Traduttore: U. Rossi
Editore: Fanucci
Anno edizione: 2005
Pagine: 287 p., Brossura
  • EAN: 9788834710821
Usato su Libraccio.it - € 7,02

Recensioni dei clienti

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    TG

    07/10/2013 20:26:10

    Dò un voto medio a questo romanzo! La storia regge ma è il "paranormale che non c'entra secondoe con l'età dei personaggi antagonisti....finale un po'scontato! Si sarebbe potuto fare un po' meglio direi!

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    Rick

    19/04/2008 23:22:57

    D-E-V-A-S-T-A-N-T-E. In tutti i sensi. E non ce n'è per nessuno. Quest'uomo è un mito lo vorrei come padre.

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    michi

    27/10/2006 20:50:34

    leggi le prime righe e ti rendi già conto di che potenza narrativa hai di fronte. arrivi alla fine del libro e ne hai la conferma. uno stile unico che qui è espresso quasi al meglio. un ottimo lansdale!

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    Mauro Arizzi

    21/04/2006 12:08:08

    Quando un libro ti tiene inchiodato fino alle due di notte, anche se devi alzarti quattro ore dopo, non può che essere un bel libro. Lansdale riesce a creare i suoi personaggi con pochi e sapienti colpi di pennello.

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    ogm

    03/03/2006 16:34:38

    questo libro mi è stato regalato da ogm, l'ossigeno, il sole, il senso, l'umore, l'ideale, la luna. mi è stato regalato come gesto d'amore solo per questo vale il massimo della valutazione. il resto, è relativo.

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    Standbyme

    22/02/2006 18:28:09

    È il mio terzo romanzo di Lansdale dopo lo splendido “Tramonto e polvere” e l’emozionante “In fondo alla palude”. Questo lo pongo ad un gradino più basso rispetto agli altri due: non manca certo di tensione e l’autore sa ben porre l’accento sulla crudeltà di questo “branco” di giovani che non esita a stuprare e uccidere con crudeltà e odio. Ma sono temi già visti sia in altri romanzi sia in film come l’indimenticabile “Cane di paglia”. Lo sdoppiamento della personalità o meglio la simbiosi tra due forti e malefiche personalità l’abbiamo incontrato fin troppe volte nei romanzi di Stephen King e di altri autori come anche l’idea della casa isolata. Come non pensare (scusate se mi ripeto) a “Christine la macchina infernale” quando leggiamo della nera Chevrolet che corre nella buia notte? Ciò non vuol dire che Lansdale non sia riuscito a tirar fuori tutto sommato un bel romanzo con una prosa scorrevole.

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    zaxxon

    20/02/2006 11:58:54

    In genere amo i libri di Lansdale e mi piace il respiro che riesce a imprimere nelle sue narrazioni; rimanendo sempre in bilico tra un gusto per l'eccesso, che naviga a metà tra l'umorismo nero e il gore, e una certa atmosfera realistica da sud dell'anima. Il problema di questo libro è che, secondo me, in origine doveva essere un racconto che, in qualche maniera, si è "gonfiato" mettendo in evidenza più i suoi difetti che le sue qualità. Non a caso è anche il limite, a volte, di Stephen King ed è proprio allo scrittore di Bangor, più di tutti, che Lansdale può essere avvicinato, per una comunanza di tematiche che è più stretta di quello che uno penserebbe. Una piacevole lettura, ma siamo lontanissimi anni-luce da "la notte del drive-in" o da "La sottile linea scura".

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    Andrea72

    17/11/2005 22:31:41

    Pochissime volte mi è capitato di imbattermi in una rappresentazione del MALE così dura, spietata, feroce, tremendamente simbolica, un'ombra pesante che impregna ogni pagina con un atmosfera nerissima, ai limiti della follia.Pur non avendone ancora subito il fascino riconosco che Lansdale ha uno stile brutalmente efficace, diretto e tagliente come la lama di un rasoio ( non a caso..), il talento di saper creare un ambientazione e dar vita ai personaggi senza ricorrere a lunghe descrizioni o introspezioni psicologiche eccessivamente analitiche, la capacità di creare un blocco emozionale unico in cui il MALE da lui descritto, vero protagonista del libro, si diffonde come un osmosi in ogni pagina, quasi a voler marchiare col nero inchiostro le emozioni di chi lo vuole vivere fino in fondo. Anche se non del tutto originali ( però, forse, nell'83 lo erano ancora..?! ) ho trovato di una potenza incredibile le immagini e i simboli che lo scrittore usa per incarnare la sua idea del male, la terribile e affascinante Impala del '66 e la casa abbandonata sono personaggi veri, che vivono di una vita propria, circondate da quell'energia scura e invasante che tutto avvolge e stravolge al loro passaggio. Non è un libro in cui il male deve vincere o perdere, non credo che alla fine si possa parlare di vinti e vincitori, più semplicemente, ma in modo assolutamente avvolgente, è un libro che mostra il male come parte inevitabile e a volte estrema della vita degli uomini, male che è qui condanna e riscatto, motore della vendetta di cinque ragazzi che lo incarnano in maniera totale e irrimediabile e della rabbia, dell'istinto di sopravvivenza di chi, da esso, vuole solo difendersi per lasciarselo alle spalle. Un male che impregna le menti, i cuori e le anime, implacabile, immutabile, vivo di un moto continuo e perenne, pronto a travolgere ogni riga che percorre queste pagine con spietata crudezza, da cui è impossibile non farsi toccare o travolgere se non avendo la fortuna di non incontrarlo o di essere in un altro libro.

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    Greta

    08/11/2005 17:27:23

    Spettacolare lansdale, al meglio della sua forma e ricordatevi tutti che questo libro è stato scritto più di 20 anni fa e che nessuno di noi (Oddio qualcuno si) a quel tempo avrebbe potuto leggerlo senza prendersi un accidenti di paura e senza gridare al genio assoluto. Questo libro è semplicemente una lezione per tutti quelli che dopo (sottolineato) hanno cercato di imitarne lo stile. Desistete!

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    Vittorio Caffè

    22/10/2005 15:44:57

    Questo potrebbe sembrare un facile romanzetto horror. Non è così. E' evidente che Lansdale ha pescato dappertutto per costruirlo: i materiali li ha presi da film, da altri romanzi, dalla televisione... quando lo fa DeLillo è grande letteratura, se lo fa Lansdale non vale? Io credo che l'importante è come li ha montati insieme, questi materiali, e secondo me lo ha fatto in modo assolutamente convincente, sia in termini di suspence e di tiro della narrazione, sia soprattutto allo scopo di insegnarci qualcosa, e questo Big Joe lo fa sempre, anche se un po' di nascosto. Qualcuno ha citato Cane di paglia, capolavoro del cinema americano, del grande Peckimpah. E' vero, Lansdale lo cita spudoratamente, ma a lui non interessa tanto la storia della coppia di vittime, quanto il lato oscuro, la banda di teppisti adolescenti, stupidi, brutali, ignoranti, incattiviti, spietati ed egoisti. Chiunque abbia il mito dell'adolescenza, vada a leggersi questo libro, per vedere che idee balorde possono venirti in mente a quell'età; e ovviamente c'è chi le mette in pratica (vi ricordate Erica e Omar?). Insomma, questo è un libro che si fa apprezzare soprattutto da chi gli adolescenti li frequenta ancora, e li conosce bene; e secondo me una lettura che apre gli occhi su tutto un mondo di pulsioni che normalmente, nella nostra Italietta dei buonisti, facciamo finta che non esistano nemmeno. Raccomandato.

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    Albys

    18/10/2005 13:49:37

    Avevo appena definito Tramonto e polvere come il miglior romanzo di Lansdale e ora devo già correggermi: questa fenomenale scheggia impazzita di violenza e maleficio è l'opera più clamorosa del grande texano, quella che più mi ha colpito e che in fondo è anche la più intensa sotto il punto di vista dell'introspezione psicologica. Ragazzi, questo romanzo è stato scritto nel 1983 (non nel 1987 come dice Fanucci), ed è solo il secondo nella cronologia di Big Joe: tenuto conto di questo, è senza dubbio superiore a ogni suo successivo lavoro! Avevo letto da alcune parti che era un'opera minore, un Lansdale ancora acerbo. Beh, non è vero: questo è purissima essenza di Lansdale, un'Arancia Meccanica Texana! Scrittura potentissima, suggestiva, veloce, irriverente eppur mai ridicola, a tratti geniale. Questo libro fa ridere, sguaiare, inorridire, fremere, pensare... solo per come è scritto. Poi c'è la storia, e... ne ho lette di cose dure, ma questa è nella top five! Un romanzo spietato, dove il Male è davvero senza confini, interpretato da un gruppetto di ragazzi che definire sbandati è riduttivo: questi sono proprio giovanotti perduti, ingoiati dall'essenza più concentrata del male dell'uomo e poi sputati sulla faccia della terra per portare il delirio. E' il solito Texas rurale di Lansdale (stavolta senza tornado), ma più notturno degli altri romanzi, e in questa cornice Joe dà il meglio. Davvero quasi impossibile mollare le pagine, pregne di simbolismo malefico, di personaggi sopra le righe eppur possibilissimi, di piccole realtà squallide e dolorose. La Chevrolet Impala del '66 è una sorta di vaso di Pandora moderno, colmo di sventure. Lansdale monta questa specie di film allucinato con grande maestria, inserendo la parte retrospettiva (e più introspettiva) a metà, fra il micidiale inizio e l'incendiario finale. Da non perdere, anzi: il miglior one-shot per chi vuole conoscere l'inarrestabile Big Joe L. Difficile, nel reparto thriller-pulp, fare meglio di così.

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    brando

    06/10/2005 20:37:02

    Qualcosa che assomiglia ad una partita di badminton. Troppo lungo e noioso. Un libro debole e sconclusionato.

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    Vincent

    06/10/2005 12:49:02

    Il romanzo è del 1987 e siamo decisamente lontani dall'ultimo Lansdale, quello che non solo ha saputo costruirsi un pubblico affezionato ma che ha finito anche per diventare in Italia uno scrittore di moda. "Il lato oscuro dell'anima" è una pietra scagliata contro la vetrina dei buoni sentimenti, dell'etica benpensante e del politicamente corretto. E' un romanzo del terrore, brutale e durissimo, che pesca a piene mani negli abissi della mente umana e nel degrado più cupo di un'America senza regole né valori, quella dei folli e dei violenti che fanno della barbarie il proprio orgoglioso vessillo. L'epigrafe hitleriana sgombera subito il campo su quello che seguirà: non c'è tempo per giudicare o per educare, non c'è spazio per confezionare messaggi. C'è l'azione, ed è violenza allo stato puro, sesso bestiale e vendetta cieca; ci sono i personaggi, cattivissimi e senza Dio, fragili e assediati dalle paure e dall'incertezza sulla propria consistenza, oppure coraggiosi ma ignoranti e reazionari. Un affresco dipinto con i colori della notte e del sangue, che scorre a fiumi, costruito su una struttura a flash-back alternati con una formidabile abilità cinematografica e un ritmo intensissimo, in grado di far decollare subito la tensione e farla crescere progressivamente fino all'ultima riga.

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    Mirko

    13/09/2005 15:24:47

    Non é sicuramente il miglior libro di Lansdale. Forse perché si rifà (in maniera dichiarata) a "Cane di paglia", splendido film di Sam Peckhpinah con Dustin Hoffman. In effetti lo si potrebbe definire come un clone letterario di "cane di paglia", solo più truce e sanguinolento. Comunque, il lato oscuro dell'anima é scritto bene e scorre che é una meraviglia (letto in una notte). È un Lansdale degli esordi, infatti il libro é del 1987. Piacerà sicuramente ai cultori del genere. Per chi conosce Lansdale chiuderà un'occhio, e per chi non lo conosce davvero bene potrebbe sputtanarsi la scoperta di un autore veramente geniale e dotato di stile straordinario. Due caratteristiche che evidentemente quando scrisse questo libro lasciò in disparte e lo si vede solo in certe pagine....e già nel '87 lasciò presagire che qualcosa stava per scoppiare.

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    Max.Vg

    12/09/2005 17:21:52

    Il lato oscuro dell’anima è una Boiata Pazzesca. Abbiamo il coraggio di dirlo, perdinci! Una storia letta e riletta, vista e rivista, personaggi così scontati da essere in liquidazione, una scrittura compiaciuta fino all’indigestione.

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    Latinese

    05/09/2005 14:38:36

    Non è il Lansdale che si legge ultimamente. E' quello degli esordi, duro e spietato. Ma tanto vero. La storia racconta la persecuzione di una coppia di intellettuali da parte di una banda di teppisti minorenni nel solito Texas orientale (il territorio dove Big Joe dà il meglio di sé). Potrebbe sembrare una riscrittura di Cane di paglia o di tanti b-movie horror; ma l'idea geniale è che Lansdale racconta la storia sia dal punto di vista delle vittime che da quello dei malvagi, e lo fa senza perdere un grammo di suspence e di spavento. Lo fa da maestro qual'è. E ti fa entrare nel lato oscuro della mente della gente normale (marito e moglie), e in quello dei ragazzi dannati (Brian soprattutto). Il risultato è devastante. Non è solo un libro che fa paura, che ha ritmo e tensione, che ti fa girare le pagine fin che non lo finisci: è soprattutto un libro che ti fa vedere il male nel suo farsi, e cavolo, lo fa senza tirarsi indietro e senza girarci intorno. Lansdale senza pietà, sempre e comunque un grande Lansdale. Una scarica di pallettoni!

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