Il libro delle mie vite

Aleksandar Hemon

Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 15 ottobre 2013
Pagine: 175 p., Brossura
  • EAN: 9788806213954

49° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Narrativa, romanzieri e scrittori di prosa

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Descrizione
Finalista nella cinquina del Premio Terzani 2015. "È un'esistenza inimmaginabile fuori dai confini della letteratura quella che Hemon ci consegna in questo libro: troppo densa e straordinaria per essere declinata al singolare. Nelle sue vite la realtà esplode a ogni passo; lo sorprende, sconvolge, supera. Eppure lui la sa ricomporre in una serie di testi autobiografici riuniti secondo un'intima cronologia che li rende ancora più eloquenti e interrelati. Dalla nascita della sorella, che lo costringe a rivedere i confini del proprio io, alla scoperta del mondo oltre i confini della 'terra promessa del socialismo' durante uno sfortunato quanto esilarante viaggio in Italia; dai progetti magniloquenti e ingenuamente sovversivi partoriti con un gruppo di artistoidi nella Sarajevo socialista, allo shock di vedere il proprio mentore trasformarsi in mostruoso braccio destro di Karadzic; da un soggiorno di studio negli Stati Uniti divenuto esilio involontario, al ritorno nella Sarajevo post-assedio dove 'era tutto straordinariamente diverso da quello che avevo conosciuto e tutto straordinariamente uguale a prima' - in ciascuna di queste stazioni Hemon tallona il proprio vissuto, orchestrando una cosmogonia di personaggi che con la loro forza terrena controbilanciano un orizzonte impietoso, e dai quali distilla una dimensione narrativa che gli consente di 'estendere se stesso' e forse di 'capire quello che mi è difficile capire'."(Maurizia Balmelli)

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    Tony Clifton

    19/10/2014 16:39:49

    Uno dei migliori scrittori contemporanei. Un talento cristallino. Hemon è riuscito a realizzare un progetto complesso e ambizioso con eleganza e originalità. Asciutto, onesto, preciso, a tratti quasi "chirurgico" nello sviscerare sentimenti e sensazioni. E' come se lo scrittore bosniaco guardasse le cose un passo più in là rispetto a noi, e riuscisse in tal modo a vedere qualcosa in più. L'ultimo capitolo, l'ultima delle vite di questo romanzo raggiunge l'apice per lirismo e intensità. Da leggere, rileggere, e rileggere ancora.

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    Loris

    30/01/2014 09:40:21

    Quel che si intuiva nella finzione de 'Il progetto Lazarus', qui viene esplicitato nella forma del memoir, realizzato con l'aggregazione di testi parzialmente autonomi, probabilmente elaborati con tempi e finalità differenti. Le vite di Hemon scorrono in quadri vividi: si parte da un bambino geloso della sorella a Sarajevo e si chiude con un padre straziato dalla malattia della figlia a Chicago. Nel mezzo irrompe la Storia con la follia delle guerre balcaniche, che porta con sé l'amara rivelazione di come la letteratura non sia un rifugio durevole dal mondo né una garanzia di visioni e comportamenti etici. La scrittura però ha aperto a Hemon le porte dell'America e regala ora al lettore esperienze e sentimenti che lo fanno muovere tra il sorriso e la commozione.

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    Kristian d'Arc

    11/12/2013 14:16:09

    "Il progetto Lazarus" mi aveva fatto conoscere uno Scrittore genialmente tragicomico, come in Italia quasi nessuno sa o vuole essere: quelle intelligenze superiori capaci di farti ridere e piangere nella stessa pagina. E questo atipico libro conferma tutto il bene che pensavo di lui. Adesso sarebbe ora di ristampare i suoi due primi romanzi, da troppo tempo assurdamente fuori catalogo.

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  Aleksandar Hemon e Vladimir Nabokov. È naturale accostare questi due nomi, non solo perché Hemon in Nabokov vede il proprio scrittore preferito, ma anche e soprattutto perché a entrambi è riuscita, magnificamente, l'impresa di scrivere in inglese, una lingua di cui si sono appropriati soltanto con la maturità. In più, ad accomunarli c'è una sensibilità sottile, quella che, come Hemon ha dichiarato, lo induce a scrivere "libri tristi per chi ha il senso dell'umorismo" e "libri spiritosi per gente triste". Rispetto a Nowhere Man e a Il progetto Lazarus, Il libro delle mie vite si colloca altrove, nel campo della non-fiction, ripercorrendo una sequenza di storie vere che si svolgono nell'arco di 11 anni tra Sarajevo, prima dell'inizio della guerra, e poi l'America, la terra dell'esilio, dove l'autore è rimasto "intrappolato" nel 1992, all'esplosione del conflitto. E proprio la guerra svolge un ruolo importante nelle pagine dell'autore bosniaco, rivissuta com'è attraverso il filtro delle testimonianze di famigliari e amici o dello schermo dei media, quello che restituisce, fra le altre, inquadrature del professor Nikola Koljevi, che di quella storia recente diventa in un certo senso il simbolo. Di Koljevi, Hemon ricorda le dita lunghe e affusolate, quelle che prima che intraprendesse la carriera universitaria lo avevano portato a suonare il pianoforte nei locali jazz di Belgrado; ricorda quanto gli abbia fatto amare – e poi odiare – la letteratura; sa che che è stato uno dei registi dell'orrore diventando in quanto esponente di spicco del Partito democratico serbo e responsabile di crimini efferati tra cui, anche, la distruzione di centinaia di migliaia di libri nell'incendio della biblioteca di Sarajevo. Una vicenda emblematica, la sua, che occupa poche pagine dense di significato. Quella di Hemon è una scrittura precisa, chirurgica, che diviene anche lo strumento per elaborare il dolore per la morte della propria, descritto nell'ultima delle vite del libro, L'acquario.   Silvia Ceriani