Le lettere dello Yage - William Burroughs - copertina

Le lettere dello Yage

William Burroughs

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Editore: SugarCo
Anno edizione: 1994
In commercio dal: 18 aprile 1996
Pagine: 111 p.
  • EAN: 9788871980997
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    Nicolò

    05/11/2012 16:03:34

    Nulla di che, molto meglio "La scimmia sulla schiena".

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    vittorio baccelli

    28/06/2001 11:53:49

    Onestamente dello yage non è che in questo libretto se ne parli molto. Interessante è invece lo spaccato dell'america latina, un incubo nell'inferno contemporaneo, magistralmente altrove descritto dai due grandi autori. "Ogni notte la gente sarà sempre più brutta e più stupida, l'arredamento sempre più orribile, i camerieri sempre più villani, la musica sempre più ininterrottamente gracchiante come un film accelerato di un vorticoso incubo di disintegrazione meccanica e di mutamnento privo di significato". Se da un lato è possibile apprezzare la scrittura dei due autori che molto hanno contribuito al rinnovarsi delle letteratura contemporanea, dall'altro si resta interdetti su le negatività che emergono dalle realtà del terzo mondo e che non sono, per tutto un'intreccio di di situazioni, destinate a mutare. Sibillina la frase, quasi buttata là con noncuranza "Niente è vero:tutto è permesso". Agli occhi dei nativi anche i nostri due, appaiono "gringos" esattamente come gli altri "los americanos".

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    Michele Sabbadin

    28/11/2000 22:14:11

    Le lettere dello Yage comprendono l'epistolario tra William Burroughs ed Allen Ginsberg, in un arco di tempo che va dal 1953 al '63. La corrispondenza di Burroughs all'amico narra del viaggio compiuto nell'America Latina alla ricerca dello Yage, un narcotico allucinatorio (ricavato da una liana) usato da certe tribù dell'Amazzonia. Una droga, ancora semi-sconosciuta negli ambienti scientifici e che si pensa sia portatrice di poteri telepatici oltre ad effetti allucinatori. Il libro può essere facilmente diviso in tre parti. La prima parte è una sorta di "diario di viaggio" dove Burroughs descrive con stile lucido, freddo ed analitico il suo peregrinare in diverse città ed offre al lettore uno spaccato (seppur molto personale) della popolazione sud americana. A seguito delle lettere di Burroughs, la seconda parte presenta un Allen Ginsberg che scrive dagli stessi posti dove, sette anni prima, era stato l'amico. Ginsberg dopo aver provato anch'esso lo Yage ne descrive gli effetti, si sente "smarrito"...in una "alterazione semi schizofrenica della coscienza" e chiede rassicurazioni a Burroughs. La risposta che ne segue contiene un piacevole ed interessante cambiamento: troviamo Burroughs scrivere con il suo famoso stile: ricco di cut-up, immagini allucinatorie, visioni deliranti che ritroviamo nei suoi libri più famosi come "Il Pasto Nudo". Uno degli spunti d'interesse di questo "romanzo epistolare" è, quindi, quello di contenere due diverse tecniche di scrittura di Burroughs. All'inizio si ha un godibilissimo affresco personale della realtà dell'America Latina, con uno stile molto vicino a "Junkie", il suo primo romanzo (scritto peraltro poco tempo prima il suo viaggio). Invece,l'ultima parte del libro ci offre un Burroughs "tradizionale" e si può apprezzare il mutamento stilistico e la comunque naturale abilità nello scrivere.

  • William Burroughs Cover

    William Seward Burroughs II, più comunemente noto come William S. Burroughs, è stato uno scrittore e saggista statunitense. Legato alla beat generation, ma molto lontano, per sua ammissione, dalla realtà dei beatniks o hippies, fu un autore di avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura. Molti suoi lavori partono da esperienze personali legate all'uso di droghe e alla dipendenza da oppiacei. Ribelle alla famiglia e all’educazione alto-borghese (frequentò Harvard e studiò medicina a Vienna), nel secondo dopoguerra si diede alla droga e vagabondò in tutto il mondo, vivendo tra emarginati e sbandati (esperienze descritte in La scimmia sulla schiena, 1953). Dopo una cura disintossicante cominciò a scrivere romanzi:... Approfondisci
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