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Memoria dell'antico nell'arte italiana. Vol. 2: I generi e i temi ritrovati.

Curatore: S. Settis
Editore: Einaudi
Collana: Grandi opere
Anno edizione: 1985
Pagine: 515 p., ill.
  • EAN: 9788806578510
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recensione di Passoni, R., L'Indice 1985, n.10

Ad un anno dalla comparsa del volume dedicato all'"Uso dei classici", recensito in questa sede da Giovanni Romano (Indice, 1984, n. 3, pp. 40-41) esce il secondo tomo - dei tre previsti sull'argomento - della Biblioteca di Storia dell'arte Einaudi. La verifica dell'eredità dell'antico, lungo l'arco cronologico che dal Medioevo giunge fino al XVIII secolo, coinvolge le descrizioni letterarie classiche della pittura antica, ed accade di scoprire come, in area raffaellesca, un pittore quale il Sodoma reimpieghi anche una fonte poco illustre, come Aezione, per una delle sue opere più importanti (L. Faedo); viene rivisitato il problema dell'incidenza di testi classici nella pittura di storia dello stesso periodo: un testo antico come i "Factorum et dictorum memorabilium libri" di Valerio Massimo conosce una vasta diffusione e viene utilizzato, in una difficile verifica filologica, per restituire l'iconografia degli affreschi della Sala del Cambio di Perugino (R.Guerrini). Il ruolo del proto-umanesimo trecentesco nella realizzazione di programmi iconografici concernenti gli 'eroi romani' ed il loro valore di esempio costituisce l'oggetto del saggio della Donato, che ricostruisce la realizzazione visuale degli Uomini illustri, dipinti nel tardo Trecento nella Reggia Carrarese di Padova sotto la guida del Petrarca, ed il peso che ebbero nella definizione iconografica dell'analogo ciclo, affrescato nell'Aula Minor di Palazzo Vecchio a Firenze, i cui epigrammi vengono riferiti a Coluccio Salutati, il vero erede del Petrarca. Le vicende della trasformazione dei temi iconografici del mondo classico e pagano nel passaggio al Medioevo, che coincide, in più di un caso, con il riuso di talune formule, vengono invece ripercorse da M. Greenhalgh. Il problema della fortuna del passato antico coinvolge del resto anche le manifestazioni effimere, come ricostruisce Antonio Pinelli, dalle feste ai cortei trionfali di condottieri e governanti. Sul versante della scultura, la difficile messa a fuoco del concetto di "nudità ideale" che, attraverso il contributo dello Himmelmann, vediamo accompagnare l'iconografia del nudo antico dal Medioevo al Neoclassicismo, caricandosi di significati allegorici nelle più antiche raffigurazioni come nel Quattrocento, non è che uno degli aspetti delle possibilità di lettura delle manifestazioni della storia dell'arte sotto il profilo della sua costante attenzione/disattenzione verso l 'antico. Il ruolo di certi generi dell'arte classica, come il ritratto, è fondamentale per comprendere alcuni sviluppi del Duecento italiano, ed il Fittschen ne ha ricostruito i canali del recupero. Rimanendo sull'argomento del ritratto, le sue falsificazioni, in massima parte italiane, tra Rinascimento e XVIII secolo, rivelano anche la componente meno nobile di una pratica dell'antichità che, infine, emerge sempre più come una delle vere e proprie ossature dello svolgimento dell'arte italiana, osservata attraverso gli episodi di un confronto continuo, nel tempo, con le sopravvivenze ed i revivals di un passato classico, spesso frainteso o strumentalizzato, ma mai dimenticato.