Traduttore: D. Vezzoli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 257 p.
  • EAN: 9788806161620
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Recensioni dei clienti

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    mauro

    22/10/2008 11:37:44

    è bello leggere ogni tanto un libro scritto pacatamente come solo pochi sanno fare. uno di quei pochi è sicuramente Delillo. senza fuochi d'artificio per rimpolpare una già convincente trama. Mi dispiace per chi non coglie l'ironia nei suoi dialoghi scarni e surreali.

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    Chiara

    14/11/2005 22:17:54

    Brillante riflessione sulla società e sulla letteratura contemporanee, scritto e tradotto divinamente, asciutto e penetrante. Lascia molta amarezza...

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    Alessio

    25/04/2005 15:55:01

    L'opera non affronta tematiche di natura politica. Beirut, Piazza Tien an men e Central Park a New York sono solo luoghi differenti in cui si vive e si è vissuta la stessa sofferenza. La sofferenza è il tema del libro, che, secondo l'autore, nasce sempre da un'ingiustizia. Da qui l'invettiva verso i sistemi sociali che non sono in grado (o per meglio dire non vogliono) porre fine a questa ingiustizia. Ultima speranza è la letteratura. De Lillo, come tutti gli scrittori scomodi e perseguitati dai regimi totalitari, coniuga mondo della cultura e impegno sociale nel ruolo dello scrittore. Ma anche l'ultimo, individuale, estremo e gratuito gesto compiuto da Bill Gray fallisce. L'ultima speranza è in ognuno di noi e consiste nel non rassegnarsi a vivere in un mondo ingiusto

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    paolo63

    24/09/2004 10:54:09

    Non mi spettavo un romanzo così denso, di sole 250 pagine.

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    khiasmos

    07/04/2004 02:16:36

    semplicemente strepitoso. delillo affronta una narrazione per tipi, rielabora le notizie stereotipate del telegiornale in un grande affresco, nella storia di una fuga incessante. le ultime pagine, beirut soprattutto, sono già nella storia della letteratura.

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    DinaZ

    04/03/2004 21:57:20

    Romanzo in cui i personaggi coincidono con il loro mestiere. Non ci sono persone, ma lo Scrittore (un Tolstoj americano nella sua ultima fuga), la Fotografa, l'Editor (tradotto qui "editore"), il Terrorista, l'Assistente. Con conseguente dump di terminologia professionale e descrizioni di attività lavorative. Imbarazzanti i dialoghi, fatti integralmente di battute da duri. Imbarazzante anche l'intrigo internazionale (la faccenda dei "sette uomini senza nome che possiedono tutto" è solo una frase detta dalla Fotografa, una sua considerazione, non c'entra con la storia). Vale la pena di leggerlo però per la descrizione - spietata, realistica - della vita all'interno della setta del reverendo Moon. Il personaggio dell'ex adepta della setta è l'unico interessante, e solo nel raccontare la sua storia la narrazione si rianima.

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