miei gusti.

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    angelo

    15/11/2016 10:00:16

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne. Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

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    Louis

    17/07/2015 17:04:48

    Ironico, esilarante, dissacrante. Sessualità, edipismo, morale ed educazione si mescolano lungo una seduta psicanalitica dal ritmo simil masturbatorio culminante in una liberatoria esplosione finale. Il povero Portnoy é vittima di una morale che ripudia i suoi desideri e preda di voglie che ripudiano alla sua morale, cresciuto con una figura materna imponente ed un padre evanescente, diviso tra le sue tradizioni ebraiche e la voglia di far parte dei goy; dualismo questo che genererà scene satiriche, comiche, al limite del grottesco sopratutto se si pensa all'epoca di pubblicazione dell'opera. Ribellarsi alle convenzioni delle proprie origini, "penetrare" l'america della shiskes puo condurre alla tanto agognata felicità? Ma il dilemma principale é legato al chiedersi se sia giusto pensare che ogni cosa che si fa per divertimento diventa illecita. Sono questi gli interrogativi principali che accompagnano l'isterico protagonista lungo la sua disquisizione psicanalitica alla disperata ricerca di una banale ed ordinaria normalità. Un altro piccolo capolavoro da leggere e meditare, che non risente per nulla il peso dei suoi anni.

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    Sid

    06/05/2015 01:17:01

    Ma che noia. L'idea di fondo mi piaceva ma, salvo alcune parti, la maggior parte dei ricordi raccontati dal protagonista sono completamente inutili, scritti in modo piatto e soprattutto ricchi di particolari pesantissimi. L'avrei lasciato dopo i primi capitoli ma ho cercato di andare avanti giusto perché è ritenuto uno dei capolavori di Roth. Forse per quando è uscito perché ha creato scalpore. Ma, per i tempi in cui siamo ora, crea solo noia. A metà ho dovuto abbandonare per evitare il tracollo.

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LEGGI QUI la recensione di Franco Cavallone pubblicata sul numero di Linus di Luglio 1969.