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Guido Barbujani

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Pagine: 171 p. , Brossura
  • EAN: 9788806216818
  È una storia mediterranea, che si snoda come un fil di fumo tra Aleppo, Costantinopoli, la Grecia e Padova. Lo stile è cinematografico, per scene, ambientazioni, brevi dialoghi, dettagli apparentemente insignificanti, personaggi mediorientali così improbabili da essere senz'altro normali. L'autore giura fin da subito che è tutto vero e noi gli crediamo. Di mezzo c'è un'identità da risolvere. Un'identità non proprio come tutte le altre (anche perché non esistono identità come tutte le altre). Si tratta di un evangelista, Luca, delle sue spoglie mortali che si suppone riposino in parte (mancano la testa e altri frammenti) in un'arca nel transetto sinistro di Santa Giustina a Padova, e delle sue origini forse siriane, forse anatoliche, forse greche. Sopra tutto, regna un passato che non vuol passare, e che ora si nasconde non soltanto tra fossili, sarcofagi e reliquie, ma anche in quel libro intracellulare scritto in caratteri molecolari che chiamiamo Dna e che talvolta consideriamo sinonimo di destino o di condanna, secondo i casi. Da questa inedita congiunzione di genetica e archeologia sacra si sprigiona una sorprendente "storia di reliquie e scienziati" scritta in modo brillante da Barbujani, tra i più quotati ricercatori in genetica umana a livello internazionale e al contempo romanziere, figura di giunzione perfetta per narrare questa vicenda unica sulle tracce di san Luca. Ma l'interesse sale ancora perché fu lo stesso autore a ricevere dalla diocesi di Padova, nel marzo del 1999, l'incarico di "rompere i denti" a san Luca per cercare dentro lo smalto le tracce genetiche della sua origine, o meglio delle sue possibili parentele con gente attuale che vive nel Mediterraneo orientale (con l'idea che costoro abbiano un patrimonio genetico grosso modo simile a chi viveva negli stessi posti duemila anni fa, nonostante gli spostamenti). Ne derivano un racconto autobiografico e una peregrinazione alquanto scomoda in cerca di campioni di Dna mitocondriale ad Aleppo, tra colonnelli siriani corrotti, burocrazie levantine, allusioni e ambiguità, intricate e ossessive frammentazioni religiose, escursioni turistiche, dissenterie notturne torrenziali, vecchi gloriosi hotel abitati da spie, un inquietante laboratorio medico in città, strisce di carta assorbente impregnate di sangue nascoste nel bagaglio all'aeroporto. Poi si torna di scena a Padova, dove il sarcofago viene aperto e dentro si trovano lo scheletro acefalo di un vecchio, monete, pergamene e… serpenti (biacchi probabilmente rifugiatisi lì per il letargo e morti annegati durante un'inondazione). E poi ancora si passa in laboratorio, a maneggiare Dna antico, difenderlo da contaminazioni, leggerne la sequenza, carpirne il significato per una vicenda di santi di due millenni fa, e infine pubblicarne l'interpretazione più plausibile non prima di averla fatta controllare al grande genetista Robert Sokal. A quest'ultimo, scomparso nell'aprile 2012, Barbujani dedica una commossa divagazione sui suoi due anni di ricerca a Stony Brook: gli insegnamenti indelebili, le difficoltà per così dire "interculturali" con i colleghi, un magistrale cameo sulla rivalità fra Sokal e un altro gigante della genetica come Luca Cavalli Sforza. Il finale è aperto, come si addice alla scienza. Il Dna mitocondriale del corpo conservato a Santa Giustina di Padova assomiglia in effetti maggiormente (in termini probabilistici) a uno dei tre ceppi geografici considerati, fra siriani, greci e turchi (per sapere quale dei tre si deve leggere fino in fondo il libro!). Tuttavia, la controversia su chi davvero detenga le spoglie di san Luca (se Padova o Venezia per il corpo, Praga o Roma per la testa, e chissà chi altri), su dove l'evangelista sarebbe morto (Tebe, Efeso o Patrasso) e su come il suo corpo sia stato traslato in Italia (probabilmente da Costantinopoli, nei primissimi secoli d.C., ma sui modi ci si divide) è destinata a non essere risolta dalle molecole. Non è ben chiaro neppure quando san Luca sia vissuto e se quelle ossa siano davvero le sue. Le agiografie molecolari non sono possibili. Ma forse non era quella la meta di tanto ricercare attorno all'evangelista. Tombe scoperchiate, reliquie disperse in ogni angolo di cristianità, ossa e Dna antico rimuovono i diaframmi fisici fra i vivi e i morti. Ci fanno percepire la nostra scarsa importanza come singoli nel gran calderone degli umani che furono e che saranno. Squarciano mondi in cui "qualcuno aveva parlato e pensato, progettato e fallito, si era entusiasmato, aveva sofferto ed era stato anche, a tratti, contento". Il passato però, a prenderlo sempre alla lettera, finisce per scavare fossati. Produce martiri a ciclo continuo e lascia sempre i conti aperti. "L'esercizio della memoria non è privo di controindicazioni". Qualche volta il ricordo opprime e imprigiona. Meglio lasciarlo andare.   Telmo Pievani          

 

 

Recensioni dei clienti

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    Alessandro R.

    08/07/2014 18.16.31

    Una graditissima scoperta, l'autore mi ha accompagnato con leggerezza ed una scrittura agile e spiritosa nel suo terreno scientifico rendendolo comprensibile anche ad un non addetto come me . Tutto ciò non a scapito della corretta informazione alternando capitoli, diciamo così, tecnici ad altri storici e di costume. Assolutamente da consigliare.

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