Editore: Giunti Editore
Anno edizione: 2016
Pagine: 288 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788809819603

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Casa e cucina - Bevande - Alcoliche

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Che voi siate un Drugo come ‘Il grande Lebowsky’, tutto bowling e White Russian, o una Carrie Bradshaw, pazza per lo shopping e il Cosmopolitan, vi perderete tra le pagine del Manuale del Barman, scritto dalla barlady Gabriella Baiguera e dal presidente Iba Umberto Caselli.

Si parte con un po’ di storia sull’antica arte del mescitore, ritrovando i caffè americani degli anni ’20, l’Italia dei night, fino all’happy hour e i lounge bar di oggi. Un viaggio nei distillati, dal cognac al whisky, dal rum alla grappa. E una volta capita la differenza, saprete distinguere un long drink da un ‘pestato’. Armatevi degli attrezzi giusti e di buone braccia: shakerate signori, shakerate. Se ci prendete gusto, perché non tentare una carriera? Parte del libro è dedicata alle storie dei migliori barman al mondo, intervistati da Caselli.

Ma come si prepara un buon cocktail? Ci fosse ancora Tom Cruise dietro al bancone lo avremmo chiesto a lui. Visto che così non è, questo volume sarà l’asso nella manica per trasformare casa in un perfetto lounge bar. Il ricettario: 150 drink indimenticabili, dai classici contemporanei come Bloody Mary, Margarita, Long Island, Caipirinha e Mojito, ai drink della nuova era, dal Kamikaze al Barracuda, dallo Psico Sour al Vampiro (per serate very dark).

Dentro anche una sezione ‘Appetizer’: scordatevi patatine e noccioline. Cimentatevi piuttosto in un filetto di manzo in crosta di melanzane, da servire con la Tequila Sunrise, o finger food di tartare di ricciola con chutney di mango e litchis, sorseggiando Daiquiri.

E se proprio non siete pronti ad assemblare e manipolare, potete sempre uscire di casa e affidarvi al barman di fiducia, pronto a raccogliere le vostre confidenze. Perché, come dice Caselli, il barman “è un confessore laico che custodisce con estrema discrezione parole e fatti che prendono forma al banco del bar”.     

Recensione di Emanuela De Pinto