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Traduttore: F. Saba Sardi
Editore: Feltrinelli
Edizione: 10
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 400 p.
  • EAN: 9788807812484
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LESSING, DORIS, Un matrimonio per bene, Feltrinelli, 1992
LESSING, DORIS, Martha Quest, Feltrinelli, 1991
LESSING, DORIS, Il quinto figlio, Feltrinelli, 1992
recensione di Concilio, C., L'Indice 1992, n. 7
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

Sono spesso donne sole, forti, coraggiose, sono donne stoiche e piene di dignità le figure femminili ritratte nei romanzi e racconti di Doris Lessing. Sono sole - e la solitudine è sempre una scelta che richiede coraggio - anche quando sono mogli o madri. E prima ancora di essere donne sono "figlie ribelli", ragazze dall'"adolescenza implacabile" e "le mani piene di armi"; in perenne lotta contro i genitori ma, soprattutto, contro la figura materna. Cosi Doris Lessing vede se stessa e le ragazze della sua generazione nell'opera autobiografica significativamente intitolata "Mia madre" e alla madre in realtà dedicata nell'atto stesso della scrittura, teso a ripercorrere e recuperare il senso dell'esistenza di quella donna alla quale la giovane Doris si è costantemente sottratta e che ha allontanato da se, rifiutandone l'aiuto.
C'è un'evidente linea di continuità, quasi un osmotico scambio tra l'esperienza personale, il vissuto di Doris Lessing e la natura ribelle e trasgressiva delle sue eroine. Martha Quest, protagonista dell'omonimo romanzo, primo dei volumi di un ciclo dal titolo "I figli della violenza", come la Lessing è cresciuta in una fattoria isolata nel 'veld' africano, sotto l'incanto di un'immensa volta d'azzurro lucente. Ma in quella colonia del Sud - la Rodesia (ora Zimbabwe) - ogni fattoria sembra essere infinitamente lontana dalla città, anzi dalla "civiltà", dalla vita. In quest'isola d'arsura e luce, in questo stato di separazione dalla vita, immagine che per altro non implica immediatamente la metafora opposta per cui la campagna diviene sinonimo di morte, pur assumendo la simbolica valenza di quella "emiplegia" che Joyce attribuiva a Dublino, ha principio la formazione di Martha. "Letteratura, poesia (e poco altro)" sono il nutrimento di uno spirito adolescenziale inquieto; per Martha come per Doris. È stata infatti la letteratura ad allontanare Doris da sua madre; proprio la letteratura e la lettura cui la madre l'aveva iniziata.
I libri, dunque, ma anche il miraggio che la città evoca nell'immaginazione della ragazza, una città dorata in cui tutte le razze convivono fraternamente, inducono Martha a tuffarsi nella frenesia cittadina. Una porta si è chiusa alle spalle della "ragazza creata dalla fattoria", ora pronta a costruirsi in piena autonomia una nuova identità, un "corredo da ragazza di città". Tuttavia, la fervente atmosfera urbana impone scelte di cui Martha non sa ancora assumersi la responsabilità, tanto da essere portata a vivere una sorta di doppia esistenza. Vi è una Martha irretita nel vortice degli inebrianti balli organizzati da spensierati e spavaldi giovani allo Sport Club: e vi è una Martha indignata per la crescente discriminazione verso i neri e gli ebrei, simpatizzante dei movimenti progressisti. Siamo infatti alla metà degli anni trenta e dall'Europa giungono rare notizie della campagna antisemita di Hitler e della guerra di Spagna.
Il coinvolgimento politico non è ancora la strada imboccata da Martha. Mentre i suoi amici d'infanzia danno vita ai primi nuclei di sinistra ispirati al comunismo, Martha si appresta alle nozze. Ha deciso - o forse è stata la fatalità a scegliere per lei - di recitare la parte che la società, sua madre e secolari leggi non scritte le impongono in quanto donna. Sarà questo matrimonio con Douglas, "un ragazzone" per nulla attraente, a segnare la fine "del capitolo 'Vita in città'" la fine di un'adolescenza libera ed irruenta.
Come si fa a dire di una ragazza di 19 anni, seppur sposata, che è una donna? È il matrimonio, oppure la consapevolezza della propria libertà sessuale, a fare della ragazza una donna? La contraddizione che caratterizza la fase precedente della vita di Martha, l'inconciliabilità tra la vita privata e una vita aperta alla militanza politica permane anche nell'età adulta, contraddistingue la donna come l'adolescente. "Un matrimonio per bene", recentemente ripubblicato da Feltrinelli con un nuovo titolo rispetto a "La noia di essere moglie" dell'edizione precedente, ci ripropone infatti una Martha ancora, sempre, indecisa tra "rassegnazione" e "ribellione".
Al matrimonio segue poi la maternità: l'uno e l'altra sono evidentemente considerati dalla scrittrice fasi naturali, quasi necessarie, della vita di una donna. E chi ama la Lessing è quasi confortato, seguendo l'evoluzione di Martha Quest, nel ritrovare alcuni tra i temi a lei più cari, talvolta manifestamente autobiografici, a dar forma alla materia romanzesca. Cosi Martha è madre di una bambina, non propriamente voluta, ma poi accettata di buon grado: una novella Doris, insomma, bambina indesiderata, per la quale la madre non aveva saputo pensare un nome. Nel romanzo, il rapporto madre-figlia si ripropone, con l'esclusione del padre: Martha è sola con la piccola, mentre Douglas è lontano, al Nord, dove ormai imperversa la seconda guerra mondiale.
Ma Martha non rappresenta un'eccezione. Se non è la guerra a distrarre gli uomini, essi sono totalmente assorbiti dal lavoro, o da altre donne, per cui le eroine della Lessing, quando la solitudine non sia una scelta, restano ugualmente sole nei momenti importanti. È il caso di Harriet, un'altra donna, moglie e madre, di cui la Lessing ci narra nel romanzo "Il quinto figlio"; anche questo recentemente riproposto in edizione economica.
Harriet è una donna entusiasta appagata dal legame coniugale, felice con i suoi quattro figli. Eppure è sola quando va a riprendersi quell'unico figlio che gli altri, il marito, gli amici e i parenti avevano voluto allontanare per escluderlo alla vista, per nasconderlo. La madre sottrae alla morte e all'abbandono questo suo quinto nato: un "alieno", un "mostro" venuto da un altro pianeta, un "elfo" appartenuto ad altre genti e ad altri tempi, della cui nascita, agli occhi di tutti, Martha sembra colpevole. Il ritorno a casa del bambino "diverso" "rabbioso", incompreso ed incomprensibile, dietro la cui diversità ed emarginazione si può leggere il destino delle vittime di ogni apartheid, è causa per la madre di una più profonda solitudine. Esclusa dalla vita del marito e abbandonata dagli altri figli, quelli che più ama, Harriet accetta con coraggio e coerenza questo peculiare ruolo di madre legata con un doppio nodo di amore e di odio ad un mostruoso figlio.
Al di qua della cortina che la guerra ha innalzato tra lei e il marito, la solitudine crea invece per Martha occasioni di riflessione su quei legami che si è intessuta attorno: il matrimonio prima, la bambina poi, così esasperante nei suoi capricci, unica forma di protesta capace di manifestare e domata da Martha con una pur sofferta indifferenza. Intanto, da quell'altrove che è la guerra giungono speranze di rinnovamento, di possibili mutamenti cui Martha che ha sempre coltivato istanze libertarie e ideali egualitari non può restare indifferente.
È la volta dell'esperienza politica: Martha incontra attivisti, legge giornali di sinistra, partecipa alle riunioni del nascente partito comunista, sorda ai rimproveri mossi da sua madre in nome della società "per bene". Soltanto ora Martha ha trovato se stessa in un'immagine che non corrisponde più ad alcun copione e tantomeno si adatta al ruolo di lare della casa.
"C'è qualcosa di terribilmente 'vieux jeu' nell'andarsene come ha fatto Nora, per vivere diversamente! Non siamo più così stupide, noi, ecco cos'è" - afferma Martha verso la fine del libro. E della prototipica eroina "femminista", della Nora di Ibsen, questa donna non ha davvero quasi più nulla, se non un medesimo moto di rivolta, insieme drastico e definitivo, tanto più doloroso in quanto implica un non ritorno. Quello di Martha è un divorzio annunciato, il rapporto uomo-donna, non meno di quello madre-figlia, è sempre conflittuale nella vita come nella scrittura di Doris Lessing. L'autrice, uscita da un'esperienza coniugale negativa, era partita dall'Africa alla volta dell'Inghilterra, con il figlio Peter però, nato dal suo secondo matrimonio. Anche Martha se ne va, perché chi ha "per padre la rivoluzione francese e per madre quella russa" non può rinunciare a questa altra famiglia.
Dove sia il confine tra sensibilità e scrittura femminile e "discorso femminista" nel macrotesto narrativo della Lessing è difficile dirlo, tanto vasta e variegata è la tipologia di ritratti femminili modellati dalla felice ispirazione di questa abilissima scrittrice. Donne sole, si è detto, ma mai sopraffatte dalla quotidianità o dalla contemporaneità: molto simili, per la loro capacità di resistere e sopravvivere, alle figure femminili della tedesca Christa Wolf. Donne attive in politica, come quelle di cui parla la sudafricana Nadine Gordimer; ma, soprattutto, impegnate a difendere non una teoria, bensì una prassi di apertura al mondo esterno, verso chi, per esempio, cerca nelle loro case rifugio, protezione e ristoro, oppure, più semplicemente, uno spazio tutto per sé.
Di queste donne la Lessing parla in alcuni romanzi esclusi da questa trattazione, quali "Il diario di Jane Somers" e "Memorie di una sopravvissuta" che sicuramente meritano un'attenta lettura anche per il carattere fortemente sperimentale della forma come dello stile. La Lessing fa qui appello alla libera associazione-progressione di ricordi e riflessioni, dando vita ad automatismi di scrittura che sono quasi manifesti della sua volontà e capacità di rinnovare e scardinare gli stilemi più tradizionali del romanzo "realista" di cui era figlia, per esempio, Martha Quest, e che fanno di lei un'esponente dell'avanguardia femminile europea, oltre che un punto di riferimento imprescindibile della contemporaneità per molti scrittori sudafricani.

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Tinama

    19/01/2016 10.56.23

    Tanta analisi dettagliata per descrivere fatti e situazioni, manca la dimensione della profondità. Per cui se l'argomento trattato interessa coinvolge il lettore altrimenti la lettura diventa noiosa. C'è superficialità nei personaggi: sembra di assistere alla visione di uno di quei film americani in cui tutto si svolge a livello emozionale, di sensazione più che di sentire profondo. Lo stile linguistico e la traduzione non entusiasmano.

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    milena

    24/08/2015 18.49.57

    personalmente ho apprezzato molto il libro e ho trovato il personaggio di Martha molto moderno rispetto al periodo in cui è stato ambientato il libro. confermo però che non è di facile lettura. io comunque lo consiglio.

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    nanni

    02/06/2014 18.46.35

    Un Libro noioso pur non privo di alcuni spunti interessanti. Attenta e profonda la ricostruzione dei profili psicologici specie della protagonista. Ma i dialoghi sono spesso difficili da capire (non so se dovuti alla traduzione); la storia è abbastanza piatta; insomma a me non è piaciuto.

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    Massimo F.

    17/05/2010 18.57.59

    Una storia cerebrale, scritta benissimo e molto moderna: le ansie e l’irrequietezza di una giovane sposa alle prese con l’impegno politico ed il disimpegno sentimentale e affettivo. Un romanzo da nobel: profondo, ma tanto tanto tanto noioso….

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    mony1980

    14/09/2008 21.30.16

    Doris Lessing e' un'autrice capace di grandi provocazioni,riesce con schiettezza e una profonda analisi psicologica a descrivere con rigore i difetti e le paure dei suoi personaggi.Un matrimonio per bene ne e' l'esempio migliore.Questo libro e' capace di entrare nella profondità del pensiero femminile,e non puo' che appagare un lettore che cerca questa sensibilità in un libro.Lo consiglio vivamente!

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    alfredo

    30/01/2008 20.03.38

    O Dio che fatica finirlo non perchè brutto ma perchè privo di quel particolare fascino che suscita curiosità ed interesse troppo prolisso e per niente coinvolgente non è sicuramente uno di quei libri che ti invoglia nella lettura e che quando hai finito di leggerlo ti chiedi:...così presto!!Leggerò sicuramente qualche alto libro della Lessing poichè chi vince un nobel non lo vince per caso per il momento non posso che esprimere il mio giudizio negativo su questo romanzo.

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    Meena

    13/07/2006 16.21.23

    E' appassionante: ogni rigo è lo specchio dell'animo femminile, delle vulnerabilità e fragilità maschili, fino all'incontro con l'aspetto più esteriore del nostro intimo: L'Amore. quello per noi stessi che si riflette poi sull'altro. Bello, molto bello!

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