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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 476 p., Rilegato
  • EAN: 9788806209384
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  L'ultimo libro di Melania Mazzucco ricrea e racconta un intero apparato mimetico, nella migliore tradizione aristotelica, che ammalia e pervade, convincendoci che i passi che stiamo facendo non sono nel mondo vero, ma in quello verosimile del libro. Il mondo raccontato in Limbo è quello di Manuela Paris, cresciuta in una famiglia sfilacciata e in un'adolescenza sbilenca, che studia per diventare sottufficiale dell'esercito fino a diventare comandante di plotone in una base in missione in Afghanistan. Profondamente calata nel suo sentimento di obbedienza e lealtà morale, sopravvive a un attentato in cui sono morti tre dei suoi uomini, nonché amici, resi fratelli ed "epigoni" dalla condivisione del dolore, delle paure, del codice militaresco. Manuela torna nella sua città natale, Ladispoli, per cercare di ritrovare la salute fisica e mentale, nonostante gli incubi, le notti insonni e piene di ombre, un'aggressività inconsapevole e micidiale che deriva dal suo disturbo post traumatico da stress. Manuela ha perso una vita e ne deve ritrovare un'altra; perché morta non è. E come lei, anche il misterioso uomo dell'Hotel Bellavista che, di fronte casa sua, la osserva – come uno specchio, l'ombra che gli è fuggita dal corpo ("Ho capito subito che eri pericolosa per me. Perché eri la mia ombra") ‒ e che anche lui deve ritrovare e ricucire all'anima la sua vita perduta. Manuela e l'uomo dell'Hotel Bellavista, Mattia, sono due aspetti della stessa medaglia: quella martoriata e sopravvissuta, a cui bisogna – per ricominciare ‒ restituire l'altra metà; e con questa inconsapevole, eppure istintiva necessità del cercarsi, entrambi si annusano e si scoprono, fino a ricoprirsi l'uno con l'altra di una pelle che lentamente si ricrea, si riforma, cicatrizza. Dopo lo sguardo lucido e chirurgicamente attento alla realtà contemporanea di Un giorno perfetto (Rizzoli, 2008), Mazzucco distende nella narrazione uno scenario arso e dilatato come il deserto afghano, in cui raccoglie l'umanità di Manuela e Mattia (insieme con quelle degli altri efficaci ritratti di Vanessa, Alessia, Cinzia Colella), in cui, se pure emergono accennati, abbozzati rimandi a una visione politica riguardo la partecipazione italiana alle "missioni di pace" in Asia, ciò che interessa alla storia sono le missioni private: le guerre intime che fanno i conti con i destini, gli incontri, le occasioni, che pure si innescano in un meccanismo ampio e collettivo, in cui ci si trova a combattere come si può e a sopravvivere per pure, casuali divergenze. Il libro è diviso in capitoli "vivi" (Live) in cui si racconta il momento, lungo qualche mese, del ritorno di Manuela e della sua nuova vita da riconquistare; in cui è lo sguardo focalizzato nella protagonista, anche se l'autrice effettua cambiamenti di rotta e lo moltiplica in quello dei vari personaggi con una semplicissima fluidità, a porci pagina dopo pagina di fronte alla lotta che bisogna compiere non solo per salvarsi la vita sotto i proiettili, ma anche per salvarla più volte dopo morti, come nel wargame della bambina Alessia chiamato, appunto, Limbo. La vita presente si alterna con i capitoli dedicati alla scrittura: per superare il trauma, a Manuela è stato assegnato il compito di scrivere tutto quello che ha vissuto, gli Homework in cui, in prima persona, ci racconta ciò che i suoi occhi hanno visto, il corpo sopportato, e il dolore scaturito. Come se la scrittura, ricreando e riportando in vita, per una seconda volta, il passato, fosse il tramite, il rito d'iniziazione attraverso cui la vita può rigenerarsi. È nella scrittura ‒ che Mazzucco articola con complesse giravolte linguistiche, alternando sprazzi di dialogo a impennate dialettali, riferimenti specialistici e minuziosi del gergo militare a lirici momenti di delicata poesia – che, alla fine, si trova il compattamento della storia, delle macerie umane di Manuela, e della vita di tutti: "Il visore segnala il calore del corpo. (…) E la scrittura, in fondo, fa la stessa cosa. Non consola, non salva, non resuscita i morti. Ma registra il passaggio. Trascrive l'assenza – filamenti di luce nell'oscurità".   Rossella Milone  

Sembra che a Melania Mazzucco non importi molto perdersi nella scrittura. Leggendola, anzi, si ha proprio la sensazione che abbia dedicato moltissimo tempo alla ricerca di parole inconsuete e alla limatura di bellissime frasi. Se non fossimo certi che si tratti di una donna, diremmo che la sua ambizione come scrittrice ricalca forse maggiormente un modello maschile: poche le donne che si cimentano nell’epica, nel racconto della vita nella sua totalità e non frammentata in piccoli pezzi. Eppure Melania Mazzucco lo ha fatto in passato con i suoi successi, Vita (Premio Strega 2003), Un giorno perfetto (da cui uno splendido film di Ferzan Ozpetek) e La lunga attesa dell’angelo, dove gli spunti biografici e autobiografici sono usati con l’intento di descrivere intere esistenze, secondo diversi punti di vista. E ritorna a farlo in queste pagine, durissime eppure emozionanti, dedicate alla vicenda di una giovane soldatessa italiana, Manuela Paris, ferita durante una missione in Afghanistan e di ritorno in Italia in convalescenza.
Sono tre i momenti in cui si snoda l’intreccio della narrazione, come le sezioni in cui è suddiviso il romanzo. Live, sono i capitoli in cui Manuela racconta i giorni del suo ritorno a casa, a Ladispoli, dopo l’incidente che l’ha riportata in Italia. Nel suo quartiere asfittico, sul litorale laziale, sua madre e sua sorella sono pronte a prendersi cura di lei, scampata all’esplosione del Lince su cui viaggiava e alla morte degli altri tre soldati che erano con lei. Con i capelli rasati a seguito dei due interventi al cervello cui si è dovuta sottoporre, le stampelle e un tremendo boato che le si riverbera in testa, in quei giorni tra Natale e Capodanno di un anno imprecisato ma non molto lontano, Manuela cerca lentamente di ricomporre i fragili pezzi della sua vita.
Come le hanno suggerito gli psicologi lo farà scrivendo un diario, che nel romanzo corrisponde alla sezione Homework, in cui dovrà ripercorrere le tappe della sua avventura in Afghanistan. Centosessantasette giorni, dall’arrivo a Sollum, dove la aspetta la 9° compagnia del 10° reggimento degli alpini, fino alla partenza con il suo contingente verso la scuola di Qul’a-i-Shakhrak, dove ad aspettarli, questa volta, è l’esplosivo al plastico. Scrivere la sua esperienza, i giorni vissuti in caserma insieme al simpatico tenente Russo o al coriaceo tenente Zandonà, sarà più difficile che marciare sotto il sole. Scrivere sarà quasi una prova di orientamento per lei, che dovrà disimparare tutto ciò che crede di sapere, ammettere delusioni dimenticate e sentimenti che si è impedita di provare, per scoprire infine la distanza tra Manuela, la donna che passa le giornate dietro i vetri di una finestra di Ladispoli, e il maresciallo Paris, a capo di un contingente di 30 uomini di stanza a Bala Bayak.
La cura è la scrittura e la scrittura è la vita. Per lei che ha capito, rientrando in Italia, che nulla le importa di più della salute, la libertà e la vita, scrivere è come guardare un mondo fatto di ombre di persone che non esistono più e che si sono mosse lasciando tracce persistenti. Scopriamo così che Limbo è l’unico titolo possibile per questo romanzo di attese e desideri.
Alla fine Mattia Rubino, l’uomo misterioso che da quando è arrivata a casa continua a osservarla ogni giorno dal terrazzo dell’Hotel Bellavista, le racconterà tutta la sua storia. È la terza parte del libro, Rewind, la parte che gli dà compiutezza e che gli fornisce un diverso punto di vista. Perché la vita nella sua interezza, stando fermi in un solo punto, fosse anche il tetto del mondo, non si potrebbe descrivere mai.

Recensioni dei clienti

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    Simo

    30/04/2014 14.56.32

    Lettura piacevole, a tratti ripetitiva: i personaggi sono ben delineati Mattia un pò meno rispetto a Manuela. Ben scritto, ma in alcuni parti pesanti. Ho trovato un pò eccessivo tutto il mistero attorno a Mattia, certamente per dare più suspance alla storia ed anche un pò troppo rigida la figura della protagonista, che fa sempre la cosa giusta, insomma la classica sbandata che diventa portatrice sana di valori ed etica. Per il resto è una storia di amore, anzi di incontro tra due anime perse, l'una dentro di sè, l'altro fuori. Due anime sole che trovano nella sofferenza dell'altro lo specchio per vedere le proprie e sentirsi meno alieni. Perchè per avvicinarsi non c'è bisogno di parole o di piacevoli situazioni, basta l'accomunarsi di sensazioni, il ritrovarsi in certi atteggiamenti, il rivedersi in alcune facce dai cui occhi traspare il mondo interiore complesso e labirintico, in cui non è necessario trovare l'uscita... perdercisi dentro è la vera conquista. E così, dimenticandosi di se stessi e del mondo "reale", scrutandolo da un'altra prospettiva, cioè dell'altro forse si scioglie un pò il bandolo della matassa intricato di pensieri ed ossessioni per uscirne più leggeri e meno negativi nei confronti di quello che la vita ha riservato. Intimo, triste, ma non entusiasmante.

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    Chiara

    21/11/2013 13.49.04

    Un romanzo sicuramente molto bello e coinvolgente. Un po' lento nella prima parte, durante la quale il lettore fa un po' fatica ad entrare nella storia a causa delle molteplici digrezione, prende poi il giusto ritmo ed inizia ad appassionare. I personaggi sono tratteggiati nei minimi dettagli. Sono vivi. Alcuni piacevoli, altri irritanti. Il personaggio di Vanessa forse è troppo caricaturale, e non mostra la sua profondità. Per il resto, oltre ad essere un'ottima scrittrice, la Mazzucco si mostra anche come preparata sociologa, in quanto offre ai nostri occhi spezzoni altamente realistici del contesto socio-culturale in cui viviamo. Dalle trincee ai centri commerciali, da facebook a call of duty, dai campi da calcio di provincia al freddo rigore della caserma, dai rumori di una discoteca all'intimità di un villino sul mare. Quella mostrata dalla Mazzucco, è un'Italia a 360° della quale, nonostante tutto, sono orgogliosa di fare parte.

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    claudia

    15/11/2013 10.30.38

    ..era da tanto tempo che non leggevo un libro cosi intenso..un po' diverso dai soliti..e con colpo di scena finale..imperdibile!

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    Marta80

    25/10/2013 20.53.24

    Melania Mazzucco non delude mai. Anche stavolta ha ideato una trama che cattura dall'inizio alla fine. I personaggi sono ben caratterizzati, la tematica trattata è interessante. Da leggere.

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    garibotti rossano

    20/10/2013 23.28.14

    Davvero un bel romanzo, un romanzo importante. La definirei la storia dell'incontro di due solitudini. Una è quella di Manuela Paris, maresciallo dell'esercito rimpatriata dall'Afghanistan a causa di un attentato. L'altra è quella di un uomo misterioso. E c'è molto di altro. La Mazzucco rivela forte sensibilità nel narrare una storia originale, riuscendo a costruire un prezioso esempio di narrativa italiana aperta a temi d'attualità. Complimenti.

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    ferruccio

    04/10/2013 10.11.31

    Le vicissitudini e le forti emozioni provate da una donna soldato in missione in Afghanistan; la sopravvivenza quotidiana in un teatro decisamente diverso dalla vita di tutti i giorni; ambiente insulso, subdolo, pericoloso ma, nel contempo, edificante per la qualità di certi rapporti umani che si instaurano nonostante la propria volontà. Tutto ciò che accade diventa indelebile nell'animo e di conseguenza modifica il carattere e la visione della vita; rimorsi e rimpianti si accavallano in continui flash-back che inducono a forte instabilità ancorchè temporanea. Un romanzo da leggere al fine di poter tentare di scrutare all'interno di altra realtà altrimenti sconosciuta.

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    francimuu

    11/04/2013 00.19.27

    personaggi originalissimi e trama intrigante e triste. non si riesce a fermarsi fino alla fine. scrittura fluida come sempre. lo raccomando assolutamente.

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    SONIA SUBER

    27/03/2013 13.25.12

    Sto terminando di leggere LIMBO e mi spiace. Mi spiace perché Manuela Mattia e Vanessa mi hanno accompagnato nelle mie serate e quando chiudevo il libro, mi ritrovavo a pensare ancora a loro. Pensavo soprattutto e lei, Manuela donna determinata nella sua caparbietà prima e vulnerabilità dopo, ma quello che mi ha colpito di più è stato lo sguardo di Amin dagli occhi verdi che incrocia quello di Manuela, che con la sua sensibilità di donna e direi anche italiana vorrebbe correre verso lui. E' un libro che fa pensare e molto. Credo che riceverlo sia un bellissimo regalo. Grande Mazzucco

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    paolo

    08/02/2013 17.25.10

    Davvero bella scoperta Melania Mazzucco. Non la conoscevo come scrittrice e cercando un libro da regalare a mia figlia mi sono imbattuto in recensioni lusinghiere di questo libro, e chiaramente l'ho letto prima io. La Mazzucco mi è piaciuta molto perchè sa scrivere bene; conosce regole, tecniche ma non è una mestierante. Nel suo libro oltre alla buona scrittura c'è dell'altro.I suoi personaggi vibrano di vita propria e ci sono passaggi in cui si capisce che c'è molto di piu, direi la mano dell'artista.

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    valentina

    14/01/2013 12.19.00

    stupendo! consiglio a chi non l'avesse ancora fatto di leggere tutti i libri di questa scrittrice

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    Raffaele

    10/11/2012 10.32.50

    Ho letto un grande romanzo scritto magnificamente ed ho scoperto Melania Mazzucco che ritengo uno dei migliori scrittori italiani contemporanei. A mio parere siamo veramente ad altissimi livelli, non potrò non leggere i suoi precedenti.

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    Paola C.

    24/10/2012 15.05.22

    mi ha aperto gli occhi e il cuore verso coloro i quali sono impegnati in queste missioni, il loro crederci e a volte anche il loro sfinimento e di nuovo il non arrendersi e lottare ancora...un po' come nella vita normale e nell'amore...

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    antonio

    16/10/2012 16.53.32

    ho letto quasi tutto della mazzucco...e devo dire che questo libro è stato a dir poco spiazzante...l'ho catalogato come il libro più bello che abbia letto...solitamente un libro quando ti prende cerchi di finirlo nel più breve tempo possibile...io invece tardavo...non volevo finirlo perchè già sapevo che poi una volta finito mi sarebbe mancato...l'ultimo capitolo poi l'ho letto una pagina alla volta....non so come spiegarlo...nessun libro mi ha fatto questo effetto...ho adorato tutti i personaggi indistintamente...consiglio vivamente a chi fosse intenzionato a leggere un libro decente di acquistarlo e farlo proprio...

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    elena

    29/09/2012 23.15.46

    Grazie mille... Il romanzo e' stupendo.Lo consiglio a tutti che cerca una lettura seria.

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    lilly

    19/09/2012 13.22.36

    mi è piaciuto un sacco, finalmente sono entrata un pò nel mondo delle ragazze soldato!

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    ivana

    14/09/2012 12.09.21

    Fin dall'inizio il libro mi ha catturato. Ho letto molti romanzi sul popolo afgano, mai storie del nostro contingente, anche se sono fra quelli che non condivide quella guerra. Anche la fine mi ha sorpreso perchè fa riflettere e pensare a chi davvero ha avuto quell'esperienza devastante. Consiglio sicuramente questa lettura

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    Carla

    12/09/2012 15.21.11

    Nonostante ritengo "un giorno perfetto" nettamente superiore, la Mazzucco sa scrivere. Se escludo la parte iniziale che ho trovato lenta, il libro scorre piacevolmente e ti coinvolge al punto giusto. Lo consiglio.

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    Luciana

    01/09/2012 19.46.46

    Ho appena finito il libro e anch'io mi sento in un "limbo", come se dovessi elaborare e assimilare l'intensità di questa lettura, i pensieri e le emozioni che si sono alternati capitolo dopo capitolo fino al finale, quando ho avuto la sensazione che tutti i pezzi del "puzzle" erano stati incastrati al posto giusto. Complimenti a Melania Mazzucco per la sua scrittura, ricercata ma scorrevole, intensa e profonda.

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    marcello

    31/08/2012 09.11.41

    Bellissimo libro coinvolgente ed intrigante con qualche risvolto politico (uomo comune). Qualche sforbiciata qua e là avrebbe tolto quel pò di lentezza che qualche volta stanca e quel che è peggio distrae.

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    giorgio g

    22/07/2012 09.14.01

    E' il secondo libro della Mazzucco che leggo; del primo ("Vita") ero entusiasta: la protagonista era una donna emigrata in America da bambina che aveva affrontato con successo le difficoltà della vita nel Nuovo Mondo. La figura centrale di "Limbo" è ancora una donna, Manuela Paris, donna-soldato reduce da una missione di pace in Afghanistan, da cui è rientrata fiaccata nel corpo e nello spirito. Le fa da contrappunto il misterioso ospite di un hotel di fronte a casa Paris. Interessante e originale l' impostazione del romanzo, scandito tra "Live", il racconto in diretta, "Homework", i ricordi della missione in Afghanistan, e "Rewind" in cui si rivelano i misteri del personaggio Mattia. Una considerazione finale: considero estremamente positiva la descrizione dello spirito che anima la protagonista e, con lei, gli uomini e le donne delle nostre Forze Armate, una delle poche certezze su cui possiamo contare in questi difficili momenti. In conclusione, un libro coinvolgente che conferma le ottime qualità della scrittrice.

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