Lettera a mia madre

Waris Dirie

Traduttore: S. Cherchi
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 25 giugno 2009
Pagine: 185 p., Rilegato
  • EAN: 9788811686286
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Descrizione
Quello tra Waris Dirie e sua madre è sempre stato un legame profondissimo ma certo non un rapporto facile. A dividerle sono stati anche i diversi destini. La madre è rimasta nei deserti della Somalia, dove è nata Waris, a condurre la vita difficile dei nomadi, in una società violenta e incatenata alla tradizione, dove alle donne è concesso solo un ruolo subordinato. Sua figlia è diventata una delle modelle più famose del mondo, è stata nominata ambasciatrice dell'ONU nella lotta contro le mutuazioni genitali femminili, i suoi libri hanno conquistato e commosso milioni di lettori. Waris però non ha mai dimenticato le sue origini, anche se per anni non è riuscita a tornare in Somalia perché era troppo pericoloso. E quando ha finalmente potuto incontrare sua madre, ha trovato una donna malata. Ha provato a parlarle, per recuperare il conforto dell'affetto reciproco. Ma a volte parlarsi, quando ci sarebbe troppo da dire, diventa un'impresa difficile, quasi impossibile. È per questo che Waris Dirie ha scritto "Lettera a mia madre": per costruire un dialogo, per cercare la pace interiore che il successo, la fama e il denaro non le hanno dato.

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Il titolo di questo libro intenso e catartico, il quarto dell'ambasciatrice speciale dell'Onu per l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili (mgf), non dice tutta la verità. La ex supermodella somala, infatti, vi racconta piuttosto l'esperienza dell'incontro con la madre malata dopo dieci anni di lontananza, che Dirie dalla Somalia porta a curare a Vienna, dove lei, ora cittadina austriaca, abita. La lettera vera e propria si inframmezza alla narrazione delle incomprensioni tra la madre, saldamente legata alla "tradizione" somala delle mgf, e la figlia ribelle, che di quella mutilazione voluta dalla madre e subita all'età di cinque anni porta ancora i dolorosi segni fisici e psicologici. L'impossibilità di difendere il suo punto di vista con la persona che insieme le ha dato dolore e amore ha spinto Dirie a mettere di nuovo a nudo la sua anima in questo libro. Il linguaggio asciutto e preciso, ripetitivo com'è a volte l'inglese, che Dirie ha imparato a Londra dov'è fuggita a tredici anni, non annoia e se possibile accentua la banalità, come direbbe Arendt, del male che viene giustificato dalle donne stesse: le donne non mutilate, infatti, sono emarginate, "impure". Come contesta a un certo punto Dirie alla madre: "Non è la disgrazia o l'infelicità delle vostre figlie impure a preoccuparvi, per voi è solo una questione di soldi. So come vanno queste cose. Se date a qualcuno una delle vostre figlie, ne ottenete in cambio soldi o cammelli. E una donna non mutilata non può essere venduta. Non ha alcun valore, vale meno di un capo di bestiame". Si consiglia anche di rileggere i grandi successi autobiografici precedenti: Fiore del deserto, 1998, oltre 11 milioni di copie vendute nel mondo; Alba nel deserto, 2002; Figlie del dolore, 2006; tutti pubblicati in Italia da Garzanti.
Giordano Vintaloro