Curatore: L. Binni
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 27 novembre 2008
Pagine: XXVIII-702 p., Brossura
  • EAN: 9788811366478
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Descrizione
Affresco della Francia di Louis-Philippe negli anni della rapida involuzione dei valori liberali della Rivoluzione del 1830, "Lucine Leuwen" si confronta con la complessità culturale e politica contemporanea. Il giovane protagonista, cresciuto negli ambienti protetti dell'alta borghesia finanziaria, sperimenta, sulla linea di un autobiografismo raffinato e consapevole, la parabola dolorosa dell'amore e quella meschina e grottesca della politica. Di quest'esperienza conserva l'amara consapevolezza del contrasto tra un animo nobile e una società fatta di falsi e soprusi, e un'aumentata capacità di vedere e sentire lo scarto irrimediabile tra realtà data e utopia dell'intelligenza.

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    Renzo Montagnoli

    07/03/2014 09:53:28

    Lucien Leuwen è un antieroe, non certo nel senso militare del termine; infatti, anziché cercare di affermare la propria personalità, resta inerte e timoroso della realtà; la sua vita è una parabola di insuccessi a cui va incontro con rassegnazione; eppure, cresciuto nell'ambiente dell'alta borghesia finanziaria, a lui è aperta ogni porta e così da tenente dei lancieri nella modesta cittadina di Nancy, dove ha modo di conoscere e di frequentare una vedova bella, nobile, di spirito reazionario, riesce a diventare segretario d'ambasciata a Roma. Il suo problema è la convinzione di vivere in un mondo che non gli appartiene. E' evidente che con una base simile, nonostante i rilevanti appoggi, sia inevitabile che vada incontro a delle sconfitte, costretto a essere partecipe di quella società che non ama, succube delle costanti pressioni del padre, che è un ricco banchiere, nonché un affarista politico. In questa condizione finisce con il diventare un vero e proprio ipocrita, non tanto per procurarsi dei vantaggi, quanto per la necessità di non doversi ribellare al genitore e all'ambiente, azione che richiederebbe un coraggio che lui non ha. In una costante di tutta la narrativa stendhaliana c'è molto di autobiografico ed è così anche in questo romanzo, a partire dal padre, che ha una strana rassomiglianza di comportamento con quella del genitore dell'autore, ma anche Lucien Leuwen ha qualcosa di Henry Bayle, come la carriera diplomatica che è comune (ricordiamo che Henry Beyle fu console francese a Civitavecchia, in rappresentanza di quel paese, la cui classe dirigente detestava, quindi con un'ipocrisia nemmeno tanto celata); vedo rassomiglianze anche nel rapporto amoroso del protagonista con Batilde de Chasteller, il cui nome non a caso è pressoché uguale a quello della donna più amata da Stendhal ( Matilde Dembowski ). Da leggere senz'altro.

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