La manutenzione degli affetti

Antonio Pascale

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
Pagine: 143 p.
  • EAN: 9788806158026
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Recensioni dei clienti

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    Prof. Max Santi

    15/01/2005 10:40:49

    Vorrebbe essere un libro sulla piccola borghesia, invece è un libro della piccola borghesia. La stessa incapacità di racconto che dimostra l'autore in questo libretto (che fine ha fatto il plot?) è simbolico di una classe incapace di mettersi in gioco.

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    Il franco

    30/12/2004 13:01:27

    ma chi si crede d'essere questo pascale e i suoi fans: ha scritto un onesto e sopravvalutato reportage e un libretto di raccontini di poco più di 100 pagine di cui se ne salvano, sì e no, un paio. Accapigliarsi per così poca cosa mi sembra irragionevole!

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    ant

    12/12/2004 11:27:13

    Un pò disarticolato rispetto all'altro libro(la città distratta) qualche spunto interessante e nulla più. Comunque un autore da tenere d'occhio

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    Leo

    22/04/2004 22:58:15

    E' un bel libro, intelligente, forse per questo non capito. E' raro incontrare l'intelligenza, oggi. E' raro fare degli incontri e concedersi lo spazio mentale per accogliere un pensiero non convenzionale, sottile, profondo, che fa da specchio al mondo in cui ci troviamo a passare. I giudizi impietosi che leggo sotto sono secondo me frutto di un'assenza di educazione del gusto e dalla voglia naif di trovare, nei libri, qualcosa che sia "altro" da sé e dal quotidiano. Antonio,non ti crucciare... Baci.

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    serena

    10/10/2003 15:48:17

    Rispondo al tuo punto interrogativo...ti consiglio di tornare sulla terra. Un abbraccio Serena

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    Mirko

    05/10/2003 16:47:55

    Secondo l'opinione di Serena la lettura è un'esperienza autoreferenziale se tutto dipende dai lettori. Che vuol dire che Pascale è come Musil, cioè che non esistono scrittori, ma "lo" scrittore assoluto che i lettori capiscono o meno. Hai mai sentito parlare di Aristotele?

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    serena

    11/09/2003 12:58:57

    cari amici che fate di questo spazio l'occasione per dare voce alle vostre frustrazioni, io voglio solo dire che la lettura e' un momento talmente intimo che giudicare in maniera cosi'crudele uno scittore in relazione a quello che ci fa "sentire" e' piuttosto squallido. Non ci sono bravi scrittori o stili noiosi, ci sono lettori piu' o meno sensibili che reagiscono con affetto o con disprezzo davanti a fogli scritti che diventano sentimenti che riconosciamo come nostri. Serena

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    MANLIO

    05/09/2003 09:59:22

    La controra è un racconto molto bello. Gli altri sono letteralmente da buttare. Si può pubblicare un libro per un solo racconto?

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    Miriam

    31/08/2003 17:55:43

    Caro Domenico, però hai cambiato voto, forse ti sei accorto di avere esagerato. Vuoi un buon libro, tra i tanti in circolazione? Ti consiglio, ad es., "Il silenzio" di Francesco Biamonti, una scrittura leggera, intensa, ricca pur nell'attenzione alle cose minime.

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    domenico

    03/08/2003 17:31:18

    Io non ho copiato nulla: è così strano che uno scriva un pò più degli altri. Io non ho criticato nessuno dei giudizi negativi. Adesso mi vedo attaccato. Non conosco le vostre letture, le vostre noie e paranoie ma mi sembrate di quei lettori che vanno in delirio per una nuova avventura del commissario Montalbano, per l'ultimo romanzo di Coelho o per Wilbur Smith. Comunque il mio giudizio sui racconti di Antonio Pascale resta buono. Ma voi lettori dal palato fino (Miriam)consigliatemi un libro per rifarmi dalla "noiosa" lettura di Pascale.

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    Michele Farinelli

    13/07/2003 22:16:22

    Alcune cose che leggo (Domenico) che sembrano copiate da altri autori. Questo libro per me è pessimo. Grazie di pubblicare anche i pareri negativi dei lettori.

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    Miriam

    10/07/2003 23:20:18

    Mi piacerebbe sapere dove Domenico ha copiato il giudizio che attribuisce a Pascale. Certo è che parla di un altro libro, quello che forse Pascale vorrebbe scrivere, ma che non ha ancora di sicuro scritto, certamente non in questa "manutenzione degli affetti".

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    Manuel

    06/07/2003 22:08:13

    Leggo divertendomi molto i giudizi favorevoli di questo libro sciatto e patetico. Si vede che questi lettori non hanno punti di riferimento e di paragone. Io trovo questo libro il prodotto pubblicitario di critici e personaggi pubblici privi di moralità.

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    domenico

    04/07/2003 07:34:11

    Riflettere sulla propria vicenda privata, sul fragile equilibrio su cui si adagiano i rapporti umani; la necessità di una catabasi prfonda a rincontrare sé stessi, quel "memorare" che riacciuffi gli istanti paradigmatici del proprio vissuto, che addomestichi le pulsioni, indaghi i motivi, ricostruisca la genesi degli attuali e più spiazzanti dubbi; tutto questo diviene materia di scavo narrativo nel ventaglio di storie tratteggiate da Antonio Pascale. La manutenzione degli affetti è un libro di particolare presa per quello stile, proscfiugato, arso, "autunnale" che lo domina: una scrittura sincopata, a tratti convulsa, raggrumata, chiusa su se stessa, pregna di intesi e sottintesi. Lo scrittore partenopeo convince pienamente della ormai raggiunta maturità, ed è auspicabile che volga a declinare la sua personale ciffra in una sctruttura narrativa di più ampio respiro (ma questa serie di scorci sembrano costituirne guà incoraggiante preludio). Da questi pezzi di vita emerge un non so che di asfittico:la penombra o il buio (talvolta la luce), la "miopia" più grassa, le sensazioni di caldo o freddo improvviso, il silenzio che talvolta sale, elemetni questi che assumono il valore di correlativi oggettivi dell'imbarazzo a tenere sal de le redini della propria vita da parte dei protagonisti dei sette pezzi narrativi. Pascale cerca di ricostruire una sorta di "grammatica" degli affetti traditi, delle difficili relazioni con l'altro da sé, del dolore sottile, della privata impertinente tragedia che ciascuno vive: "Il discorso è che da un po' di tempo sto aspettando le belle giornalte"... In alcuni personaggi c'è poi una confusa tensione verso la luce, mortificata quasi sempre da una brumosità di fondo che è più dell'anima che reale. Una luce che renda respiro, restituisca dignità, voglia, spazio a quel "gusto di vivere" sempre più raro da assaporare. Luoghi, case, interi quartieri (cime il Prenestino a Roma), sembrano essere spcchio del turbamento vissuto da coloro che questi spazi abitano: l'ambiente di vita è spesso per

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    claudia

    09/06/2003 14:32:16

    vorrei chiedere a Lucia cosa intende per "profondità narrativa"? il grande potere evocativo della scrittura di Pascale deriva proprio dalla semplicità e dalla chiarezza. i ritratti dei suoi racconti sono acuti, intelligenti e sensibili: proprio perchè colti nella loro essenza, non necessitano di un linguaggio forzatamente pomposo.

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    Simone

    23/05/2003 16:20:24

    Antonio Pascale combatte la superficialità dilagante con la descrizione minuziosa dei particolari. Se questa è noia... voglio annoiarmi!

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    Ugo

    23/05/2003 13:05:34

    Antonio Pascale appartiene a quel genere di scrittori che rimangono incompresi fino a quando un giorno non verrà detto "E' un genio, un precursore..." "La manutenzione degli affetti" è un libro delicato, pacato, lirico. La scrittura è secca, asciutta, cruda. Non inganna, trasmette. Alcuni passaggi sono poesia, ne cito uno per tutti "Per questo le cose non le ricordiamo subito, perchè ci devono sorprendere. Sorprendere o ingannare, in fin dei conti è quasi la stessa cosa" Riguardo alle raccomandazioni e alle conoscenze perchè non provate a chiedere a Margaret Mazzantini con chi era in contatto per vincere il Premio Strega 2002?

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    Miriam

    17/04/2003 17:38:04

    Siccome di questo libro hanno parlato molti critici, di cui non faccio i nomi, sui giornali, sono corsa a leggerlo. Pessimo! Vorrei sapere da questi signori perché ne hanno detto così bene: invecchiamento precoce delle cellule cerebrali o interesse personale?

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    marer

    15/04/2003 09:25:46

    libro veramente brutto e noioso. L'autore non sa raccontare, o non vuole raccontare. Il risultato è lo stesso, una gran noia.

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    Lucia

    08/03/2003 10:55:13

    Le idee sono buone ma la scrittura è sciatta. Peccato perché a fronte di intuizioni belle non corrisponde una profondità narrativa adeguata. Ma cosa vale un'idea senza la capacità di narrarla?

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