La luna e i falò

Cesare Pavese

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: XXXIII-208 p., Brossura
  • EAN: 9788806174194
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Recensioni dei clienti

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    Tinama

    20/09/2017 08:59:41

    E’ stato un ascolto-lettura che mi ha permesso di scoprire e gustare Pavese come non ero riuscita prima. Semplice la trama ma profonde le implicanze psicologiche e storiche nella caratterizzazione dei personaggi e delle vicende. Presente e passato procedono di pari passo intrecciandosi nel racconto come nella vita reale di ciascuno di noi. L’essenzialità della narrazione e la brevità dei capitoli consentono di gustare al meglio l’opera e di riprenderla in mano perché merita una rilettura.

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    francesco c.

    08/01/2016 14:46:42

    Ci sono quei libri che senti di dover leggere, che sai ti lasceranno un segno già prima di averli letti. Per me è stato così, probabilmente perché una breve parte della mia vita è stata vissuta in un luogo simile a quelli narrati dall'autore; i campi, gli attrezzi agricoli, le bestie, le strade polverose. Faccio fatica a produrre un commento breve di questa opera che è al contempo autobiografia, romanzo verista e racconto storico, intimamente intrecciati e perfettamente narrati. Di sicuro è un libro che invita a riflettere, mostrandoci senza filtri una realtà che è quanto mai attuale; la necessità di andarsene, le tragedie dell'ignoranza e della povertà, la decadenza delle ideologie e il senso di smarrimento che ne consegue. Credo che quest'opera abbia molte letture e ognuno ne trarrà qualcosa di suo, unico, personale.

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    Alinghi

    20/03/2015 10:14:05

    Bel libro, ma non lo reputo quel capolavoro assoluto della letteratura. Si riscatta nella seconda parte e nella lettura ti pervade un senso di nostalgia per le cose che non ci sono e non ci saranno più. Contento di averlo letto, ma non capisco tuttora perchè si trovi in tutte le classifiche dei libri da leggere o da salvare

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    sandro landonio

    02/11/2014 14:13:06

    Una trama vera e propria non c'é, si va avanti ed indietro nel tempo, scorrendo i vari momenti della vita del protagonista. La valle del Bembo con i suoi contadini poveri e disperati é solo un contorno, la miseria é la stessa che si ritrova in certe pagine dei racconti di Cechov o di Verga. Il linguaggio usato é però trascinante, non importa di chi o di cosa stia parlando Pavese, in "La luna ed i falò", più che in ogni altro suo scritto, il lettore rimane ammaliato dalle parole, che mentre accarezzano la memoria si frammentano negli episodi del presente con un effetto letterario di grande livello. La vita é una ruota che ritorna, un déjà vu ripetitivo, e Nuto é il "Doppelgaenger" del protagonista, é il testimone dei luoghi, é l'inquilino segreto dell' anima di Anguilla, rimasta per sempre, in realtà, a San Benedetto e che, solo di passaggio, ha sfiorato luoghi come Fresno e San Diego. Il commento sul sogno americano é preveggente: "Eppure il paese era grande, ce n'era per tutti. C'erano donne, c'era terra, c'era denari. Ma nessuno ne aveva mai abbastanza, nessuno per quanto ne avesse si fermava, e le campagne, anche le vigne, sembravano giardini pubblici, aiuole finte come quelle stazioni, [] Veniva il giorno che uno per toccare qualcosa, per farsi conoscere, strozzava una donna, le sparava nel sonno, le rompeva la testa con una chiave inglese".

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    paolo

    26/08/2014 21:57:07

    Triste carrellata nel Piemonte postbellico piena di fascino e struggente malinconia.

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    Francesco

    19/05/2014 14:55:54

    Mi incuriosisce sempre leggere le recensioni negative delle opere di autori molto celebri. E continuo a pensare che gli scontenti dovrebbero dirci di più di ciò che si aspettavano, oltre a dichiarare la delusione e la noia. Lo dico perché questo racconto è senza dubbio "pesante", ma di quale pesantezza parliamo? Ad esempio, di quella dello scrittore di romanzi che vuole creare suspence e non ci riesce? No. Qui parliamo di una pesantezza che fa premio, perché la trama, i personaggi sono impreziositi da un linguaggio magistrale, una capacità di scegliere parole ed espressioni che è tutto, e ti pensare mentre leggi: "diamine, questo E' uno scrittore! Questo E' un letterato!". Poi leggete pure qualcosa di meno impegnativo, leggete divertendovi, svagatevi e immergetevi in trame e storie, ma qui è un'altra faccenda: se volete sapere che sapore ha la terra, e se avete anche il gusto di masticare le parole, non si può non passare da Pavese.

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    Do

    02/12/2013 21:34:45

    Questo libro è uno dei capolavori del Neorealismo e del Novecento italiano in generale, l'ho trovato profondo, evocativo, intenso e vero. Chiunque dovrebbe leggerlo anche solo per provare: Pavese è un grande orgoglio e vanto della letteratura italiana.

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    Antonino

    17/10/2013 12:38:29

    Perdonatemi ma proprio non mi è piaciuto. Mi spiace ma non mi ha lasciato nulla. Peccato.

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    Serena

    19/08/2013 09:36:06

    Non a Pavese bensì all'edizione. Nella ristampa 2013 Einaudi scambia una 'n' per una 's' e appone a frontespizio 'Ripenes in all' (Maturità in tutto) al posto di 'Ripeness is all' (La maturità e' tutto). In questo la Newton Compton non delude (e costa per giunta meno!)

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    Raffaele

    28/02/2013 18:32:51

    Un racconto, molto nostalgico, di un Italia contadina liberata ma ancora tormentata dai ricordi della guerra; la prosa che alterna momenti teneri, piacevoli ed appassionanti ad altri piuttosto monotoni, lenti e scontati, rivela indubbiamente una vita vissuta. La consapevolezza del tragico epilogo, aggiunge significato e valore al libro che, tuttavia, non mi ha particolarmente colpito.

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    gabriele

    04/02/2013 08:35:23

    .... e dopo 12 lunghi giorni di noiosissima lettura chiudi il libro e ti domandi come possa essere considerato uno dei capolavori della letteratura italiana!

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    Montag399

    09/09/2012 01:51:39

    Pavese in questo romanzo ci mostra l'amore delle sue colline e l'incertezza di chi una vera e propria casa non l'ha mai avuta. Chi attraversava l'oceano, cinquant'anni fa, tornava cambiato, con il portafoglio pieno e la pelle dura sintomo di esperienze nuove, ma allo stesso tempo povero, indebolito dalla lontananza e dal passare del tempo amaro e meschino. L'infanzia torna prepotente nei ricordi di Anguilla, illuminato dai falò notturni e oscurato dal sangue e dall'immoralità, superstiti di una guerra ancora non pienamente conclusa.

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    Paolo

    12/07/2012 12:00:39

    Che dire? Pavese è uno degli autori italiani più amati; Calvino scrisse su di lui che "i suoi libri se li fa crescere addosso come funghi": ed aveva ragione! Nella monotonia dela racconto - necessaria, date le condizioni quantomeno intellettuali dell' autore il quale si narra e narra in prima persona questa realtà repubblichina - si ritrova la vita e tutte quelle piccole sensazioni così difficili da descrivere. Paolo

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    Paola

    30/11/2011 22:41:56

    Prima di leggere Pavese ho sempre desiderato andare a vivere per un po' in America. Forse per lo stile di vita, forse per il modo di pensare. Dopo avere letto Pavese tutte queste mi sembrano soltanto scuse. Ho sempre desiderato andarmene per immaginare poi come sarebbe stato il ritorno al paese. "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene". Ecco qua, in questa frase così corta, riassunti anni di sogni in cui ho rincorso il mio american dream. E, se posso dirlo, francamente Pavese mi ha fatto ancora più voglia di partire. Solo per il fatto di sentirmi dire, quando tornerò, 'ma come sei cambiata', o 'ma cosa mi racconti?'. Per iniziare a parlare a ruota di quello che ho fatto, della gente che ho incontrato.. Nel frattempo, durante la lettura, ho viaggiato insieme all'autore e ho conosciuto un uomo tremendamente dolce e nostalgico, fragile ed aggrappato ai ricordi. Che, tra l'altro, sono tutto quello che gli restano. Un libro che ho letto con riverenza, che mi ha cullato sull'onda dei ricordi di Anguilla, e che tra qualche anno sicuramente rileggerò per riprovare quel nodo in gola che ho sentito in questi giorni.

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    Vincenzo

    11/11/2011 18:08:56

    Consigliato, senza dubbio. L'ho apprezzato forse anche perche' suggestionato dal fatto che questo libro fu scritto per ultimo prima della morte di Pavese. La disillusa maturita' del personaggio conquistata attraverso l'abbandono della terra natia mi sembra riflettano autenticamente quelli che erano i pensieri dell'autore. E' un libro vero, profondo, sentito.

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    umberto73

    20/07/2010 21:52:38

    Questo libro ti fa guardare dentro,specialmente il protagonista Anguilla che torna dall'America dopo aver fatto fortuna.Poi il personaggio di Nuto un marxista,che crede che il mondo sarà migliore."Un paese ci vuole,non fosse per il gusto di andarsene via.Un paese vuol dire non esser soli,sapere che nella gente,nelle piante,nella terra c'e qualcosa di tuo,che anche quando non ci sei resta a aspettarti."Questa frase vale tutto il libro!Stupendo!!

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    Enrico

    22/03/2010 19:20:36

    Leggere questo libro è stato faticoso come scalare una montagna.

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    Barby

    05/01/2010 18:11:36

    Ho visto molti commenti positivi riguardo a questo libro,ma a me non è piaciuto per niente...niosissimo fin dall'inizio,solo verso la fine diventa più "interessante"(si fa per dire,rispetto al resto...).Non critico la capacità di scrittore di Pavese,sarà pur un grande per molti,ma il racconto è troppo deprimente e lento...

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    Marek

    22/10/2009 20:47:19

    Un grandissimo Pavese!!

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    Barbara

    31/08/2009 13:48:59

    Sono stata costretta a leggerlo al liceo. L'ho odiato: noioso, ridondante, addirittura troppo lungo... Ora, a 26 anni, ho deciso di rileggerlo. Così è cambiata la mia opinione: l'ho scoperto poetico e difficile. Forse tra altri dieci anni potrò dargli un bel 5 di voto.

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