La mala setta. Alle origini di mafia e camorra (1859-1878)

Francesco Benigno

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 1 settembre 2015
Pagine: XXXVI-403 p., Rilegato
  • EAN: 9788806224417

19° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Servizi sociali e criminologia - Reati e criminologia - Criminalità organizzata

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Descrizione
Questo libro si propone di affrontare in modo nuovo la questione del crimine organizzato italiano nella seconda metà del XIX secolo, utilizzando la categoria di "classi pericolose". Questa impostazione è diversa dalla prospettiva, comunemente adottata, che punta viceversa a studiare il crimine organizzato ottocentesco ex post, per cosi dire, "dall'oggi", e cioè a partire dalle forme e dalle strutture che la criminalità organizzata si è data durante il secondo dopoguerra. Vi è al fondo di questa prospettiva un residuo di un pregiudizio di stampo romantico, l'idea per cui vi siano dei soggetti separati, "i criminali", intesi come un popolo a parte, portatore di inequivocabili stigmate comportamentali e attitudinali che li rendono sempre uguali a sé stessi malgrado il tempo trascorso. L'adozione del modello delle "classi pericolose" consente invece di muoversi in direzione opposta, basandosi sulla concezione del crimine condivisa nell'Ottocento. Tutto ciò ha conseguenze importanti. Piuttosto che considerare, ad esempio, l'analisi della mafia delle origini come una sorta di premessa utile a sceverare le radici lunghe di pratiche criminali che daranno poi luogo nel XX secolo a "Cosa nostra", esso invita invece a immergersi nella confusione dei discorsi e delle pratiche di quell'epoca.

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    Antonio

    01/05/2017 14:32:26

    A parte il sottotitolo fuorviante, " Alle origini di mafia e camorra", il libro è straordinario. Primo, perché presenta una tesi storiografica molto forte: almeno fino al 1878 non si può parlare in Italia della presenza della criminalità organizzata come la intendiamo oggi, ovvero gerarchica, centralizzata e con un proprio ordinamento interno. Secondo, perché si sostiene che non si può riflettere sull'origine di mafia e camorra senza mettere in connessione questi fenomeni con la costruzione delle Stato, la strutturazione dei suoi apparati di sicurezza, la gestione dell' ordine pubblico. Inserendo la categoria delle " classi pericolose", che di volta in volta sono gli estremisti politici (repubblicani, radicali, socialisti), o i criminali veri e propri e riferendosi alle espressioni della letteratura popolare del tempo, che forgiavano l'immaginario collettivo europeo, Benigno adotta un modello interpretativo teso a dimostrare, da un lato, la strumentalizzazione dei concetti d mafia e camorra da parte degli apparati pubblici nell'affannosa opera di pacificazione, soprattutto nel Mezzogiorno, di territori socialmente instabili; dall'altro individua proprio nella cultura popolare del tempo, fatta di romanzi, reportage, cronache letterarie, quel sostegno all' idea che esistessero delle vere sette ( mafie) autonome ed organizzate, con propri riti e consuetudini. Il libro è sorretto da un approccio storicistico che, poggiando su una mole impressionante di documenti, ne rende la lettura davvero piacevole e scorrevole, con grande merito dell'autore e delle sue tesi storiografica che sono forti e coraggiose. Consigliato soprattutto per chi voglia farsi un' idea di cosa abbiano rappresentato i primi decenni di vita italiana nella costruzione dello stato unitario.

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Introduzione. Le classi pericolose italiane
Elenco delle abbreviazioni e delle sigle archivistiche

I. Spie, informatori, agenti segreti
II. Patrioti e camorristi
III. La misteriosa setta
IV. Alta polizia
V. Rivoluzionari e mafiosi
VI. Fare ordine con il disordine
VII. Rappresentazione, identificazione, repressione
VIII. Prevenire o reprimere?
Conclusioni. L'immaginario della setta
Indice dei nomi