Magnifici malfattori. Storia illustrata dei briganti toscani. Edizione con fumetto

Francesco Guccini,Francesco Rubino

Collana: Le boe
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 1 marzo 2018
Pagine: 172 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788893880985
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Descrizione
Storia illustrata dei briganti toscani. Tavole illustrate di Francesco Rubino. Con testi storici di Fausto Vitaliano. Questa edizione in brossura comprende il fumetto "Vita e morte del brigante Federigo Bobini detto Gnicche", con sceneggiatura di Francesco Guccini e disegni di Francesco Rubino.

Lungo l’arco degli anni l’attenzione e l’amore di Francesco Guccini per i briganti dell’Appennino tosco-emiliano non è mai venuta meno ed è passata dentro le pagine dei romanzi scritti con Loriano Macchiavelli (Lo spirito e altri briganti e Appennino di sangue) e più in generale nella tonalità leggendaria che informa di sé i suoi personaggi ribelli. In questo libro torna Gnicche, e insieme a lui si fanno Avanti altre figure mitiche come Domenico Tiburzi detto Domenichino, Tommaso Bartolomei detto Barbanera ed Enrico Stoppa detto Righetto. Ogni brigante ha avuto la sua storia, la sua leggenda, la sua canzone. Non c’è «malfattore» (con questo appellativo venivano segnalati i briganti) che non abbia lavorato nella immaginazione popolare destando desideri di rivolta e di lotta per la libertà.

Ansuini e Menichetti, Baicche, Barbanera, Basilocco, Fioravanti, Gnicche, l’Orcino, Antonio Ranucci, Sagresto, Enrico Stoppa (Righetto), Domenico Tiburzi. Erano briganti, assassini, malfattori. I loro nomi comparivano sugli annunci di arresti ed esecuzioni. E quegli stessi nomi, caldi della fierezza di chi li voleva ricordare, sono in ballate e canzoni rimaste nella tradizione polare. Per Guccini e Rubino, Gnicche è stato l’apristrada. Dietro di lui tutti i briganti della Toscana, che qui disegnano una mappa leggendaria della rivolta e della lotta contro l’autorità

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    Guido Galdini

    07/11/2018 07:53:29

    La quarta di copertina si conclude con una frase ad effetto: “… tutti i briganti della Toscana, che qui disegnano una mappa leggendaria della rivolta e della lotta contro l’autorità costituita”. Dunque tutti Robin Hood o quasi. Niente di meno vero. Va accolto con indulgenza il tentativo di catturare un lettore in più, di questi tempi dobbiamo turarci il naso e accettare qualsiasi mezzo, ma è opportuno mettere le cose in chiaro. I banditi ottocenteschi vengono qui descritti come personaggi miserrimi, desiderosi unicamente di soddisfare le esigenze elementari della fame, del sesso e della vendetta, spesso con una propensione alla violenza gratuita, all’assassinio per tener calda la canna del fucile, contro poveri diavoli colpevoli unicamente di non possedere alcunché degno d’essere rubato. Della rivolta sociale nemmeno l’ombra, tanto che ci risultano quasi più simpatiche le forze dell’ordine, e tiriamo un (vergognoso) respiro di sollievo all’inevitabile conclusione cruenta della vita di ognuno di loro. Venendo al libro, si lascia leggere senza infamia e senza lode, con uno stile semplicissimo ma forse un po’ più scipito del necessario. Risultano alquanto imbarazzanti i tentativi di ammodernamento (l‘utilizzo di termini come storytelling o intelligence, la citazione delle coppie Lennon-McCartney o Jagger-Richards). Non si potrebbe essere più distanti dall’incanto iniziale di Croniche Epafaniche che, a loro volta, non sono eccessivamente distanti dall’irresistibile incanto di Libera nos a Malo di Luigi Meneghello.

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