Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 118 p., Brossura
  • EAN: 9788806222871
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 5,40

€ 8,50

€ 10,00

Risparmi € 1,50 (15%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    misselisabethbennet

    08/09/2017 14:40:59

    libro molto bello e profondo... che barnes scrive molto bene è noto a molti ma qui veramente ogni superlativo è sprecato

  • User Icon

    vittoria

    15/01/2017 14:21:30

    Ho preferito di gran lunga "Il senso di una fine". Questo l'ho trovato un tantino angosciante. Tuttavia,ritengo che Burns sia un grande scrittore;molto bravo a trasformare in parole le emozioni e i sentimenti. Continuero'a leggerlo.

  • User Icon

    Cristiana

    02/04/2014 16:29:59

    Questo libro mi è piaciuto di più del precedente, almeno nella parte "personale". Tuttavia questo scrittore non mi piace, è confuso e caotico nella trama e nell'intreccio. Saltabecca senza grazia fra narratore onnisciente, dialoghi da sceneggiatura (molto improbabili) e descrizione intimista dei propri sentimenti. L'incipit è bello, bella l'idea di fondo, bello che venga riproposta qui e là come leitmotiv; è dopo aver ascoltato l'incipit alla radio che ho deciso di dare un'altra chance a quest'autore, e' anche il motivo per cui, alla fine, do tre.... traete, se volete, le conclusioni

  • User Icon

    enrico.s

    26/02/2014 16:47:17

    Francamente non mi spiego il coro elogiativo che sento e leggo ovunque per questo libro. Anche il precedente (Il senso di una fine) non mi aveva entusiasmato ed avevo deciso di non leggera altro di questo pur quotatissimo autore ...ed avrei fatto bene a restare fedele alla mia decisione. ...Barnes scrive certamente bene, però, specie dopo aver letto l'ultima parte del libro, in cui rievoca il proprio personale dolore per la morte della moglie, mi è venuto un sospetto di cui mi vergogno anche un po': sarà veramente sincero? E' possibile che un auotre possa scrivere di un sentimento così privato e personale senza problemi? Non sarà, perdonatemi, vanità? La sofferenza come una forma di distinzione? Si può davvero "mettere in piazza" in modo genuino qualsiasi sentimento autentico (non quello di un personaggio di fantasia)? e, se sì, si può farlo facendolo pagare col prezzo di copertina? Non ho una risposta...solo i dubbi che mi sono venuti alla fine del libro, che mi hanno "rovinato" il piacere della lettura e che mi sento di esporre ai frequentatori di ibs.

  • User Icon

    jane

    18/02/2014 16:51:27

    Tralascio la tripartizione del libro, le sommarie biografie delle prime due parti e la mongolfiera metafora della vita perché penso che quello che Barnes voleva esprimere davvero stia nell'ultimo capitolo sul dolore per la perdita della moglie. Straziante e dolcissimo insieme, acuto nelle osservazioni perché chi ha subìto un lutto ha una particolare sensibilità nel rilevare i comportamenti altrui che feriscono di più (rimozione,minimizzazione,frasi consolatorie e inopportune, consigli non richiesti). È un'analisi quasi impudica del dolore, ma credo che non sia un'esibizione letteraria - tanto meno a scopo commerciale - penso sia un tributo dovuto alla moglie; infatti dice di aver rinunciato al suicidio perché in questo modo lei sarebbe morta per la seconda volta. Ricordarla e ripercorrere il dolore per la sua perdita è come continuare la conversazione con lei e un po' come tenerla in vita. E lo ha fatto in modo sincero e spietato, senza tener conto di quanto il tema della morte sia scomodo nella nostra società. Penso che il senso del libro sia questo.

  • User Icon

    Loris

    07/02/2014 10:16:28

    L'auto-fiction va per la maggiore e Barnes dà il suo dolente contributo. Perché? Forse solo per reagire, per mettere ordine e dare una parvenza di senso al caos della vita attraverso la scrittura. Non trovo compiacimento o furberie nella messa in scena del lutto. Barnes descrive i suoi stati d'animo, non fornisce dettagli sulla compagna, sulla loro vita in comune e sulla malattia. Parla della perdita (senza la pretesa di fornire insegnamenti universali), dell'esperienza del precipitare dopo essere ascesi all'empireo attraverso l'amore. Nella prima parte, lo fa in forma narrativa, usando figure storiche per introdurre il tema del volo (in mongolfiera) e della fotografia, che a sua volta si riallaccia alla memoria e alla possibilità di scoprire inediti punti di vista su sé e sul mondo. Quel che ne esce è un libro particolare che si sottrae alle consuete classificazioni di genere.

  • User Icon

    diamonddave

    15/01/2014 11:56:15

    Un'idea bella ed intelligente alla base di questo lavoro di Barnes, acuto, profondo, toccante: l'unione di cose che nascono separate, ma dalla cui unione si ottiene una prospettiva non semplicemente diversa, ma nuova in modo definitivo.

  • User Icon

    claudio

    08/12/2013 08:43:14

    Libro molto personale, ricordo della moglie amata che è morta in pochi giorni. Partendo da tre personaggi ottocenteschi, pionieri del volo, Barnes ci racconta la sua vita dopo la morte della moglie. E lo fa in maniera eccellente.

  • User Icon

    Paolo

    20/11/2013 20:47:10

    Un'altra delusione, dopo "Il senso di una fine". Peccato per lo scrittore del magnifico "Arthur e George".

  • User Icon

    Alessandro

    04/11/2013 15:56:37

    Già con la precedente lettura (IL SENSO DI UNA FINE) non ero rimasto pienamente soddisfatto, scrittura molto furbina... ma qua ragazzi è ancora peggio: avete presente Baricco? ecco siamo lì solo che Barnes alla fine ci propina anche una estenuante psicologia della morte, di chi cioè sopravvive alla morte della compagna della propria vita. Tutto legittimo (al giorno d'oggi) ma io mi chiedo: PERCHE'? Perchè mi devo leggere una cosa così personale così intima di un'altra persona? perchè uno scrive di un dolore, di una reazione ad un dolore, in modo così sfacciato direi sì, sfacciato, caspita! ma una cosa così personale non dovrebbe rimanere segreta? non ci dovrebbe essere un moto di riservatezza/orgoglio/dignità in certi frangenti, in questi frangenti? o tutto è buono per scriverci sopra un libriccino e venderci qualche copia? o questo libro è stato scritto per sport? per beneficenza? Possibile che oggi non ci sia più niente, più nessun sentimento che debba essere custodito, protetto, coltivato nella riservatezza?

  • User Icon

    francesco v

    14/10/2013 17:02:48

    Se volete sapere cosa vuol dire amare, chiedetelo a Julian Barnes. Libro di una bellezza che lascia sgomenti

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione