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Traduttore: E. Pocar
Editore: Mondadori
Edizione: 20
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
Pagine: 304 p.
  • EAN: 9788804460350
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Recensioni dei clienti

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    Wolfo

    15/03/2016 18.12.56

    Il voto pessimo riguarda solamente l'edizione mondadori: al posto della pagina 119 hanno stampato di nuovo la 109!!!! PESSIMI!!. Strano che non lo abbia segnalato ancora nessuno, visto che in libreria ne ho trovate altre stampate male. Per quanto riguarda il romanzo del grande Hesse, voto non 5 ma 6 stelle: seppur la trama in sè non è particolarmente originale, è un libro che indaga i meandri della psiche umana in maniera viscerale, attraverso un personaggio enigmatico ed affascinante, angosciato e contraddittorio che può portare tutti noi ad immedesimarci nei suoi tortuosi pensieri e nel suo percorso di rinascita. Hesse è un maestro nell'indagare l'interiorità umana e sicuramente c'è molto di autobiografico in questo scritto, che a me è rimasto particolarmente nel cuore, una vera e propria opera d'arte!

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    KidChino

    20/11/2015 15.24.11

    Un capolavoro. Per iniziare questa recensione forse è la parola più azzeccata per descrivere il lupo della steppa. No. Non mi sento un lupo della steppa. Non mi sento Harry. È la storia di una malattia. Una malattia della mente. E questa malattia porta un uomo ad avere una scissione interna. Una scissione dell'anima. Essere uomo e bestia. E non solo. Qui abbiamo la scoperta del proprio io. Dei tanti io che ognuno ha dentro di se. La scoperta dell'amore. La scoperta della vita stessa. Il protagonista fa un cammino. Ed il suo cammino lo porta alla scoperta. Scopre nuovi mondi. Nuove emozioni e sensazioni. Di scoprire se stesso. La domanda che mi pongo alla fine di questo libro è solo una. Chi è il lupo della steppa? Ma soprattutto, è davvero esistito questo lupo della steppa o è solo nella mia testa?

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    fabie

    18/07/2015 13.45.26

    Capolavoro assoluto della letteratura mondiale del 1900,assolutamente da leggere,ma a mio modesto parere,non in età adolescenziale,ma più avanti con gli anni,ci sono concetti che si comprendono meglio,con l'età,sicuramente anche a me rimarrà per parecchio tempo nella testa, nell'anima e nel cuore.

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    Giuliano

    02/09/2014 17.28.15

    Sono passate quasi due settimane da quando ho finito di leggere questo libro, ma ancora sono profondamente scosso dall'effetto che ho provato quando l'ho terminato. Non mi sono mai imbattuto in un romanzo in grado di leggermi dentro in modo così profondo. Henry Haller è un personaggio nel quale mi sono identificato in molti dei suoi pensieri. In lui ho visto la frustrazione dell'uomo moderno costretto a vivere in una società sempre più borghese e arida di valori profondi e universali; in lui ho visto la lotta, il diniego ed alla fine, a mio modo di vedere, il compromesso che ognuno di noi si trova a stabilire per essere accettati. Ma questo è anche un libro sull'Io e sulle sue continue incoerenze. Incoerenze che dominano la nostra esistenza, ogni singolo giorno. Ci sarebbero da scrivere pagine intere su questo libro. Io mi limito a dire che per me è stato una delle sorprese migliori dell'anno e non solo. Grande capolavoro.

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    paolo

    26/08/2014 21.55.12

    L'uomo diviso tra spirito e ragione,tra intelletto e sentimento,in molteplici Io quanti sono i nostri modi di sentire.Da questa frammentarieta' ne derivano x l'uomo tristezza,angoscia,disperazione,istinto al suicidio.Per guarire da questa condizione ci vuole una cosa sola:una bella risata interiore frutto di un ottimismo che puo' derivare solo dalla pazzia o dalla Fede.Bellissimo.

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    Claudio

    18/07/2013 22.50.58

    Se apprezzi il libro perché ti senti simile al protagonista, se trovi la grandezza del libro nel sentirti anche tu un lupo della steppa, allora non sei il giusto lettore di questo romanzo, e non sei ancora arrivato al punto di comprenderlo. Quando afferrerai che non sei un lupo, che non sei simile a Harry ma molto lontano sarà tempo di rimuginare su questo romanzo.

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    Travax

    02/03/2013 17.18.46

    E' il primo che leggo di Hesse, sicuramente seguiranno altri (siddharta e narciso e boccadoro) anche se dubito che riusciranno a leggermi dentro come "il lupo della steppa". Mentre scorrevo le pagine ero letteralmente rapito, coinvolto, assoggettato al "lupo" che è dentro di me. a un certo punto mi sono chiesto se non l'avesse scritto proprio per me; sembra assurdo ma è così. non credo sia un libro per tutti. se non hai il lupo dentro, se non sei incline a rifugiarti in te stesso, se sei bravo a farti scivolare le parole addosso non credo tu sia in grado di apprezzarlo. devi saper cogliere le sfumature, i particolari. devi essere un uomo profondo e di sentimenti. devi avere una tua solida morale (particolarmente ferrea in alcuni ambiti). credo che sia il classico libro capace di "rapire" un detenuto, uno che lo sia stato in passato o comunque uno che abbia infranto la legge (che quindi sappia cos'è una stanza di isolamento, un interrogatorio, l'aula di un tribunale eccetera). se gli si vuole trovare un neo; un pò troppo prolisso alla fine quando si dilunga a parlare di Mozart e di goethe. un libro immenso come il suo autore!

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    Matteo

    12/10/2012 23.53.42

    un libro pazzesco, folgorante, geniale. "Un'esperienza necessaria"

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    Gabriele

    28/08/2012 14.57.42

    Senza dubbio il capolavoro dell'autore: già, perché qui Hesse si mostra a noi in tutto e per tutto, veramente, senza tralasciare né difetti, né tanto meno discussioni filosofiche di rilevanza impressionante. Ed è come se lui ci rivolgesse queste stesse discussioni per portarcele alla mente, coinvolgendoci nei suoi ragionamenti con una delicatezza di penna finissima. Un libro intellettuale, ma non pesante, perché la storia in fondo è magica, sebbene spaventi un po' in alcuni punti (si pensi ai due compagni che sparano a caso sulle auto in corsa, con l'intento di ammazzare i conducenti). In questo senso, il racconto è una assoluta anticipazione della guerra che verrà, e perciò la narrazione si tinge di tinte polemiche nonché politiche; ci sono riferimenti sottintesi parecchio forti contro i regimi totalitari, in particolare il nazismo, e continue critiche alla posizione di comodo della borghesia (che Hesse senz'altro non ama affatto). In sostanza, l'esistenza è il gioco delle pedine che teniamo nascoste in tasca, che altro non sono se non le nostre mille sfaccettature. Sta all'individuo posizionarle correttamente, perché è giusto abbandonarsi ai piaceri più elementari, senza per questo perdere la propria filosofia interiore. Dunque, principalmente, Il Lupo Della Steppa è un inno (pazzo, nel senso buono) alla vita.

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    Placido Pleroma

    26/11/2011 15.18.22

    Sei un viaggiatore, abituato a stare chino sui libri per conto tuo. Però in quanto viaggiatore hai sempre voglia di esplorare e quando ti si presenta l'occasione di cambiare strada - mescolando la malinconia con alcol e donne - allora sei disposto a rinascere. A chi piacesse questo genere di libri consiglio un romanzo che ho letto di recente: "A volte un bacio".

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    Paolo Pizzi

    04/03/2011 15.02.23

    E' sempre difficile condensare in così poche parole quello che si pensa di un romanzo che per fama, stile, bravura dell'autore e temi trattati non si può definire in altro modo che "immortale", rubando così un termine caro all'autore stesso e a Goethe prima di lui. E' sempre difficile ...specialmente quando si consumano caratteri preziosi con inutili preamboli. Per sintetizzare Il lupo della steppa è un romanzo che si sviluppa su diversi piani narrativi nettamente delineati da altrettanti diversi stili di scrittura sempre e comunque adeguati al ritmo della narrazione. E' esclusivamente grazie al ritmo infatti che il testo non appare slegato, che il confine tra un ambiente e l'altro, che il passaggio da uno stile all'altro, non appaiono eccessivi e discordanti. Questi ambienti, queste sfere di competenza, o piani narrativi che dir si voglia, sono oggettivamente slegati e riordinati uno dentro l'altro quasi l'autore avesse voluto scrivere quattro o più libri distinti, tuttavia questo netto distacco non stona anzi a suo modo dona al testo una sorta di peculiare appeal, una sensazione di ordine, di lucidità mentale. Questi differenti piani pur slegati sono accomunati dalla volonta di Hesse di far confrontare il suo protagonista con il dualismo faustiano, di riproporre quell'eterno conflitto interiore in chiave moderna (per l'epoca) e tentare di risolverlo trovando una soluzione a suo modo deinitiva ancorchè temporanea e aperta a molteplici interpretazioni. La logica conseguenza dell'evoluzione della scissione dell'io, l'estremizzazione dei propri opposti porterà il protagonista all'autodistruzione o alla redenzione? E' in questa domanda che sta il perno della vicenda, è nell'incertezza che si esplica la genialità dell'autore. Mi rendo conto di sembrare astruso e sibillino, invito dunque chiunque fosse interessato alla mia recensione completa (vana speranza condita da borioso orgoglio) a contattarmi direttamente o a consultare il mio profilo su anobii.com

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    Paolo Pizzi

    04/03/2011 15.00.45

    E' sempre difficile condensare in così poche parole quello che si pensa di un romanzo che per fama, stile, bravura dell'autore e temi trattati non si può definire in altro modo che "immortale", rubando così un termine caro all'autore stesso e a Goethe prima di lui. E' sempre difficile ...specialmente quando si consumano caratteri preziosi con inutili preamboli. Per sintetizzare Il lupo della steppa è un romanzo che si sviluppa su diversi piani narrativi nettamente delineati da altrettanti diversi stili di scrittura sempre e comunque adeguati al ritmo della narrazione. E' esclusivamente grazie al ritmo infatti che il testo non appare slegato, che il confine tra un ambiente e l'altro, che il passaggio da uno stile all'altro, non appaiono eccessivi e discordanti. Questi ambienti, queste sfere di competenza, o piani narrativi che dir si voglia, sono oggettivamente slegati e riordinati uno dentro l'altro quasi l'autore avesse voluto scrivere quattro o più libri distinti, tuttavia questo netto distacco non stona anzi a suo modo dona al testo una sorta di peculiare appeal, una sensazione di ordine, di lucidità mentale. Questi differenti piani pur slegati sono accomunati dalla volonta di Hesse di far confrontare il suo protagonista con il dualismo faustiano, di riproporre quell'eterno conflitto interiore in chiave moderna (per l'epoca) e tentare di risolverlo trovando una soluzione a suo modo deinitiva ancorchè temporanea e aperta a molteplici interpretazioni. La logica conseguenza dell'evoluzione della scissione dell'io, l'estremizzazione dei propri opposti porterà il protagonista all'autodistruzione o alla redenzione? E' in questa domanda che sta il perno della vicenda, è nell'incertezza che si esplica la genialità dell'autore. Mi rendo conto di sembrare astruso e sibillino, invito dunque chiunque fosse interessato alla mia recensione completa (vana speranza condita da borioso orgoglio) a contattarmi direttamente o a consultare il mio profilo su anobii.

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    Ivano

    28/02/2011 00.51.29

    Il contrasto tra la borghesia ipocrita e frivola, e la profondità spirituale di un intellettuale(emblematica la parte di racconto in cui Haller si ferma a fissare il vaso con l' raucaria ammirando ma non comprendendo la dedizione con cui la padrona se ne prende cura). Contrasto che però è prima di tutto riflesso del proprio contrasto interiore, contrasto tra lupo e uomo, tra odio e amore, tra rabbia e comprensione. Onirico il finale.

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    SuBurriccu

    15/12/2010 23.59.53

    Forse non esiste un altro scrittore capace come hesse di creare un personaggio in modo così uguale a te stesso. Ti ci trovi, non c'è niente da fare. E poi sono belle le atmosfere, e i personaggi secondari (l amico di demian, narciso, l amico musicista in gertude, e infine erminia). Personalmente lo adoro e doso i suoi libri per non finirli. Forse in fondo il personaggio dei libri di hesse è sempre lo stesso, che si sposta e si modella sul racconto. In fondo boccadoro non è così diverso da siddharta o da demian, solo...sono proiettati in avanti, in una scoperta della vita. Harry è anche lui, forse, lo stesso personaggio. Ma stanco. Ecco forse è un boccadoro invecchiato che non ha più molta voglia di guardare avanti. Per questo gli do 4 e non 5, perchè forse sono io ancora un po' troppo boccadoro e un po' troppo poco harry. Forse è vero quello che dice lo stesso hesse, che è un libro per chi ha 50 anni, anagraficamente o non. forse lo rileggerò tra 20 anni e gli darò 5. intanto aspetto che la mia fornitrice ufficiali di libri come si deve mi regali quello che mi sono tenuto per ultimo: il gioco delle perle di vetro. Poi avrò un quadro definitivo dello scrittore. Solo una sensazione per chi l avesse letto: non vi ha ricordato un po', nelle atmosfere, il maestro e margherita di bulgakov? Cia'

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    Stefano

    27/07/2009 10.39.57

    Un libro eccezionale, è uno di quei libri che te ne ricordi per anni.

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    MASSIMO

    16/06/2009 12.42.42

    un libro noioso e depressivo......lo sconsiglio soprattutto per chi ha già una visione pessima della vita

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    Lestat

    20/07/2008 19.19.11

    Coinvolgente al punto da lasciarmi per alcuni istanti in uno stato di incoscienza rispetto a ciò che mi circondava nel momento della lettura. Un percorso di pensieri che si sovrappone, seppur in modo più ampio, al mio modo di vedere le cose. Un libro da tenere con se e rileggere più e più volte, cosa che farò in futuro.

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    Renzo Montagnoli

    27/02/2008 12.42.09

    Romanzo di grande valore, di notevole analisi psicologica, anche se non di facile lettura. Tuttavia, per quanto espone, più che per come lo espone, è consigliabilissimo, per trarne una grande lezione sul senso da dare alla vita.

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    Kikogeno

    30/11/2007 12.16.12

    Immergersi nelle pagine di questo grande capolavoro significa annegare coscientemente in quel turbinio di contraddizioni e di insensatezza che è la nostra esistenza moderna. Siamo effettivamente tutti un po' "suicidi" alla maniera di Haller...ma allora non ci resta che "imparare a ridere".

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    Gianluca Gualano

    17/10/2007 15.40.44

    Noto che molti si affaticano a dire "il migliore" o "il peggiore" o a stilar classifiche.E' ovvio che lo stesso libro puo' dare tanto o puo dare nulla a seconda di chi lo legge.ogni libro e' scritto per alcune persone.la grandezza di un autore,secondo me, sta nel mettere dentro un libro piu persone possibile e uno scandagliatore dell'animo umano quale e' Hesse ha messo qua dentro tutto se stesso e tutti noi.psicologico psichedelico grandioso!!!

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