La macchia umana

Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 7 ottobre 2014
Pagine: 395 p., Brossura
  • EAN: 9788806222949
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Recensioni dei clienti

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    Monica

    23/09/2018 16:53:30

    Bellissimo libro, via via come pezzi di un puzzle si compone la trama. Ogni personaggio ha il suo spazio e viene descritto magistralmente, i riferimenti storici completano e mai pesanti

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    Mello

    19/09/2018 11:25:17

    La ricostruzione psicologica dei personaggi lascia meravigliati. Di tutti i personaggi. Non ce n'è uno, in questa storia, che non abbia una sua dignità, una sua autonomia, una sua verità fattuale, per fortuna, e non assoluta come possono permettersela soltanto le idee disincarnate. Più che una storia, questo libro offre degli incontri. Se uomini e donne sono macchie sbavate inemendabili, preferisco immaginarmele non come quelle che i pescatori psicopatici formano su un lago ghiacciato a guardarli dall'alto, ma come quelle nere sull'oro del pelame di un leopardo in corsa, sempre troppo veloci per poterle circoscrivere del tutto.

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    gianluca

    18/09/2018 16:06:16

    bellissimo. la storia di colem silk, un professore universitario che si innamora di una donna delle pulizie più giovane di lui e che viene cacciato dall'università perché accusato di razzismo...

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    Dani Desdemon

    11/09/2018 15:32:02

    Ogni volta che leggo un libro di Philip Roth resto stupefatta dalla bravura con cui riusciva a raccontare qualunque storia, con una pulizia stilistica ed una leggerezza (pur scrivendo di vite intere, come quella di Coleman Silk) da lasciare senza fiato. La quint’essenza del Narratore, con la N maiuscola. In questo romanzo c’è tutto, la voglia di vivere, la morte, l’amore, l’amicizia, la vecchiaia, la rabbia, la frustrazione, il rimpianto, la follia. Tutto miscelato con la magica bravura dell’ alchimista consumato. Roth entra nella storia attraverso Nathan Zuckermann, il suo alter ego, ne studia i personaggi, impara a conoscerli, finisce per amarne qualcuno e per temerne altri. Li descrive uno ad uno e lo fa talmente bene che sembrano prendere forma nelle sue mani e sotto ai nostri occhi come fossero bambole di creta in cui viene instillato il soffio vitale del creatore. Partendo da un plot molto originale, un uomo di colore che costruisce tutto il suo successo personale spacciandosi per un bianco, costruisce una storia praticamente perfetta, avvincente ed emozionante, in un crescendo così carico di tensione che nel’ultimo capitolo avevo quasi la sensazione di sentire vibrare le pagine tra le dita. Roth non ha mai vinto il Nobel per la letteratura ma, onestamente, a certi livelli vincere o non vincere qualunque premio non farebbe nessuna differenza.

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    Alinghi

    13/06/2018 12:42:15

    Inizio macchinoso e contorto, ma piano piano il tutto si dipana e ne esce fuori un grande romanzo che dispiace finisca. Come sempre mai banale, profondo, tocca alla radice le problematiche di cui si discorre da secoli con eccessiva sufficienza. Consigliatissimo, ma richiese lettura attenta

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    Cristiano Cant

    07/06/2018 03:22:15

    Sesso e razza, cultura e storia, un quartetto più che instabile su uno sfondo di invidie e vergogne che abbracciano presto i nodi della lettura. Un uomo che diventa un relitto inasprito contro un intero mondo silente che sa dov'è la verità, sa chi egli sia, conosce il suo valore, ma resta fermo e azzittito senza annusare l'odore di tragedia che si prepara. Resti di desiderio ancora caldi dentro un'età fisica quasi al tramonto, una donna semplice, lontana dalle ipocrisie di un college dall'anima marcia, abitato solo da "gretti bifolchi attaccati alle convenienze". Ma Coleman arriva a capire che un torto insensato (il suo) non è che l'eterno riflesso di un umano attorno condannato dalla propria lebbra formale e a torcersi in una miseria perenne: "A una certa età sarebbe bene che la prospettiva fosse temperata dalla moderazione, se non dalla rassegnazione, se non da un'aperta capitolazione". E' una saggezza triste, ma inevitabile, quella che arriva a toccare "la stupida gloria di essere nel giusto e la ridicola ricerca del significato delle cose". Faunia lo difende dagli altri, da tutto, un'anima libera, analfabeta solo scolasticamente, ma dentro più vera e intensa di fiumi di femminile guasti in ogni stilla. E' questa la verità che sale "dall'anarchia degli avvenimenti, dalle incertezze, i contrattempi, i disaccordi, dalle traumatiche irregolarità che caratterizzano le vicende umane". E tuttavia la drammatica forza di un segreto gioca la sua partita lungo tutta la china del romanzo, un taciuto che abbraccia fino all'estraneità più inaccettabile affetti e relazioni, intimità e confidenze. Perchè? Questa è la "macchia", l'enigma che forse ci definisce già nella pancia materna e che scandisce il folle, lo scottante, il necessario e il complicato del nostro essere fra le cose, del nostro decidere le cose. Quella che Roth chiama "la calibratura di un inganno". L'inconscio è un despota strano, ingestibile, forse il nostro Vietnam. Ennesimo libro splendido.

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    Andrealaltro

    15/09/2015 21:37:21

    Mediocrità? Un corno! Un grande romanzo di ampio respiro, fatto per lettori non superficiali. Chi ama l'ovvio si rivolga altrove: qui c'è da scavare.

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    Louis

    14/03/2015 13:11:36

    Mi spiace davvero tanto relegare un'opera di cotanto spessore nel limbo della mediocrità, ma purtroppo non si può non considerare il fatto che un libro oltre ad esprimere concetti di un certo spessore, deve innanzitutto intrattenere, invogliare alla lettura e la maestria dello scrittore si evince anche dal saper rendere scorrevole un'opera fine e profonda come questa. Nessuno dei protagonisti (come nessun essere umano in generale) pensa di aver ottenuto il riconoscimento che meritava dalla vita, sia esso un borghese intellettuale, un esponente del popolo o qualcuno che ha servito la patria. I pregiudizi, i torti e le offese subite non saranno mai compensati e alla fine non resta che un rancore cieco e implacabile che non si estinguerà mai, nemmeno quando si cerca di ripartire da capo e lasciare il passato alle spalle. Il riscatto morale è solo un'utopia. Sublime! Peccato che il tutto sia affogato in un fiume di parole a volte superflue, periodi lunghissimi che si fatica a seguire, e momenti piatti che fan un po perdere la dinamicità alla storia. Un centinaio di pagine in meno avrebbero giovato all'opera. Ciò ovviamente non mi impedirà di continuare la lettura di quello che ritengo essere uno degli autori più geniali e brillanti degli ultimi anni.

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    Giuseppe Russo

    14/10/2014 17:13:58

    Il "cupio dissolvi" appartiene al passato, sembra pensare Roth in questo romanzo così gravido di cattiveria e allo stesso tempo così amaro. Oggi chi si lascia attraversare dalla pulsione di morte vuole andarsene lasciando ad ogni costo una traccia di sé, la "human stain" del titolo, esattamente come chi vuole invece vivere ad ogni costo. Nessuno in questo mondo ritiene di essere trattato in modo rispettoso e, magari anche solo all'ultimo momento, intuisce che «ogni purificazione è uno scherzo» e che «la fantasia della purezza è terrificante» (cap. IV). Non conta l'origine del soggetto: puoi essere Wasp, nero o ebreo, intellettuale, reduce del Vietnam o sottoproletario; puoi far ripartire la tua vita più e più volte oppure congelarla nel suo momento di grazia; alla fine resti solo con la rabbia dell'offesa non restituita, del riconoscimento mai arrivato, del risentimento inestinguibile. Splendido libro sull'impossibilità dell'equilibro morale.

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    Michela Giorgi

    11/04/2012 23:51:29

    Meraviglioso, accattivante, scritto magistralmente. Si fa via via sempre più coinvolgente, man mano che aumenta il senso incombente di tragedia. Tutto si rivela diverso da come appare e ci mostra come non sappiamo niente, nemmeno di quello che crediamo di sapere.

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    angela

    20/11/2009 15:14:29

    è uno dei primi libri che ho letto di Roth,adesso sto leggendo solo sue opere,qualsiasi altro scrittore mi sembra banale..a parte Paul Auster e Jonathan Franzen,di cui consiglio "Le Correzioni"

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    luna

    27/02/2009 23:28:44

    E' il primo libro di Philip Roth che leggo,l'ho trovato molto intenso,c'è una profonda analisi dei personaggi e della società che li circonda,è scritto davvero benissimo,anche se mi ha lasciato molta inquietudine e amarezza,cque lo consiglio vivamente

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    Alce67

    06/07/2007 17:17:30

    Ho letto questo libro ormai 3 anni fa, ma ci tengo a lasciare un commento essendo uno tra i libri più belli che abbia mai letto. La storia ha veramente il respiro del grande romanzo con una quantità inimmaginabile di temi toccati, il tutto con una coerenza e ritmo inimmaginabile. Conflitti razziali, confronti di classe, i postumi del Vietnam, l'amore, il sesso (un tema classico di Roth), il destino, la morte. Roth tesse la sua trama implacabile con una scrittura tesa e temi forti; elabora con un successo una storia molto complessa, con numerosi colpi di scena. Un libro veramente entusiasmante che conferma Roth come faro della scrittura contemporanea.

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    rainbow

    29/04/2007 21:03:08

    Non è certo un libro facile da capire, e ogni tanto la narrazione diventa anche un po' noiosa; ma il tutto si snoda in un meraviglioso contorno letterario che conferma Roth, il Roth di qualche anno fa, come un grandissimo della letteratura americana e mondiale.

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    franco richetti

    28/11/2006 09:32:38

    Dopo aver letto l'ffresco suggestivo della "pastorale americana" questo romanzo delude un po' nella seconda parte: concordo con chi osserva che lo scrittore qua e là si lascia prendere la mano dalla sua facilità e capacità descrittiva per soffermarsi e ripetere concetti scontati Grazie

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    Mimmo

    20/06/2006 12:09:10

    Secondo me il più bello e completo di Roth.Qui troviamo l'irriverenza e la scorrettezza di Sabbath e di Kepesh,l'America bigotta e puritana dei Levov,passando per il tratteggio storico che abbiamo già visto in "Ho sposato un comunista" e nella Stessa "Pastorale.."Il miglior libro del più grande scrittore vivente.

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    barbara corrà

    08/05/2006 19:29:52

    sono arrivata a "la macchia umana" dopo molti altri romanzi di roth: qui colpisce la lontananza dal mondo ebraico. eppure,proprio questo distacco ci riconferma la grandezza di philip. Ogni suo libro ci trasporta in un universo. L'arte non conosce tempo. Philip nuovo Proust? E' splendido credere che sia così.

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    alessandra

    05/02/2006 21:15:22

    E' il primo libro di Roth che ho letto....ora comprerò tutti gli altri!!!Bellissimo!lo consiglio caldamente a tutti quanti amano come me la lettura che ti fa riflettere, meditare, ti stupisce, ti buca lo stomaco e ti lascia perso quando finisce.Leggetelo!!!!

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    Maria Antonietta Laganà

    05/09/2005 22:09:59

    Il romanzo di Philip Roth si snoda attraverso pagine in cui mai nulla di quanto è detto risulta banale, e lo spessore dell'opera è tale che lascia senza fiato, facendoci riflettere sulle convenzioni e sulle falsità del pensiero di oggi, sulla stupidità che si ammanta di buonismo, sui casi della vita che appaiono accidentali ed invece sono inevitabili. Straordinaria la costruzione dei dialoghi in cui si scontrano due diverse personalità, tragiche le pagine che descrivono la realtà così come appare agli occhi del folle reduce dal Vietnam. Vi aleggia dall'inizio un senso di tragedia greca che anticipa quanto avverrà. A me non sarebbe mai venuto in mente di trarre un film da un libro di questo genere e di questo calibro. Quasi inevitabile il fallimento, troppo diversi i mezzi di cui si serve il cinema, troppo esteriori, poco capaci di rendere gli abissi della mente.

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    giampy

    22/11/2004 12:44:51

    La storia in se' ci sfuggirebbe forse nella cronaca di ogni giorno ma l'autore ce la racconta e viene fuori la vicenda di un uomo in guerra con tutto cio' che gli e' stato imposto dalla natura e dalla societa'. Per me questo libro e' un grido alla liberta' di un uomo, Coleman Silk; la liberta' degli uomini c'entra ben poco. Per me e' stato un libro bellissimo.

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